BERNA - Nel recente passato in diversi paesi a rivestire un ruolo primario nelle elezioni accanto a candidati e partiti sono state le fake news. In Svizzera - stando ad esperti - la situazione è diversa: il federalismo costituisce infatti un'arma potente contro la diffusione di false informazioni. In vista del prossimo, importante, appuntamento elettorale di ottobre, rassicura anche il fatto che gli attacchi di pirateria informatica ai danni di politici e di partiti di casa nostra siano decisamente rari.
Francia, Italia e Stati Uniti sono solo alcuni dei paesi colpiti dalla piaga delle fake news. Il presidente francese Emmanuel Macron è stato tacciato di omosessualità, accusato di possedere conti offshore o ancora di essere il candidato favorito dell'Arabia Saudita. Al cancelliere austriaco Sebastian Kurz, conservatore, sono stati attribuiti falsi profili Facebook contenenti messaggi xenofobi e antisemiti.
Negli USA, Hillary Clinton è stata oggetto di molte disinformazioni, la più eclatante è sicuramente il "Pizzagate", nella quale si affermava che il ristorante dove la candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti aveva organizzato una serata di raccolta fondi era in realtà una facciata che nascondeva una rete di pedofili.
Il fenomeno è sempre più attuale e la sua ombra potrebbe allungarsi anche sulle elezioni federali elvetiche, anche se finora i politici svizzeri sono stati piuttosto risparmiati dalla disinformazione. Si segnalano alcuni rari casi, ad esempio quello della ex consigliera federale Doris Leuthard, cui sono stati attribuiti diversi conti twitter che diffondevano regolarmente falsi "cinguettii" a nome della ministra delle comunicazioni. In questo, e negli altri rari episodi, si è agito sui singoli casi, senza che venisse elaborata una strategia a livello nazionale.
Secondo alcuni esperti, a proteggere il paese dal dilagare di una simile piaga concorrerebbero principalmente il federalismo e il multilinguismo. Per Thomas Widmer, politologo dell'Università di Zurigo, "il sistema svizzero è meno sensibile alle notizie false, in parte perché è un sistema federale": non ci sono come altrove candidati nazionali di punta che potrebbero essere attaccati. Le false notizie funzionano particolarmente bene infatti "se sono personalizzate, se prendono cioè di mira una persona ben precisa".
La presenza di "diverse regioni linguistiche" in Svizzera e "la vicinanza ai politici eletti" rendono difficile un attacco di fake news a livello nazionale, spiega dal canto suo Guillaume Saouli del Partito Pirata a Keystone-ATS. "Non si può propinare la stessa zuppa a tutte le regioni."
Nella Confederazione - "a differenza degli Stati Uniti, della Francia o dell'Italia" - non esiste "una forte personalizzazione della politica": gli elettori votano per partiti, proposte o idee", concorda Fiorenza Gamba, ricercatrice presso l'Istituto di ricerca sociologica dell'università di Ginevra: si può quindi affermare che "il federalismo svizzero e la democrazia diretta ci proteggono dalle false notizie".
Ciò non protegge tuttavia il paese dagli effetti collaterali delle campagne di disinformazione portate avanti "nei Paesi limitrofi". I social media sono uno strumento aperto a tutti dove ognuno può esprimersi senza che vi sia un controllo e dire qualunque cosa", aggiunge Gamba. I tentativi di manipolazione delle idee esisteranno sempre. È quindi necessario considerare il loro utilizzo, i rischi e i pericoli. Bisogna educare i giovani, ma anche gli adulti, ad un consumo corretto e consapevole dei media digitali.
Proprio durante la fase di campagna elettorale i social media si affollano, diventando un terreno fertile per gli hacker. Vengono elaborati algoritmi per controllare le attività dei cittadini e vengono messi in circolazione profili falsi mediante i quali vengono diffuse fake news. In Svizzera tuttavia sono rari i casi di attacchi diretti ai partiti.
"Ci sono troppi candidati, troppe liste", spiega Saouli. Inoltre le diverse regioni linguistiche rendono più difficile il lavoro dei pirati informatici: dovrebbero ripetere la loro azione in ogni cantone e per ogni candidato. "Dovrebbero intervenire a livello locale. Non ci sono miracoli", aggiunge. Un robot non può incontrare persone. In Svizzera, le campagne elettorali si svolgono ancora nel modo tradizionale: i candidati sono presenti sul campo e tutti si conoscono.
Inoltre i partiti sono attenti ai contenuti pubblicati sui social media. Consapevoli dei pericoli dell'hacking, hanno adottato diverse misure tecniche di protezione, quali la doppia autenticazione, una politica delle password più severa o l'impiego di badge di verifica.
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