«Imprese responsabili»

Il Consiglio nazionale ribadisce il «sì» al controprogetto

La controproposta riprende i principi dell’iniziativa ma con regole meno severe

Il Consiglio nazionale ribadisce il «sì» al controprogetto
(KEYSTONE/Anthony Anex)

Il Consiglio nazionale ribadisce il «sì» al controprogetto

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BERNA - Il controprogetto all’iniziativa popolare «Per imprese responsabili» è sempre necessario. Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale con 109 voti voti favorevoli, 69 contrari e 7 astenuti. Se gli Stati cambieranno idea e lo adotteranno a loro volta, l’iniziativa potrebbe essere ritirata.

Un anno fa in prima lettura il Nazionale aveva già approvato il controprogetto indiretto, che riprende i principi dell’iniziativa ma con regole meno severe, in particolare in materia di responsabilità. In marzo gli Stati l’avevano però bocciato temendo un’ondata di denunce a causa di poche pecore nere.

Oggi la Camera del popolo è quindi tornata a discutere della controproposta. «Il fatto che le società che operano in Paesi terzi debbano rispettare i diritti umani e l’ambiente e assumersi le proprie responsabilità è un principio giusto», ha affermato la relatrice commissionale Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE) chiedendo al plenum di approvare il controprogetto.

Ricordando che i promotori dell’iniziativa si sono detti più volte disponibili a ritirare il loro testo in caso di approvazione della controproposta, la ginevrina ha sostenuto che una eventuale campagna di votazione potrebbe portare «a una frattura tra la società civile e economia». Per la relatrice commissionale bisognerebbe cogliere l’occasione per adeguare la legislazione elvetica senza aspettare di essere obbligati a farlo su pressioni internazionali.

A tal proposito Silva Semadeni (PS/GR) si è chiesta, citando l’ex «senatore» ticinese e co-presidente del comitato d’iniziativa Dick Marty, «noi vogliamo essere gli ultimi o i primi»? Più in generale per la grigionese «le violazioni dei diritti umani e i disastri ambientali causati nel mondo da imprese con sede nel nostro Paese sono inaccettabili».

Se è vero che i diritti umani e la protezione dell’ambiente, non solo in patria ma anche all’estero, sono elementi centrali per il PPD, il partito respinge l’iniziativa: «è dannosa per la piazza economica e per la sicurezza giuridica», ha sostenuto Andrea Gmür-Schönenberger (PPD/LU). I popolari-democratici hanno però sostenuto il controprogetto: «c’è un bisogno di etica e di trasparenza nella popolazione», ha affermato Benjamin Roduit (PPD/VS). Insomma per il vallesano «nessuna prosperità senza responsabilità» ed è proprio «grazie all’affidabilità della nostra legislazione che gli investitori stranieri hanno fiducia nei nostri confronti».

L’UDC, contraria all’iniziativa, ha fortemente criticato anche la controproposta: «è già un’attuazione dell’iniziativa e non un controprogetto», ha sostenuto Barbara Steinemann (UDC/ZH). Le regole previste metteranno in pericolo l’attrattiva della piazza economica elvetica: le società interessate potrebbero infatti trasferire la loro sede all’estero sopprimendo posti di lavoro in Svizzera, ha sostenuto la zurighese.

Anche per Lorenzo Quadri (Lega/TI) le proposte in discussione spingerebbero le aziende a lasciare la Svizzera visto che «saremmo il Paese con le regole più severe di tutti». Definendo l’iniziativa «esagerata ed autolesionista», il ticinese ha ricordato come la promozione dei diritti umani sia già contemplata nella Costituzione federale.

Claudio Zanetti (UDC/ZH) ha parlato di territorialità: «se a noi non piace che entità straniere vengano vengano a mettere il naso in casa nostra, lo stesso deve valere nell’altro senso», ha sostenuto. Anche per la consigliera federale Karin Keller-Sutter l’iniziativa è troppo esigente e va bocciata. Ciò non significa naturalmente che il governo non attribuisce grande importanza ai diritti umani e alla protezione dell’ambiente, ha precisato.

Il portavoce del gruppo PLR, Giovanni Merlini, ha da parte sua affermato che non occorre emanare nuove norme solo a causa di poche pecore nere, neppure a livello di controprogetto. La maggior parte delle aziende agisce infatti già in modo responsabile. Per il ticinese è importante evitare che la Svizzera proceda da sola senza agire di concerto a livello internazionale. Si rischierebbe infatti di avere un gran numero di cause infondate dinanzi ai tribunali elvetici, che potrebbero danneggiare la nostra competitività.

Una minoranza di parlamentari del suo partito e alcuni UDC hanno però sostenuto il controprogetto al momento del voto, ciò è bastato per essere approvato. Il Nazionale ha in seguito tacitamente adottato una mozione d’ordine che chiede di rimandare la votazione relativa alla raccomandazione di voto sull’iniziativa fino a quando gli Stati si saranno nuovamente espressi sul controprogetto.

Cosa chiedono iniziativa e controprogetto

Con l’iniziativa, depositata il 10 ottobre 2016, si chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l’amministrazione centrale o il centro d’attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia nella Confederazione che all’estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le imprese potranno inoltre essere chiamate a rispondere non soltanto dei propri atti, ma anche di quelli delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.

Il controprogetto chiede invece di escludere dalla responsabilità gestori e dirigenti delle società madri per comportamenti scorretti di società controllate. Inoltre la responsabilità avrebbe riguardato solo i danni alla vita e all’integrità personale o la violazione del diritto di proprietà.

Le imprese non avrebbero dovuto rispondere di alcun danno se avessero provato di aver adottato misure di protezione dei diritti dell’uomo e dell’ambiente previste dalla legge per impedirlo o che non potevano influenzare il comportamento di un’impresa controllata.

Al centro del controprogetto v’è la definizione del dovere di diligenza. Il consiglio di amministrazione di una società anonima avrebbe dovuto identificare i rischi che rappresenta l’attività di tale società per i diritti umani e l’ambiente, adottare misure e rendere conto.

Il dovere di diligenza avrebbe dovuto applicarsi alle grandi imprese che nel corso di due esercizi consecutivi avessero superato due dei tre valori seguenti: totale del bilancio di 40 milioni di franchi, giro d’affari di 80 milioni, effettivo di 500 impieghi a tempo pieno in media annua. Ciò rappresenterebbe circa 670 aziende.

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