L’onda verde non perde vigore: è testa a testa col PPD

Elezioni federali

Il quarto barometro SSR conferma lo spostamento a sinistra: ecologisti davanti ai popolari-democratici di soli 0,1 punti percentuali per assicurarsi il ruolo di quarta forza politica in Consiglio nazionale - UDC sempre in testa, PS davanti al PLR, che perde ancora consensi

L’onda verde non perde vigore: è testa a testa col PPD
©Keystone/Anthony Anex

L’onda verde non perde vigore: è testa a testa col PPD

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A circa dieci giorni dalle elezioni federali, i Verdi sono sempre davanti al PPD, ma di soli 0,1 punti percentuali. Secondo quanto emerge dal quarto barometro elettorale dell’anno della SSR, si profila dunque un testa a testa tra la formazione ecologista e i popolari-democratici per assicurarsi il ruolo di quarta forza politica a livello nazionale.

L’onda verde non sembra comunque aver perso vigore durante le ultime settimane. Anzi, stando alle più recenti intenzioni di voto pubblicate oggi, il partito è in ulteriore crescita di consensi e otterrebbe il miglior risultato della sua storia, incamerando il 10,7% delle preferenze. Si tratta di oltre un punto percentuale in più rispetto al massimo raggiunto alle urne nel 2007 (9,6%), e di 0,2 punti percentuali in più rispetto al rilevamento di un mese fa.

I Verdi guadagnerebbero 3,6 punti in confronto a quattro anni fa. Sembra quindi possibile che siano in grado di scavalcare il PPD, che al contrario è ancora in frenata. I popolari-democratici, dati in calo dall’11,6% al 10,6%, sono comunque in leggero rialzo rispetto al precedente barometro elettorale (+0,4 punti).

Va tuttavia ricordato che queste cifre si riferiscono alle elezioni per il Consiglio nazionale. Agli Stati invece, grazie alle sue roccaforti a livello cantonale, il PPD, al contrario dei Verdi, dovrebbe continuare ad avere un peso importante.

Bene pure Verdi liberali, male PLR

Continuano nel loro slancio anche i Verdi liberali, che passerebbero dal 4,6% di quattro anni fa al 7,3%. Se si sommassero ipoteticamente i voti dei due partiti di estrazione ambientalista, che comunque mantengono ovviamente posizioni divergenti su molti aspetti, si otterrebbe una quota ben superiore a quella del PLR. In casa liberale-radicale la situazione è peggiorata nelle ultime settimane (15,2%, -1,2 punti rispetto a quattro anni fa), senza alcuna minaccia seria alle spalle ma senza neppure la possibilità reale di impensierire il PS. Per i socialisti (18,2%, -0,6 punti), i cambiamenti in paragone alle federali del 2015 si annunciano minimi.

Davanti a tutti resta ovviamente l’UDC, pur se in perdita di velocità rispetto alla storica vittoria di quattro anni fa, quando ottenne il 29,4% dei consensi. Il rallentamento è ora stimato dalla SSR in 2,1 punti percentuali al 27,3%, un dato simile a quello del 2011, ma leggermente superiore a quello di un mese fa (26,8).

Se l’UDC non è in piena forma, è sempre allarme in seno al PBD. Il declino di quest’ultimo schieramento sembra confermarsi, tanto che i borghesi-democratici attualmente sono al 2,8%, contro il 4,1% delle ultime federali. In poche parole, stanno perdendo quasi un terzo del loro elettorato. Dal canto suo, il Partito evangelico perde 0,1 punti e si attesta all’1,8%.

Si conferma spostamento verso sinistra

Riassumendo, il più recente barometro mostra uno spostamento a sinistra dello scacchiere, già evidenziato dalle ricerche degli scorsi mesi. Gli ecologisti avanzano, i socialisti perdono poco: il campo rosso-verde è in progressione di 3 punti. A destra, unendo UDC e PLR, si registra un’emorragia di 3,3 punti. Al centro, a compensare le perdite di PBD e di PPD ci pensano i Verdi liberali (contando anche il PEV, complessivamente il centro guadagna 0,3 punti). A livello di formazioni centriste, si delinea comunque un leggero trasferimento di voti verso il centro-sinistra.

A livello di mobilitazione, è interessante notare come il PS perda elettorato a favore delle formazioni ambientaliste, ma riesca a mantenersi a galla perché in grado di arruolare chi non aveva votato quattro anni fa.

I Verdi, oltre che sul sostegno degli astensionisti, possono contare soprattutto sul sostegno dei giovani che vanno per la prima volta alle urne.

Dal canto suo, l’UDC non vive particolari fughe verso altri partiti, però deve fare i conti con la difficoltà nel mobilitare una parte dei propri elettori e nel reclutare le generazioni più giovani.

Per quanto riguarda il PLR, per la prima volta perde più consensi rispetto al PPD. Se i liberali-radicali possono beneficiare di un trasferimento di voti dal PBD, perdono invece elettori sul fianco destro a vantaggio dell’UDC. Le decisioni prese dal PLR in favore della politica climatica durante l’ultima sessione delle Camere federali non sembrano aver giovato al partito di Petra Gössi. Anzi, ad approfittarne sembrano essere soprattutto i Verdi liberali.

Clima guadagna importanza

Per quel che concerne gli argomenti prioritari da affrontare, in testa rimangono le casse malattia, i cui premi restano motivo di preoccupazione per quasi un intervistato su due (43%). A guadagnare terreno è il tema del clima (42%) davanti alle relazioni con l’Unione europea (34%). Un mese fa i problemi ambientali preoccupavano il 38% degli Svizzeri contro il 46% dei costi della sanità.

I rapporti sull’asse Berna-Bruxelles sembrano essere un po’ passati di moda tra l’elettorato svizzero, che a inizio anno dava loro molta più importanza (47%) di quanto accade adesso. Chiudono la top cinque pensioni (33%) e immigrazione/stranieri (26%).

Il sondaggio, condotto online tra il 26 settembre e il 2 ottobre, ha coinvolto 12’107 elettori. Il margine di errore è di 1,4 punti percentuali.

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