Filippo Lombardi: “Vogliamo un dibattito vero sulle armi”

Il senatore ticinese del PPD annuncia un’interpellanza urgente sull’allentamento delle norme di vendita di materiale bellico

Filippo Lombardi: “Vogliamo un dibattito vero sulle armi”

Filippo Lombardi: “Vogliamo un dibattito vero sulle armi”

BERNA - L'accesa discussione sull'export di armi svizzere (Vedi Suggeriti) è con ogni probabilità destinata a scaldare la sessione parlamentare che inizia oggi. Se da una parte l'allentamento voluto dal Consiglio federale delle norme che regolano la vendita di materiale bellico all'estero risulta inaccettabile per partiti di sinistra e di centro per motivi di principio legati a pacifismo e neutralità, dall'altra il fatto che il Governo decida «da solo» sul dossier, senza avviare una procedura di consultazione e sentendo solo il parere delle commissioni parlamentari esperte (le quali hanno già dato luce verde al progetto), non piace a vari deputati, che reclamano un dibattito pubblico alle Camere. Con il suo progetto, l'Esecutivo intende modificare l'ordinanza sul materiale bellico in modo che l'export di armi prodotte in Svizzera sia possibile anche verso Paesi coinvolti in un conflitto interno – a patto che non ci sia motivo di credere che il materiale in questione venga usato in lotte armate.

Deputati PPD per lo più scettici

Filippo Lombardi, consigliere agli Stati e capo frazione del PPD, in un testo pubblicato giovedì sul sito Internet del partito ha fatto sapere che i deputati democristiani intendono ottenere «un vero dibattito», depositando un'interpellanza urgente». Secondo il «senatore» ticinese, la maggioranza (circa tre quarti) degli esponenti del PPD in Parlamento sono contro la modifica dell'ordinanza sul materiale bellico. L'annuncio del PPD si aggiunge a quello dei Verdi, che sempre la settimana scorsa, dopo la pubblicazione del rapporto del Controllo federale delle finanze (secondo cui negli ultimi vent'anni sono state prese decisioni a favore dell'economia e secondo cui emerge la necessità di una maggiore distanza critica dalle imprese e dalle lobby implicate) hanno fatto sapere di volere un dibattito in Parlamento.

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