Dallo sciopero delle donne ai fatti

Unione sindacale svizzera

Migliori stipendi femminili, congedi per mamme e papà, nonché misure contro le molestie sessuali e la discriminazione sul posto di lavoro: questi i nuovi pilastri dell’azione sindacale da discutere nei contratti collettivi di lavoro

Dallo sciopero delle donne ai fatti
Sciopero delle donne del 14 giugno 2019. (Foto Gabriele Putzu)

Dallo sciopero delle donne ai fatti

Sciopero delle donne del 14 giugno 2019. (Foto Gabriele Putzu)

BERNA - Lo sciopero delle donne è stato solo l’inizio, ora si passa alla fase operativa: è il messaggio promosso dall’Unione sindacale svizzera (USS), che vuole far confluire le rivendicazioni scandite nelle piazze lo scorso 14 giugno nelle prossime trattative salariali e nelle discussioni relative ai nuovi contratti collettivi di lavoro (CCL).

Migliori stipendi femminili, congedi per mamme e papà, nonché misure contro le molestie sessuali e la discriminazione sul posto di lavoro: sono questi i pilastri dell’azione sindacale illustrati in una conferenza stampa odierna a Berna.

Secondo l’USS la Svizzera deve finalmente fare passi avanti in materia di parità fra i generi: due settimane di congedo paternità sono un inizio, ma certamente non sufficienti. Anche i datori di lavoro vengono chiamati a fare la loro parte: nei negoziati autunnali Unia chiederà un salario minimo di 4.000 franchi (con 13 mensilità) per tutti i settori con elevata presenza femminile.

Ma anche questo non è abbastanza. «La scandalosa discriminazione delle donne necessita di misure supplementari, sotto forma di aumenti di stipendio», ha detto la presidente di Unia Vania Alleva. Da parte sua la presidente del Sindacato dei servizi pubblici e sociosanitari (VPOD/SSP) Katharina Prelicz-Huber ha sottolineato come nel ramo sanitario siano necessarie buste paga più pesanti e migliori condizioni: bisogna ad esempio considerare tempo di lavoro il momento necessario per cambiarsi d’abito, occorre puntare a possibilità di pensionamento a 60 anni con rendita piena e serve un CCL nell’ambito delle cure private.

Una rivendicazione precisa arriva anche dal Sindacato del personale dei trasporti (SEV). Per bocca della vicepresidente Barbara Spalinger l’organizzazione chiede che le 18 settimane di congedo di maternità e i 10-20 giorni di congedo di paternità concordati con le FFS siano estesi a tutte le aziende di trasporto pubblico.

Alla luce di un sondaggio condotto da Syndicom, che aveva mostrato come quasi il 60% delle donne abbia subito o osservato molestie sessuali sul lavoro, Patrizia Mordini - membro della direzione della stessa Syndicom e copresidente della commissione donne dell’USS - auspica da parte sua regolamenti aziendali, linee guida e formazione specifica per la prevenzione del fenomeno. «Il sondaggio mostra che predisporre un difensore civico non è sufficiente: sono necessarie ulteriori misure concrete».

Lo sciopero delle donne ha dimostrato che la discriminazione e il sessismo non sono più accettati in Svizzera e che è necessario un ripensamento generale, conclude l’USS. I sindacati si dicono pronti a fare la loro parte.

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