Riuscito il referendum

Armi: oltre 125.000 firme contro direttiva Ue, si voterà in maggio

Il Comitato di interessi del tiro svizzero ha consegnato le adesioni alla Cancelleria federale

Armi: oltre 125.000 firme contro direttiva Ue, si voterà in maggio
Luca Filippini, presidente del Comitato di interessi del tiro svizzero e i consiglieri nazionali Werner Salzmann e Sylvia Flueckiger-Baeni consegnano le firme. (Foto Keystone)

Armi: oltre 125.000 firme contro direttiva Ue, si voterà in maggio

Luca Filippini, presidente del Comitato di interessi del tiro svizzero e i consiglieri nazionali Werner Salzmann e Sylvia Flueckiger-Baeni consegnano le firme. (Foto Keystone)

BERNA - Oltre 125 mila firme, di cui circa 7 mila dal Ticino, raccolte in meno di tre mesi. È il «bottino» di adesioni consegnato oggi dalla Cancelleria federale dal Comitato di interessi del tiro svizzero che si batte contro la modifica della legge sulle armi volta ad inasprire il possesso di quelle automatiche. Il popolo si esprimerà il 19 di maggio prossimo. Per la riuscita del referendum bastavano 50 mila sottoscrizioni.

Secondo Luca Filippini, presidente della federazione sportiva svizzera di tiro nonché del Comitato contrario alla modifica della legge approvata dal Parlamento, «le nuove direttive europee al riguardo, che la Svizzera è obbligata riprendere poiché associata allo spazio Schengen, non apporteranno alcun miglioramento a livello di sicurezza».

A parere del ticinese, fra l'altro segretario generale e coordinatore del Dipartimento delle istituzioni in mano al «ministro» Norman Gobbi, le nuove disposizioni europee ledono i diritti e le libertà dei cittadini svizzeri. «Se col diritto attuale un cittadino incensurato ha il diritto di acquistare un'arma semiautomatica, le nuove disposizioni vietano tutti questi fucili e pistole dotate di grandi caricatori», ha dichiarato a Keystone-Ats.

Circa la sicurezza, e in particolare il dilemma del terrorismo, secondo Filippini i recenti attentati hanno dimostrato che le armi utilizzate erano «illegali, acquistate magari sul mercato nero», senza contare che i terroristi hanno fatto anche uso di camion e automobili per portare a termine i loro proposito criminali.

Insomma, le direttive Ue volte ad inasprire il diritto sulla armi sarebbero «pseudoleggi» che non migliorano la sicurezza, ma restringono invece i nostri diritti e la nostra libertà. Il presidente della federazione sportiva svizzera di tiro sostiene di non avere nulla contro gli accordi di Schengen (che secondo i fautori della direttiva sarebbero a rischio senza un adeguamento legislativo da parte elvetica). Riguardo all'asserzione secondo cui un «no» alle urne potrebbe condurre ad una esclusione della Svizzera dallo spazio Schengen, Filippini ha risposto che, tenuto conto della posta in gioco, «vale la pena discutere e fare decidere il popolo». In caso di successo, bisognerà trovare una soluzione con Bruxelles: Schengen è utile sia a loro che a noi, ha rilevato.

La direttiva Ue sulle armi automatiche è stata adottata dal Parlamento lo scorso settembre. Come più volte ripetuto nei due rami del Parlamento durante i dibattiti, la Svizzera ha ottenuto eccezioni per quanto riguarda l'arma personale che ogni soldato ha il diritto di portare a casa. Anche per cacciatori e appassionati di tiro non cambierà nulla.

A combattere la direttiva Ue adottata dopo gli attentati terroristici di Parigi è stata l'UDC, secondo cui le nuove restrizioni nel possesso di armi metterebbero in pericolo la tradizione elvetica del tiro.

La maggioranza del Parlamento ha accolto le nuove disposizioni giudicando la partecipazione elvetica allo spazio Schengen troppo importante - a livello di sicurezza - per metterla in pericolo.

La nuova direttiva in materia era stata proposta dalla Commissione Ue il 18 novembre 2015, pochi giorni dopo la seconda strage di Parigi. Il Parlamento europeo l'ha approvata il 14 marzo 2017.

In base al progetto del Consiglio federale adottato dal parlamento, una volta prosciolti dall'obbligo di prestare servizio militare, i cittadini potranno ancora tenere l'arma dell'esercito col relativo caricatore da venti cartucce e continuare a utilizzarla per il tiro sportivo.

I Cantoni avranno tempo tre anni affinché gli attuali detentori di armi semiautomatiche si facciano confermare il legittimo possesso presso gli uffici preposti. Simile registrazione a posteriori è invisa al comitato referendario. Tale conferma non sarà però necessaria soltanto se l'arma non risulta già iscritta in un registro o non è stata ceduta in proprietà direttamente dall'esercito al termine degli obblighi militari.

Anche i collezionisti e i musei potranno acquisire armi, a condizione di aver adottato tutte le misure necessarie per custodirle in sicurezza e di tenere un elenco delle armi che necessitano di un'autorizzazione eccezionale.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Politica
  • 1