BERNA

Bocciata l’iniziativa ticinese sugli uffici postali

Secondo il Nazionale la proposta è analoga a quella del Canton Giura, già adottata dal Parlamento, secondo cui la popolazione dovrebbe potersi opporre alle chiusure tramite raccolta firme - Marco Chiesa. «Possiamo dirci comunque soddisfatti»

Bocciata l’iniziativa ticinese sugli uffici postali
(Foto Zocchetti)

Bocciata l’iniziativa ticinese sugli uffici postali

(Foto Zocchetti)

BERNA - L’idea di coinvolgere la popolazione nella decisione di chiudere un ufficio postale, specie nelle regioni discoste, è condivisibile e presto il Parlamento se ne dovrà occupare, come chiede un’iniziativa del canton Giura già adottata dal Parlamento. Dal momento però che le iniziative di Ticino e Vallese sono analoghe, oggi il Consiglio nazionale ha deciso di bocciarle tacitamente come raccomandava la commissione preparatoria.

Stando all’iniziativa giurassiana, in futuro la Commissione federale della posta (PostCom) dovrebbe avere l’ultima parola in caso di chiusura di uffici postali e la popolazione dovrebbe potersi opporre mediante una raccolta di firme.

Attualmente, ad ogni chiusura o trasformazione di un ufficio postale, la Posta informa le autorità comunali in maniera puramente formale, senza peraltro tener conto del loro parere, spiega il canton Giura nel testo dell’iniziativa. Inoltre, il parere di PostCom non è vincolante visto che può solo emettere raccomandazioni.

Per questo motivo il Giura vuole che PostCom pronunci una decisione formale impugnabile e non una semplice raccomandazione. I cittadini devono peraltro potersi opporre alla chiusura di un ufficio postale con una raccolta di firme pari al numero di quelle necessarie per una iniziativa comunale.

«Possiamo dirci soddisfatti, perché nella iniziativa giurassiana, a cui è già stato dato seguito, è stato ripreso lo spirito dell’iniziativa cantonale ticinese. I Comuni avranno maggior voce in capitolo e potranno contestare la chiusura di uno sportello che giudicano essenziale», commenta il presidente della deputazione ticinese a Berna Marco Chiesa. «Non sarà più solo un parere consultivo, ma potrà pesare nel reclamo che verrà presentato alla Commissione federale della Posta (la PostCom, n.d.r.) qualora ci fosse una divergenza fra l’autorità comunale e la Posta stessa», afferma il consigliere nazionale. Detto questo, il deputato UDC aggiunge: «È vero però anche che dovranno essere mantenuti dei criteri di efficienza. Credo sia importante non si rinunci ad una certa ragionevolezza. Anche se abbiamo assistito nel corso degli scorsi anni a chiusure criticabili». Ad esempio, conclude Chiesa, a Chiasso, Mendrisio e Collina d’Oro.

Anche il vallesano Mathias Reynard (PS) si dice piuttosto soddisfatto. «Si nota un cambiamento. Per anni in Parlamento qualsiasi iniziativa a favore degli uffici postali veniva rifiutata e la Posta restava ferma sulle sue posizioni». Ora la musica è cambiata: «I reclami degli utenti e della politica hanno acquistato importanza. Il problema tocca in primo luogo le regioni periferiche come il Ticino, il Vallese e i Grigioni, ma da quando a essere coinvolte sono state anche le aree urbane, nelle quali sono state chiusi degli sportelli di quartiere, il sostegno alla causa è aumentata di parecchio». Per questa ragione, conclude il consigliere nazionale, «possiamo credere che l’enorme progetto di smantellamento prevista per per i prossimi anni sarà rivista».

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