GastroSuisse

«La doppia strategia dei sindacati»

CCL nazionale, l’associazione vuole interrompere le trattative finché non sarà ripristinata la certezza giuridica

 «La doppia strategia dei sindacati»
(Foto Reguzzi)

«La doppia strategia dei sindacati»

(Foto Reguzzi)

Si parla di tavola e di GastroSuisse, ma l’ambito non è quello culinario. La tavola è infatti quella rotonda attorno alla quale dipendenti e datori di lavoro del settore si riuniscono per negoziare un nuovo contratto collettivo di lavoro valido sull’intero territorio nazionale, che – come riporta la «NZZ» – dovrebbe essere cosa fatta entro la fine del prossimo anno. Ma il condizionale è ora più che mai d’obbligo: nel corso della 128. Assemblea dei delegati a Amriswil (TG), l’associazione di categoria ha adottato una risoluzione in cui chiede di sospendere i negoziati e invoca la reinstaurazione della certezza giuridica. Il motivo è semplice: nel corso del ritrovo si sono infatti levate diverse critiche nei confronti dei sindacati che partecipano alla tavola rotonda. L’aspetto maggiormente controverso: la «doppia strategia».

«La doppia strategia è quella di sedersi al tavolo con noi quando si tratta di costruire il contratto collettivo di lavoro che ha una valenza nazionale, e dall’altro lato cercare di introdurre salari minimi cantonali», ci spiega il vice-presidente di GastroSuisse Massimo Suter. Questo – prosegue – va in contrapposizione al contratto nazionale di lavoro, «che deve avere la priorità assoluta». Per Suter i sindacati possono istituire un salario minimo cantonale facendo al contempo in modo che quello fissato nel contratto collettivo nazionale valga, senza quindi bypassarlo. «Noi interrompiamo le trattative sul rinnovo del contratto collettivo di lavoro fintantoché il sindacato non dichiarerà che non andrà più a mettere in concorrenza i salari cantonali rispetto al contratto collettivo nazionale», dichiara.

I sindacati possono sì andare nei cantoni a chiedere un salario minimo di 22 franchi all’ora, però se la categoria decide «che i franchi sono 21 varranno i nostri 21, e non i 22 fissati a livello cantonale». Suter ricorda come anche a livello ticinese, così come nel Giura o a Basilea-Città, si stia tentando di far passare il discorso del salario minimo garantito cantonale; «però, se partenariato sociale dev’essere, a un certo punto dovranno poi forse ricredersi e dare il giusto peso a un contratto collettivo nazionale». Il vice-presidente sottolinea la volontà di fare chiarezza in una zona d’ombra giuridica ed evoca una mozione del consigliere agli Stati Isidor Baumann che va in questa direzione, in cui si mette in risalto la «parte del leone» dei contratti collettivi.

GastroSuisse desidera un «partenariato sociale vero e corretto», si legge in un comunicato dell’associazione di categoria. Un contratto collettivo di lavoro valido a livello nazionale mette in equilibrio le disposizioni del diritto del lavoro più varie, tra le quali i salari minimi non sono che un elemento. I negoziati sulle basi contrattuali vengono condotti dai rappresentanti di 200.000 dipendenti del settore gastronomico e 27.000 aziende, si legge ancora sulla «NZZ»: la bozza congiunta del contratto dovrebbe essere disponibile entro la fine di quest’anno o, nel peggiore dei casi, all’inizio del prossimo.

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