Accordo quadro

Il Governo si rimetta al tavolo delle trattative

È la richiesta della Camera alta, che vuole negoziati complementari sull’intesa: «I punti da chiarire sono cinque, non tre» - Dal Nazionale ci si attende lo stesso auspicio

Il Governo si rimetta al tavolo delle trattative
Dopo gli Stati è probabile che anche il Nazionale chieda nuovi negoziati a Cassis e al resto dell’Esecutivo. (Foto Keystone)

Il Governo si rimetta al tavolo delle trattative

Dopo gli Stati è probabile che anche il Nazionale chieda nuovi negoziati a Cassis e al resto dell’Esecutivo. (Foto Keystone)

BERNA - Il Consiglio federale deve condurre negoziati complementari sull’accordo quadro con l’UE. È quanto ha deciso il Consiglio degli Stati esprimendosi a favore (con 21 voti contro 14 e 6 astensioni) di una mozione della sua Commissione. In particolare, la Camera alta chiede si continuino le trattative su cinque punti: la protezione dei salari, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini UE, gli aiuti statali, il ruolo del popolo svizzero in caso di ripresa dinamica del diritto europeo, la risoluzione delle controversie. Inoltre, la mozione chiede anche che il trattamento dell'iniziativa UDC «Per un'immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)» sia anticipato. Il dossier passa ora al Nazionale.

La decisione della Camera alta giunge cinque giorni dopo la presa di posizione del Governo sulla bozza dell’accordo istituzionale raggiunta con Bruxelles e un giorno dopo la risposta all’Esecutivo da parte dell’UE. In sintesi, il Consiglio federale si dice favorevole all’accordo, ma firmerà solo dopo che si saranno chiariti tre punti (gli stessi primi tre menzionati dalla mozione). In una lettera firmata da Jean-Claude Juncker l’UE ha risposto di essere pronta a dialogare e di auspicare l’ottenimento dei chiarimenti già entro il 18 giugno, quando a Bruxelles verrà deciso se e per quanto prolungare il riconoscimento dell’equivalenza della Borsa elvetica. Per una minoranza della Camera alta, la mozione a questo stadio era quindi già superflua. «Per ogni cosa c’è il suo tempo. Ora è il momento del Consiglio federale di agire», ha affermato anche il «ministro» degli Esteri Ignazio Cassis in aula. Le consultazioni sono terminate; sulla base di queste il Governo ha fatto i passi successivi nei confronti di Bruxelles. Per Daniel Jositsch (PS) il dibattito attorno all’intesa con l’UE «assomiglia a una partita di calcio tra bambini di 8 anni», dove tutti «corrono dietro alla palla». «Chi vuole procedere in modo tattico fa passaggi». Oggi il pallone è del Governo, ha affermato il «senatore» zurighese. Il Parlamento avrà di nuovo il suo momento a fine trattative. E alla fine «chi dovrà decidere se tirare in porta o meno sarà il popolo».

Ma la Camera alta ha fatto capire di volere di più. Ed è probabile che una richiesta di ulteriori negoziati giunga anche dalla Camera bassa, dove la settimana prossima si discuterà di una mozione simile.

In più occasioni l’UE ha escluso la possibilità di rinegoziare l’accordo. Come precisato in aula dal presidente della Commissione Pirmin Bischof , per questa ragione si è scelta l’espressione «negoziati complementari», ovvero in più a quelli già conclusi.

I temi che il «Senato» vorrebbe che l’Esecutivo riportasse a Bruxelles sono, come visto, il dibattito in Svizzera sulla ripresa dinamica (la richiesta in questo ambito è la garanzia che il popolo si possa esprimere) e il meccanismo di risoluzione di controversie (la preghiera è di definire chiaramente quali fattispecie del diritto comunitario attuale e futuro danno adito a una consultazione della Corte di giustizia europea da parte del tribunale arbitrale). Il popolo avrà anche in futuro l’ultima parola, ha sottolineato Cassis, che ha aggiunto che il Governo appoggia già due mozioni (una di Filippo Lombardi e una dell’intero gruppo PPD) che lo incaricano di sottoporre al Parlamento, a complemento dell’accordo, una base giuridica che definisca il processo democratico del recepimento dinamico del diritto UE e che tuteli il diritto di partecipazione del Parlamento, del Popolo e dei Cantoni. Per quanto riguarda il meccanismo che scatterebbe in caso di bisticci con l’UE e il ruolo della Corte di giustizia europea per Cassis non c’è più nulla da chiarire. Quanto già negoziato è accettato «da una chiara maggioranza».

Per quanto riguarda l’ultima richiesta della mozione accettata dagli Stati, ovvero un trattamento più celere dell’iniziativa UDC, il consigliere federale ha ribadito che i due dossier sono legati, ma non sono dello stesso tipo e sono regolati da tempistiche diverse: «Sta al Parlamento dettare il ritmo per il trattamento dell’iniziativa».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Politica
  • 1