Disoccupati anziani, serve una prestazione transitoria

LAVORO

Il Consiglio federale ha adottato il messaggio che nelle intenzioni va a colmare una lacuna nella sicurezza sociale - La novità è pensata per le persone che perdono il proprio impiego poco prima della pensione

Disoccupati anziani, serve una prestazione transitoria
© CdT/Chiara Zocchetti

Disoccupati anziani, serve una prestazione transitoria

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(Aggiornato alle 18:37) - Le persone che non hanno più diritto all’indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione dopo i 60 anni devono, a determinate condizioni, ricevere una prestazione transitoria fino al raggiungimento dell’età di pensionamento. Il Governo ha adottato il messaggio di una nuova legge federale «volta a colmare una lacuna nella sicurezza sociale», come dichiarato da Alain Berset in conferenza stampa a Berna. La proposta vuole «essere una risposta mirata» alla pressione subita oggi dal mercato del lavoro e, quindi, anche alle rivendicazioni di chi, UDC in primis, vorrebbe vedere risolti quei problemi legati per la destra alla libera circolazione.

La novità è pensata per le persone che perdono il proprio impiego poco prima della pensione. Notoriamente si tratta di una categoria che fatica a rientrare nel mercato del lavoro rispetto ai più giovani. «L’obiettivo primario rimane comunque il reinserimento professionale», ha insistito Berset. Tuttavia, quando non trovano un nuovo posto e non possono più accedere alle indennità di disoccupazione, questi cittadini devono per esempio riscuotere in anticipo la rendita AVS o attingere agli averi vecchiaia del secondo e terzo pilastro, prima di poter ricorrere all’aiuto sociale. La quota di chi si trova in questo difficile contesto sta aumentando negli ultimi anni.

4400 aventi diritto
Secondo le stime, gli aventi diritto a una prestazione transitoria saranno circa 4400 all’anno, meno degli oltre 5000 di cui si era inizialmente parlato negli scorsi mesi. «Non sono in tantissimi a essere interessati, ma quando ci si ritrova in questa situazione è un dramma», ha sottolineato il responsabile del Dipartimento federale dell’interno (DFI). Stando a Berset, le condizioni per poter beneficiare di questo sostegno temporaneo sono «piuttosto severe, anche perché è studiato per un gruppo di persone circoscritto e mirato». Innanzitutto, bisogna aver subito un licenziamento dopo il 58esimo compleanno e aver presentato un periodo di contribuzione all’assicurazione contro la disoccupazione di almeno 22 mesi. Inoltre, fra i requisiti vi è quello di essere stati assicurati all’AVS per almeno 20 anni «nel corso dei quali si deve aver conseguito un reddito da attività lucrativa pari ad almeno 21’330 franchi all’anno», ha detto il ministro friburghese. Questo reddito minimo va realizzato per almeno 10 dei 15 anni immediatamente precedenti, in modo da non tagliare fuori chi si è ammalato o ha avuto interruzioni dell’attività. La prestazione sarà accordata a chi dispone di una sostanza modesta: meno di 100’000 franchi per le persone sole e meno di 200’000 per le coppie sposate, ovvero le soglie decise dal Parlamento anche per le prestazioni complementari (PC). Berset ha poi aggiunto che saranno esclusi i beneficiari di rendite dell’assicurazione invalidità e chi intasca anticipatamente la rendita di vecchiaia dell’AVS.

30 milioni di costi previsti
I costi previsti ammontano a 30 milioni di franchi per il 2021, dopodiché cresceranno progressivamente, fino ad arrivare a circa 230 milioni nel 2030. In compenso, PC e aiuto sociale potranno risparmiare diverse decine di milioni. L’ammontare della prestazione transitoria corrisponderà alla differenza tra spese riconosciute - «bisogni vitali, affitto, premi di cassa malati e altro», ha puntualizzato Berset - e redditi computabili. La somma versata non potrà superare il triplo dell’importo destinato alla copertura del fabbisogno generale vitale per le PC. Concretizzato in numeri, ciò significa che al massimo sarà di 58’350 franchi per le persone sole e di 87’525 per le coppie sposate. Secondo il capo del DFI, è necessario fissare questo limite per far sì che i beneficiari «continuino ad avere un incentivo per trovare lavoro». A livello di finanziamento, sarà la Confederazione ad accollarsi le prestazioni transitorie, mentre le economie ottenute nel quadro delle PC andranno in parte (cinque ottavi) alla stessa Confederazione e in parte (tre ottavi) ai Cantoni.

Il dossier passa ora agli Stati, che, secondo Berset, dovrebbero discuterne a dicembre. La politica deve infatti occuparsi anche dell’iniziativa del’UDC contro la libera circolazione, contrastata da tutti e sulla quale si voterà al più presto a maggio. La misura presentata, ha detto il «ministro», è una risposta ai problemi del mercato lavorativo. Sta alle Camere decidere quanto in fretta trattarla.

Le reazioni: sull’età punti di vista che divergono

L’unione svizzera delle arti e mestieri chiede che le condizioni per l’ottenimento delle prestazioni siano rese più severe e propone un minimo di 62 anni d’età (invece di 60) e l’obbligo a cercare un impiego.

Luigi Miriello, dell’associazione 50epiù, vorrebbe invece vedere abbassare l’età per il percepimento della «prestazione-ponte» a 55 anni. Trova inoltre importante che i dieci anni durante i quali debba essere stato realizzato il reddito minimo per ottenere il nuovo aiuto possano includere «buchi». «Questo soprattutto per aiutare le donne, che con la maternità smettono spesso di lavorare per un po’».

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