Il socialista Hans Stöckli prende le redini della Camera dei Cantoni

Berna

Tra i punti forti del suo mandato figurano il plurilinguismo, l’educazione alla cittadinanza e il rafforzamento dell’identità del Consiglio degli Stati - Intanto sono stati accolti i 19 nuovi «senatori»

Il socialista Hans Stöckli prende le redini della Camera dei Cantoni
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Il socialista bernese Hans Stöckli di Bienne, 67 anni, è il presidente del Consiglio degli Stati per il 2019/2020. Tra i punti forti del suo mandato figurano il plurilinguismo, l’educazione alla cittadinanza e il rafforzamento dell’identità della Camera dei Cantoni. Si tratta del 15esimo presidente del Consiglio degli Stati proveniente dal Cantone di Berna. Ad averne avuti di più è solo Vaud (17). Seguono Berna, Turgovia (12), San Gallo (12) e Zurigo (11). Solo quattro donne finora hanno ricoperto questa carica. L’accento posto sul plurilinguismo è quasi un fatto naturale per chi come Stöckli vive a Bienne, città bilingue a cavallo tra la frontiera germanofona e francofona, una sorte di Svizzera in miniatura.

Stöckli, espressosi in tutte e quattro le lingue nazionali, ha sostenuto che la conoscenza delle lingue rappresenta un veicolo privilegiato per l’integrazione nella società. A suo parere bisogna rafforzare la Svizzera, questo coacervo di culture e religioni diverse che si sente unito, pur non rinnegando le sue peculiarità regionali. Sebbene con l’elezione di molti nuovi «senatori», tra cui diverse donne, molti giovani e un maggior numero di ecologisti, in questa camera sia penetrato un vento nuovo, bisogna fare in modo che non si trasformi in tempesta. Stökli ha spezzato una lancia affinché la Camera dei Cantoni rimanga un luogo di dialogo, riflessione, sobrietà dove si cercano soluzioni consensuali ai problemi. Si tratta di valori tipicamente svizzeri che vanno coltivati, ha spiegato il «senatore» bernese. Il neopresidente della Camera dei Cantoni intende anche cercare il dialogo con i giovani affinché, oltre a dimostrare nelle piazze, s’impegnino attivamente nelle istituzioni se vogliono cambiare qualcosa.

Al via la sessione invernale
È incominciata oggi pomeriggio anche al Consiglio degli Stati la sessione invernale. Diciannove nuovi consiglieri/e agli Stati hanno giurato o promesso, tra cui anche i ticinesi Marco Chiesa (UDC) e Marina Carobbio (PS). Poiché ogni Cantone ha regole sue proprie per l’elezione dei «senatori» quanto a tempi e modi, come ha ricordato il nuovo presidente della Camera dei Cantoni, il socialista bernese Hans Stöckli (eletto con 39 voti su 43 schede distribuite, di cui una nulla e due bianche), per questa camera «non» incomincia una nuova legislatura come al Consiglio nazionale. Dopo questa lezione di civica, Stöckli non ha potuto non rammentare il profondo rinnovamento della Camera dopo le elezioni federali dello scorso ottobre. È la prima volta nella storia moderna della Confederazione che si insediamo oltre 20 nuovi «senatori», in particolare provenienti dalla Romandia.

Stöckli ha voluto poi ringraziare il suo predecessore Jean-René Fournier (PPD/VS), che non si è più ripresentato, e tre «senatori» non più rieletti: Werner Hösli (UDC/GL), Beat Vonlanthen (PPD/FR) e Filippo Lombardi (PPD/TI), quest’ultimo definito da Stöckli l’uomo del Consiglio degli Stati (qui Lombardi ha lavorato per vent’anni, n.d.r.).

Oggi ha giurato/promesso la maggior parte dei nuovi eletti (19 su 22), tra cui Marina Carobbio e Marco Chiesa. Mercoledì toccherà per esempio a Maya Graf (Verdi/BL), dal momento che il suo Cantone non ha ancora ufficialmente confermato l’elezione dell’ecologista, già a lungo consigliera nazionale.

Dopo aver promesso o giurato di rispettare la Costituzione federale, una giovane cantante ha intonato il salmo svizzero di fronte ai consiglieri/e agli Stati che l’hanno accompagnata dopo le prime strofe, mentre il pubblico ascoltava in silenzio. Per l’occasione tutti erano in piedi.

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