Berna

Dissimulazione del volto, ecco il controprogetto del Governo

Il Consiglio federale propone una regolamentazione per rispondere ai problemi che possono insorgere quando una persona si presenta a viso coperto

Dissimulazione del volto, ecco il controprogetto del Governo
Foto Crinari

Dissimulazione del volto, ecco il controprogetto del Governo

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BERNA - Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare «Sì al divieto di dissimulare il proprio viso», perché i Cantoni devono restare liberi di decidere se vietare o no la dissimulazione del viso negli spazi pubblici. Ha invece deciso di opporre all’iniziativa un controprogetto indiretto. Questa regolamentazione a livello di legge è una risposta mirata ai problemi che possono insorgere dalla dissimulazione del viso. Concretamente, una persona deve mostrare il proprio viso se necessario ai fini della sua identificazione.

Come già annunciato nel dicembre 2017, il Consiglio federale intende opporre un controprogetto a livello di legge all'iniziativa popolare "Sì al divieto di dissimulare il proprio viso", iniziativa che raccomanda di respingere. Concretamente, spiega una nota odierna del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), in futuro si dovrà mostrare il viso se necessario ai fini di identificazione come avviene nei settori del trasporto delle persone. Chi non vi dà seguito, verrebbe punito con una multa.

La proposta governativa è stata accolta perlopiù con favore in consultazione, sottolinea il DFGP. In merito all'iniziativa, l'esecutivo ha ribadito il suo "no" per motivi di federalismo: per tradizione in Svizzera spetta ai Cantoni disciplinare la fruizione dello spazio pubblico. Questi ultimi devono restare liberi anche in futuro di decidere se introdurre o meno un divieto di dissimulare il viso, come è stata fatto per esempio nel Ticino con la legge antiburqa. Nel caso in cui l'iniziativa venisse accolta, le soluzioni differenziate a livello cantonale non sarebbero più possibili. In particolare, i singoli Cantoni non potrebbero più nemmeno stabilire liberamente come procedere con le turiste da Paesi arabi che tengono il volto celato.

Consapevole del fatto che la dissimulazione del viso, ad esempio mediante un burqa o un niqab, può in singoli casi essere problematica, il Consiglio federale propende per una risposta mirata che prevede l'obbligo di mostrare il viso se necessario ai fini dell'identificazione come avviene ad esempio nei settori della migrazione, delle dogane, delle assicurazioni sociali e del trasporto delle persone. Chi non dà seguito all'ingiunzione ripetuta di mostrare il viso verrebbe punito con la multa. Stabilendo regole chiare a livello nazionale, si dovrebbero così evitare tensioni e garantire che le autorità possano adempiere i propri compiti.

Già oggi il fatto di nascondere il viso può avere conseguenze giuridiche negative in vista della concessione di determinate autorizzazioni da parte delle autorità, segnatamente nel diritto degli stranieri e della cittadinanza o nel diritto delle assicurazioni sociali. Se il richiedente dissimula il proprio viso, le autorità possono rifiutarsi di prorogare un permesso di dimora o di domicilio o di concedere prestazioni statali (per es. prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione) a causa di una carente integrazione.

L'iniziativa, depositata il 15 settembre 2017 con 105'553 firme valide a corredo, non menziona direttamente il burqa, il niqab o altri veli islamici, ma chiede che su tutto il territorio nazionale non si possa più dissimulare il proprio volto nei luoghi pubblici. Eccezioni sono possibili soltanto per motivi inerenti alla sicurezza, alla salute, alle condizioni climatiche e alle usanze locali.

Attualmente, Zurigo, Soletta, Svitto, Basilea Città e Glarona hanno respinto questo divieto, mentre il Ticino, così come il parlamento sangallese, lo hanno approvato.

«Un’iniziativa sproporzionata»

Nel suo messaggio, il Consiglio federale giudica sproporzionato un divieto generale di portare il velo integrale. In Svizzera è «estremamente raro incontrare per strada persone che dissimulano il proprio viso». A farlo sono soprattutto turiste. Oltre a ciò, l’emanazione di disposizioni generali sull’abbigliamento è contraria ai valori di una società liberale professati dalla Svizzera.

Il Governo condivide tuttavia l’opinione secondo la quale il fatto di mostrare il proprio viso riveste un ruolo importante nell’interazione sociale e riconosce che la dissimulazione del viso per motivi religiosi, come il porto del burqa o del niqab, suscita un disagio in molte persone. Tale dissimulazione, si legge nel rapporto, è l’espressione di una corrente fondamentalista dell’Islam e di un rifiuto di integrarsi e non corrisponde ai valori di apertura e di scambio difesi dalla nostra democrazia. Tuttavia, rammenta il Governo, la legislazione in vigore, in particolare in materia di diritto degli stranieri e di naturalizzazione, offre già risposte concrete ai timori legittimi nutriti sulla capacità d’integrazione e l’incompatibilità delle correnti radicali dell’Islam con i valori della Svizzera.

Per quanto riguarda la costrizione fatta alle donne di portare il velo, il Consiglio federale è contrario e ricorda che esistono già strumenti per contrastare questo fenomeno come l’articolo 181 del Codice penale che punisce la coazione. L’esecutivo precisa che il porto del velo integrale può anche essere frutto di una scelta personale, come è ad esempio il caso delle cittadine svizzere che si convertono. Non è del resto escluso che il divieto di portare il velo integrale nello spazio pubblico previsto dall’iniziativa abbia come conseguenza per le donne in questione il confinamento tra le mura domestiche e quindi il rischio d’isolamento.

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