Consiglio federale

Il voto elettronico non sarà la norma

La decisione riguarda l’esercizio ordinario, per il Governo è ancora troppo presto per fare questo passo – La fase di test va rivista entro la fine del 2020 – I fautori di una moratoria: «Una rinuncia provvisoria non ci basta» - Svizzeri all’estero «costernati»

Il voto elettronico non sarà la norma
Foto Chiara Zocchetti

Il voto elettronico non sarà la norma

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BERNA (aggiornata alle 13:45) - Falle, rinunce, scetticismo. Se fino a un paio di anni fa il voto elettronico godeva dell’entusiasmo generale che c’era in Svizzera per questo mezzo di partecipazione alla democrazia, le cose ora sono cambiate. Il Consiglio federale ne ha preso atto e, nella sua ultima seduta, ha deciso che l’e-voting non debba diventare la norma. Almeno per il momento. La Confederazione, promette però il Governo, continuerà ad occuparsi del tema.

Anche se durante la consultazione sulla revisione della legge federale sui diritti politici la maggioranza dei partecipanti si è dichiarata per principio favorevole all’e-voting, in molti hanno ritenuto prematuro dichiararlo una modalità di voto ordinaria, ha spiegato ai media a Berna il cancelliere della Confederazione Walter Thurnherr. Ad opporsi sono stati in particolare i partiti, tutti contrari ad attuare ora il progetto, anche se diversi (tra cui PPD, PS, PLR, PBD e PVL) si sono dichiarati favorevoli di principio al voto elettronico. Differente la situazione fra i Cantoni, dove una larga maggioranza (di cui fa parte anche il Ticino) si è schierata per il passaggio dell’e-voting all’esercizio ordinario, mentre sette si sono detti contrari.

La revisione proposta era volta a semplificare la procedura di autorizzazione per i Cantoni e nel contempo a disciplinare i principali requisiti a livello di legge, come la verificabilità della procedura di voto e la determinazione dei risultati. I Cantoni sarebbero stati comunque liberi di decidere se introdurre il voto elettronico o meno. In diversi cantoni, fra cui Basilea Città, Neuchâtel e Friburgo, questo modo di votare è d’altronde già realtà.

Dal 2004 complessivamente 15 Cantoni hanno svolto oltre 300 prove. Tutte svoltesi con successo, ha affermato Thurnherr. La decisione di rinunciare alla revisione tiene conto però anche degli sviluppi meno positivi degli ultimi mesi. Nel novembre 2018 il Canton Ginevra ha annunciato di non avere l’intenzione di sviluppare ulteriormente il proprio sistema di voto elettronico. Lo scorso febbraio la Posta ha pubblicato il codice sorgente del suo sistema ed effettuato un test pubblico d’intrusione. In seguito alle gravi lacune emerse, alla fine di marzo la Cancelleria ha annunciato di voler fare il punto della situazione.

«Questo non vuol dire che tutto rimarrà come ora», ha detto Thurnherr. Nella sua seduta il Consiglio federale ha infatti incaricato la Cancelleria di provvedere, entro la fine del 2020, a reimpostare la fase sperimentale in collaborazione con i Cantoni e a sottoporgli un rapporto in merito. L’obiettivo è quello di raggiungere un’operatività stabile con sistemi dell’ultima generazione. Si tratta in particolare di sviluppare ulteriormente controlli indipendenti, di favorire la trasparenza e la fiducia, nonché di coinvolgere maggiormente il settore scientifico. Dovranno infine essere riesaminati i requisiti e i processi esistenti. In agosto il Governo deciderà inoltre in merito a eventuali domande d’impiego del voto elettronico nelle elezioni federali del 20 ottobre, come già era avvenuto nel 2015.

«Non ci basta ancora»

Il comitato d’iniziativa «Per una democrazia sicura ed affidabile» commenta la decisione del Governo come una scelta saggia. Una rinuncia provvisoria all’e-voting però, si legge in un comunicato, non basta. «Falle in termini di sicurezza e trasparenza dei sistemi usati in Svizzera sono state dimostrate dalle rivelazioni di hacker ed esperti di sicurezza». A ciò si aggiunge la recente decisione di Ginevra sopraccitata. I contrari al voto elettronico non capiscono quindi perché il Consiglio federale voglia continuare a favorirlo e chiedono inoltre che il sistema di e-voting della Posta (sviluppato dalla impresa spagnola Scytl), che non si è rivelato «all’altezza dei requisiti di sicurezza», non sia più utilizzato. Da marzo il comitato sta raccogliendo le firme per la sua iniziativa, che chiede una moratoria (revocabile al più presto dopo 5 anni) dell’e-voting in Svizzera.

«Costernata»

Fra i principali fautori del progetto figura invece l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE). Per i circa 751.800 rossocrociati che vivono in un altro Paese votare per corrispondenza non sempre è un’opzione soddisfacente. Ciò a causa degli scarsi servizi postali o delle tempistiche di consegna troppo lunghe. La decisione dell’Eseceutivo di non rendere ancora l’e-voting un acanale di voto ordinario lascia l’OSE «costernata». «È un nuovo colpo verso i diritti democratici degli svizzeri all’estero», si legge in una nota. Il contrasto fra Cantoni e partiti potrebbe poi portare a uno stallo, decretando così la morte dell’evoting. La cui mancanza è interpretata dall’OSE come un atto discriminatorio verso i cittadini fuori sede, ma anche verso i disabili, per i quali un voto digitale sarebbe una soluzione più comoda.

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