Svizzera

Donazione organi: sì al consenso presunto

Il Consiglio federale è a favore dell’introduzione del consenso presunto nell’ambito della donazione degli organi - Ma propone una modifica di legge a tutela dei diritti dei familiari

Donazione organi: sì al consenso presunto
Foto Shutterstock

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BERNA - Il Consiglio federale sostiene in linea di principio la richiesta contenuta nell’iniziativa popolare «Favorire la donazione di organi e salvare vite umane» di introdurre un modello del «consenso presunto» per aumentare sensibilmente il numero di donatori. Ma propone una modifica di legge per poter tutelare al contempo i diritti dei famigliari.

L’iniziativa, depositata nel marzo 2019 e munita di 112’633 firme valide, chiede che gli organi di una persona deceduta possano essere donati, a meno che quest’ultima non si fosse opposta al prelievo quando era ancora in vita. Il testo domanda in sostanza l’introduzione di un modello del consenso presunto «in senso stretto».

Il Governo è favorevole alla richiesta degli iniziativisti, ma - a suo avviso - occorre tutelare maggiormente i diritti dei famigliari, che dovranno continuare ad avere la possibilità di farsi latori della volontà del defunto, ovvero sostiene un modello del consenso presunto «in senso lato». Per questo ha incaricato oggi il Dipartimento federale dell’interno (DFI) di elaborare un controprogetto indiretto all’iniziativa.

La donazione di organi serve a salvare vite umane, precisa una nota governativa odierna. Alla fine dell’anno scorso, le persone in lista d’attesa di un trapianto erano 1412. In media, occorre attendere più di un anno prima di trovare un organo donato che sia adeguato. L’anno scorso 68 persone in lista d’attesa sono decedute.

Se è vero - scrive il Governo - che dal 2013, grazie al piano d’azione «Più organi per i trapianti» della Confederazione, è stato possibile aumentare il numero di donazioni, è altrettanto vero che questo numero in un confronto europeo è ancora basso. La Svizzera conta 14,2 donatori per milione di abitanti all’anno (media 2012-2016), una cifra due volte più bassa rispetto a Francia, Austria e Italia, Paesi dove vige il modello del «consenso presunto».

Il Consiglio federale è quindi convinto che, cambiando il sistema, il potenziale di donatori possa essere sfruttato meglio anche in Svizzera. Tuttavia, il modello sostenuto dall’iniziativa, che non prevede il coinvolgimento obbligatorio dei famigliari, ma vede semmai con favore un sistema in cui i parenti possano avere la possibilità di rifiutare una donazione di organi se ciò corrisponde alla volontà del defunto.

Per questi motivi ha incaricato il DFI di elaborare entro il prossimo autunno un controprogetto indiretto che preveda il cosiddetto «modello del consenso presunto in senso lato».

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