E se il nido diventasse obbligatorio?

Svizzera

È un rischio cui rende attenti la consigliera nazionale UDC Verena Herzog a seguito della pressione sociale che c’è oggi sulle famiglie - «Anche la scuola materna all’inizio era solo facoltativa»

E se il nido diventasse obbligatorio?
Foto Shutterstock

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ZURIGO - Attenzione perché l’asilo nido potrebbe in futuro diventare obbligatorio: la messa in guardia arriva dalla consigliera nazionale Verena Herzog (UDC/TG), al centro di un caso nella Svizzera tedesca per i paralleli tracciati con i bambini sottoposti a collocamenti coatti.

«Nella Berna federale vengono attualmente profusi sforzi per ampliare in modo massiccio il sostegno alla prima infanzia dei bimbi fino a 4 anni», osserva Herzog in un’intervista pubblicata oggi dal Blick. «Nella competente commissione della scienza, dell’educazione e della cultura nessuno è stato in grado di dirmi cosa succederà con quei genitori che non vogliono partecipare a questi programmi».

La deputata teme una pressione dapprima sociale e poi statale. «Anche la scuola materna all’inizio era facoltativa: ed è poi diventata obbligatoria», osserva. «Una simile costrizione potrebbe arrivare in qualunque momento e io semplicemente mettevo in guardia al riguardo», spiega Herzog.

In un contributo diffuso attraverso una pubblicazione UDC la 63.enne ha di recente criticato gli interventi di sostegno statali a tappeto in un ambito che, a suo avviso, dovrebbe rimanere in primo luogo della famiglia. «Questo mi ricorda il deprecabile pensiero in base al quale i bambini sottoposti a collocamenti coatti sono stati dati via per una migliore educazione», scriveva.

Il paragone con i ragazzini che negli anni 60 e 70 vennero strappati alle loro famiglie e affidati per esempio ai contadini, dove spesso furono maltrattati, ha provocato vivaci reazioni e da due giorni il Blick dà ampio risalto al tema.

Gli asili sono comunque un’istituzione importante

Herzog non vuole però essere male interpretata. «Gli asili nido rappresentano un’istituzione importante e necessaria per i genitori che non possono e non vogliono occuparsi dei figli a tempo pieno. Ma le famiglie devono decidere da sole quale modello avere: lo stato non deve privilegiare o favorire alcun approccio».

La consigliera nazionale ammette che per alcuni bambini il sostegno alla prima infanzia può avere effetti positivi, ma a suo avviso ciò non è vero per tutti. «Uno o due giorni all’asilo nido vanno bene nella maggior parte dei casi. Ma per il benessere del bambino non è sicuramente positivo andare tutti i giorni all’asilo nido. I primi tre anni di vita sono importanti per lo sviluppo del bimbo e decisiva è la capacità di relazionarsi con una personalità di riferimento».

Nelle strutture in questione il personale purtroppo cambia spesso. «Vi sono anche studi che mostrano come i bambini che frequentano a tempo pieno gli asilo nido siano più aggressivi e ostacolati nel loro sviluppo».

Herzog dice di capire che nelle situazioni finanziariamente difficili sia necessario affidare la cura dei figli agli altri. «Ma pur impegnandomi non posso comprendere come una madre che non sia costretta a farlo affidi il bambino ad altri per lavorare a tempo pieno». La deputata spiega comunque che accetta anche questo approccio: semplicemente chi vuole seguirlo deve pagarsi l’asilo nido da solo. «Non deve essere tutto sostenuto dallo stato, sulle spalle di chi cura i figli da solo o che non ha prole», afferma Herzog, aggiungendo di «opporsi con decisioni alla strisciante statalizzazione».

La consigliera nazionale (dal 2013) ha tre figli: la cura è stata organizzata all’interno della famiglia. «Quando lavoravo i ragazzi erano con i miei genitori o con i suoceri. Purtroppo non tutte le famiglie hanno questa fortuna e sono costrette a ricorrere a soluzioni esterne», conclude.

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