L’UDC perde alleati

Accordo quadro

Il PS conferma di aver sotterrato l’ascia di guerra, benché pretenda delle risposte chiare dal Governo - I democentristi restano l’unico partito al Governo nettamente contrari

L’UDC perde alleati
(Foto Reguzzi)

L’UDC perde alleati

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BERNA - L’ampia consultazione voluta dal Consiglio federale sulla bozza dell’accordo quadro con l’Unione europea sta per giungere a termine. L’accettazione verso l’intesa istituzionale con Bruxelles sta prendendo sempre più piede. Il gruppo parlamentare del PS, riunitosi ieri a Berna a margine della sessione primaverile alle Camere federali, conferma la sua ultima posizione, annunciata sabato durante l’assemblea dei delegati: dopo aver rigettato con veemenza l’accordo ottenuto con l’UE, in primis per timori riguardo alla tutela dei salari, il partito mostra ora apertura - benché accompagnata dal bisogno di fare chiarezza su vari punti. L’UDC resta così l’unico partito rappresentato al Governo a rifiutare categoricamente la bozza presentata dal Consiglio federale a dicembre.

«Questo accordo distrugge la Svizzera», ha affermato il presidente dell’UDC Albert Rösti ieri sera davanti ai media. Cambiando posizione, ha commentato il deputato bernese, il PS intende ora «comprare a caro prezzo» un accordo che mina la protezione dei salari svizzeri. Il gruppo parlamentare democentrista ha respinto l’intesa con Bruxelles all’unanimità. «Il Consiglio federale non deve né parafare né firmare l’accordo». Piuttosto l’UDC vorrebbe che preparasse «un piano B». L’intesa per Rösti è «il contrario di tutto ciò che rappresenta la Svizzera», come la democrazia diretta, la neutralità del Paese e il federalismo. L’accordo istituzionale prevede che la Svizzera dovrà riprendere in modo dinamico la legislazione europea. Eventuali divergenze sarebbero trattate da uno speciale Tribunale arbitrale, che dovrà però attenersi alle decisione della Corte di giustizia europea se la ragione del litigio concernerà l’applicazione del diritto europeo. In caso di mancata applicazione di quanto deciso dal Tribunale arbitrale sono previste ripercussioni, che in caso estremo potranno giungere alla sospensione dell’accordo. La sottomissione alla volontà di Bruxelles e la perdita dell’autonomia elvetica secondo l’UDC è insomma garantita.

«Non rischiamo una bocciatura alle urne»

Dal canto suo il PS, in una nota (nessuno dei parlamentari interpellati ieri sera a Palazzo ha voluto rilasciare interviste) ha confermato di essere a favore di un accordo istituzionale. Ma le domande rimaste aperte, riguardo alla tutela dei salari, ma anche sugli aiuti statali, l’appianamento di future divergenze e la Direttiva comunitaria sulla cittadinanza, non lasciano modo al partito «di farsi un’opinione fondata». Il Partito socialista ha quindi deciso di non prendere una posizione netta, ma di inoltrare al Governo una lista di domande su questi punti. Solo tramite chiarimenti, per la formazione politica, è possibile trovare consenso presso la popolazione. Un rifiuto dell’accordo alle urne, scrive il PS, minerebbe gravemente il futuro delle relazioni con l’UE.

«Sì, ma non a qualunque prezzo»

Anche il gruppo PPD ieri ha confermato la sua opinione: la formazione politica è per l’accordo, ma non a qualunque prezzo. Come il PS anche il partito di centro vede la necessità di fare chiarezza totale sugli aiuti sociali. Inoltre chiede di trovare un modo per allentare le misure d’accompagnamento alla libera circolazione (a tutela dei salari) senza mettere a rischio gli stipendi elvetici. Inoltre, la Direttiva sulla cittadinanza (non menzionata nella bozza del «contratto») andrebbe stralciata esplicitamente dall’intesa. Per il partito resta di essenziale creare una base legale che dia al Parlamento e al popolo la possibilità di esprimersi in merito alla ripresa dinamica del diritto europeo.

Con il PLR già schieratosi a favore dell’accordo, l’UDC resta ora l’unico partito al Governo nettamente contrario.

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