Carobbio interrompe la seduta del Nazionale per le donne

sciopero

La Camera del popolo si ferma per concedere alle parlamentari di prendere parte alle manifestazioni in Piazza Federale: «È un segno di solidarietà»

Carobbio interrompe la seduta del Nazionale per le donne
(KEYSTONE/Peter Klaunzer)

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BERNA - La presidente del Consiglio nazionale Marina Carobbio ha sospeso stamane, poco prima delle 11.00, la seduta della Camera del popolo per consentire alle parlamentari che lo desiderano di partecipare brevemente alla manifestazione organizzata sull’antistante Piazza federale. I dibattiti sono poi ripresi alle 11.15.

Carobbio ha spiegato che si tratta di un segno di solidarietà verso le donne e contro le discriminazioni legate al genere. «La parità fra i sessi riguarda tutte e tutti noi: la sua realizzazione porterà dei benefici alla società intera, al mondo economico ed è nel contempo una questione di giustizia e democrazia», ha aggiunto la prima cittadina svizzera.

Alla ripresa dei lavori, la consigliera federale Viola Amherd ha fatto una breve dichiarazione per esprimere il suo sostegno alla causa. Citando Josi Meier (PPD/LU), la prima donna a presiedere il Consiglio degli Stati nel 1991-1992, la vallesana ha detto che «sì, le donne devono stare a casa: nelle case comunali, nei municipi e a Palazzo federale» (»Gemeindehaus», «Rathaus» e «Bundeshaus», in tedesco). «Abbiamo bisogno di donne a tutti i livelli; che partecipino, che lavorino, che parlino, che si esprimano, dovunque esse siano, ai fornelli o altrove», ha affermato la consigliera federale facendo riferimento al suo cognome (»am Herd» significa appunto ai fornelli).

Da notare che oggi molte parlamentari - principalmente di sinistra - e la stessa consigliera federale Amherd hanno deciso di portare un capo d’abbigliamento viola in segno di solidarietà. Anche diversi colleghi maschi si sono vestiti di viola o hanno portato un foulard di questo colore.

La decisione di sospendere la seduta è stata presa la settimana scorsa all’unanimità dall’Ufficio del Nazionale. La proposta era stata formulata da Marina Carobbio e nessuno in seno all’ufficio aveva sollevato obiezioni, aveva dichiarato in aula mercoledì di settimana scorsa la stessa presidente del Nazionale. «Abbiamo voluto evitare una mozione d’ordine e una discussione infinita il giorno stesso», aveva aggiunto la vicepresidente Isabelle Moret (PLR/VD).

Non contento di tale decisione, Andreas Glarner (UDC/AG) aveva depositato una mozione d’ordine per impedire tale sospensione. Per l’argoviese «lo sciopero è una faccenda privata per i gruppi di sinistra» al quale parteciperanno «donne frustrate». A suo avviso la «stragrande maggioranza delle donne non vuole affatto questo sciopero».

Al voto la maggioranza del Consiglio nazionale aveva però deciso di mantenere la sospensione per 114 voti contro 55 e 7 astenuti. I «no» sono venuti dai ranghi dell’UDC (53 sui 61 presenti, compreso Marco Chiesa) e del PLR (2 su 26). Quattro membri del gruppo UDC (tra cui Lorenzo Quadri) e 3 PLR si sono astenuti. Tutti gli altri (compresi Giovanni Merlini, Roberta Pantani, Fabio Regazzi e Marco Romano) avevano sostenuto l’interruzione della seduta.

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