Consiglio federale, una storia di assalti

Verso l’elezione

Negli ultimi vent’anni sono stati numerosi gli attacchi ai seggi - Metzler e Blocher ne sanno qualcosa

Consiglio federale, una storia di assalti
© CdT/Chiara Zocchetti

Consiglio federale, una storia di assalti

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Negli ultimi 20 anni, e cioè a partire dall’elezione del Consiglio Federale del 1999, gli attacchi ai seggi dei consiglieri uscenti sono stati numerosi. Ed è sempre stata una questione di rapporti di forza, di numeri in Parlamento. È con l’ascesa dell’UDC a livello nazionale, avvenuta sul finire degli anni Novanta, che la storia diventa appassionante. Vediamo come si è sviluppata.

La prima volta

Siamo nel dicembre del 1999. L’UDC è reduce da una lunga striscia di vittorie, tanto da essere il primo partito in svizzera con il 22,5% delle preferenze (insieme al PS). Christoph Blocher si presenta quindi all’Assemblea deciso a puntare uno dei due seggi socialisti, occupati da Moritz Leuenberger e Ruth Dreifuss. Parte l’elezione, ma l’imprenditore zurighese capisce subito che dovrà masticare amaro. Portare Dreifuss almeno al secondo turno era un obiettivo alla portata. Ma il piano fallisce: Blocher rimedia solo 58 voti alla prima tornata, la sangallese 148. L’UDC pensa quindi di provarci con Leuenberger ma anche quell’attacco fallisce miseramente.

L’estromissione di Ruth Metzler nel 2003

È nell’aria. O, almeno, le voci di Palazzo sono convinte che per Ruth Metzler, eletta quattro anni prima in Consiglio Federale, non sarebbe stata una mattinata facile. Il PPD, in piena crisi, sta perdendo quota in favore di un UDC in continua crescita di consensi. E di fronte, la politica appenzellese avrebbe trovato uno sfidante dal peso specifico enorme: Christoph Blocher, il cuore e il cervello del partito conservatore. L’imprenditore zurighese, dopo lo smacco di quattro anni prima, ci riprova. E stavolta, al terzo turno, fa centro: 121 voti contro 116. L’attacco riesce, il PPD perde un seggio e Metzler dice addio alla stanza dei bottoni.

La vendetta? Va servita fredda

Al PPD non è andata giù la mancata rielezione di Metzler. E così, nel 2007, ordisce (assieme a socialisti e verdi) un piano diabolico: escludere Blocher dal Governo. La strategia, segretissima, funziona alla grande. Al secondo turno lo zurighese non viene rieletto. È fuori dal Consiglio dederale. Il presidente dell’Assemblea, André Bugnon, mette il timbro su un evento politico eccezionale. «È eletta la signora Eveline Widmer-Schlumpf con 125 voti». L’UDC decide di passare all’opposizione: il blocco parlamentare conservatore non sosterrà i suoi due consiglieri federali, la neoeletta grigionese Widmer-Schlumpf e Samuel Schmid. Nel 2008, come conseguenza diretta, l’UDC subisce una scissione. Si forma, infatti, il PBD.

Un’azione kamikaze

Nel 2011 l’UDC vuole prendersi il secondo seggio, occupato sempre da Widmer-Schlumpf (nel frattempo Schmid si era dimesso dal Consiglio federale favorendo l’arrivo di Ueli Maurer, ex presidente del partito. La strategia adottata dal’UDC è sconclusionata, anche perché qualche giorno prima il candidato più forte (Bruno Zuppiger) si ritira in seguito a uno scandalo. I colleghi Jean-François Rime e Hansjörg Walter sono mandati allo sbaraglio. Vengono attaccati quasi tutti i seggi, senza tuttavia il benché minimo successo.

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