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L’aeroporto di Berna ha gli stessi problemi dello scalo di Agno

Il Cantone sta pensando di intervenire con un massiccio aiuto, ma non manca l’opposizione

L’aeroporto di Berna ha gli stessi problemi dello scalo di Agno
(Foto Wikipedia)

L’aeroporto di Berna ha gli stessi problemi dello scalo di Agno

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BERNA - L’aeroporto di Belp ha problemi che ricordano quelli dello scalo di Lugano e anche a Berna il cantone sta pensando di intervenire con un massiccio aiuto. Ma non manca l’opposizione.

Operando un cambio di strategia, il Consiglio di Stato bernese ha ieri mandato in consultazione una legge volta ad aumentare in modo notevole la partecipazione dello stato nella Flughafen Bern AG, la società di gestione dell’aerodromo duramente colpito dal fallimento, nel 2018, della compagnia regionale SkyWork Airlines.

Oggi il cantone è azionista per il 2%: la quota potrebbe salire a circa il 30%, con un’iniezione supplementare di 5,7 milioni di franchi su un totale di fondi di circa 20 milioni. L’ente pubblico parteciperebbe inoltre ogni anno ai costi di sicurezza con un contributo di 1-2 milioni di franchi.

«L’aeroporto rappresenta un importante fattore economico», ha affermato il consigliere di stato Christoph Ammann. Genera un valore aggiunto di oltre 100 milioni ed è anche importante per i voli della Confederazione, per la Rega e per l’aviazione d’affari, viene argomentato.

Diversi partiti hanno già preso posizione sulla proposta: l’UDC la approva, perché a suo avviso un’offerta aerea è necessaria a una capitale, tanto quanto quella automobilistica e quella ferroviaria. Il PS è diviso, preso fra i due fuochi degli interrogativi ambientali e della salvaguardia dei posti di lavoro.

La reazione più virulenta è però giunta dai Verdi, che per bocca del loro copresidente cantonale Jan Remund non esitano a parlare di una «follia», nell’ambito dell’attuale dibattito sulla protezione del clima. Secondo gli ecologisti Berna ha già tre aeroporti: quelli di Zurigo, Basilea e Ginevra, tutti raggiungibili «in un’ora o poco più». Ma l’opposizione è anche di principio: non può essere che lo stato sovvenzioni l’aviazione per provocare danni ambientali, afferma Remund in dichiarazioni riportate oggi dal Bund.

Lo stesso quotidiano della città federale ha interrogato sul tema anche un esperto, Andreas Wittmer, responsabile del centro di competenze trasporto aereo presso l’Università di San Gallo. A suo avviso la situazione per gli aeroporti regionali è «estremamente difficile»: non solo in Svizzera, anche in Germania. Senza voli di linea l’esercizio non è praticamente finanziabile. Stando all’esperto il quesito che occorre porsi è: l’apporto dell’aeroporto all’economia regionale è sufficientemente importante da giustificare un sostegno pubblico?

È la domanda a cui il canton Ticino - o perlomeno il suo direttore del dipartimento del territorio Claudio Zali - ha risposto di sì: come noto si parla di un sensibile aumento dell’impegno del cantone nella società Lugano Airport SA (oggi al 12,5%, a fronte dell’87,5% del comune). Zali non ha avanzato cifre, ma sui media si è parlato del 40%. Si parla inoltre di un sostegno pubblico a un collegamento regolare fra Lugano - che di per sé dista circa 70 km dallo scalo internazionale di Milano-Malpensa - con Ginevra.

Operativo dal 1929, l’aeroporto di Berna ha una pista in asfalto di 1730 metri (Lugano: 1420) e una pista in erba. Venne utilizzato all’inizio soprattutto dalla compagnia locale Alpar, che offriva voli verso varie città. Su indicazione del consigliere federale Enrico Celio l’aviolinea venne integrata subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale da Swissair.

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