L’armonizzazione scolastica compie ulteriori passi in Svizzera

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Tredici anni dopo il sì della popolazione, la maggior parte delle misure sono state applicate e l’insegnamento delle lingue straniere non rappresenta più un punto problematico

L’armonizzazione scolastica compie ulteriori passi in Svizzera
Foto archivio/Maffi

L’armonizzazione scolastica compie ulteriori passi in Svizzera

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BERNA - Tredici anni dopo il «sì» degli svizzeri a una armonizzazione della scuola dell’obbligo, i 26 Cantoni si sono accordati. La maggior parte delle misure sono state applicate. Dal 2015 l’insegnamento della lingua «straniera» ha in particolare raggiunto una nuova tappa.

È il principale risultato che scaturisce dal secondo bilancio della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDEP) pubblicato oggi. L’introduzione delle due lingue «straniere» dalla scuola dell’obbligo era ancora problematico nel 2015 essendo state lanciate iniziative in diversi cantoni svizzerotedeschi. Ma da allora sono state tutte respinte, scrive la CDEP nella sua newsletter di luglio.

Oggi gli scolari di 23 cantoni apprendono due lingue «straniere» dalla scuola primaria. Contando Argovia, che ha previsto di anticipare l’insegnamento del francese dall’ottavo anno di scuola al settimo a partire dall’anno scolastico 2020/21, i cantoni che si sono adeguati al modello armonizzato sono 24. Questi, tra cui il Ticino che - come convenuto nel concordato HarmoS - ha un suo proprio modello con un insegnamento obbligatorio di tre lingue «straniere» (francese, tedesco, inglese) rappresentano il 99,4% della popolazione. Restano fuori Appenzello Interno e Uri.

L’integrazione di due anni di prescolarità (scuola dell’infanzia) nella istruzione obbligatoria, che porta la durata della scuola primaria a otto anni, aveva sollevato molte opposizioni. Oggi 17 cantoni - tra cui il Ticino - che rappresentano l’87% della popolazione, hanno introdotto questa misura.

Nella maggior parte degli altri nove cantoni (AI, AR, GR, LU, NW, OW, SZ, UR, ZG) è obbligatoria la frequenza di un anno di scuola dell’infanzia e i comuni devono proporre due anni. Di questi nove cantoni - ad eccezione di Obvaldo - tra gli 80 e 98% dei bambini frequenta la scuola dell’infanzia per due anni.

L’inizio della scuola a quattro anni (compiuti al 31 luglio) è diventata quasi la norma in Svizzera. Oggi 20 cantoni che rappresentano il 94,4% della popolazione applicano lo stesso giorno di riferimento. Resta sempre possibile trovare soluzioni individuali in base allo sviluppo del bambino.

Resta il cantiere della armonizzazione delle competenze fondamentali. I cantoni romandi hanno introdotto in modo scaglionato dal 2011 al 2015 il piano di studi romando. In Svizzera tedesca, questa tappa conosciuta con il nome «Lehrplan 21» ha potuto iniziare un anno più tardi a causa delle opposizioni popolari. Nel cantone Ticino il «Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese» è stato introdotto a scaglioni dal 2015 al 2019.

L’introduzione del Lehrplan 21 è stata confermata in 10 cantoni svizzero tedeschi tra il 2016 e il 2018 in occasione di votazioni popolari.

Lo sviluppo di un piano di studi è un processo lungo, ricorda la CDEP. Presuppone la realizzazione di mezzi di insegnamento, di eventuali aggiustamenti delle griglie orarie e la formazione del corpo insegnante. Questa armonizzazione degli obiettivi è tuttora in corso.

Una recente indagine sulle competenze degli scolari svizzeri alla fine della scolarità obbligatoria ha mostrato risultati molto soddisfacenti nelle lingue, mentre solo due terzi hanno competenze fondamentali in matematica, un risultato deludente che rivela grandi differenze a livello cantonale. Il problema sarà approfondito dalla CDEP.

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