"La libera circolazione non sopravviverà"

Parola dell'ex capo economista della SECO Aymo Brunetti: "La Svizzera farebbe bene ad agire con calma"

"La libera circolazione non sopravviverà"
Per Brunetti "nell'Ue qualcosa si sta attualmente muovendo, soprattutto a causa della Brexit e dei flussi di rifugiati"

"La libera circolazione non sopravviverà"

Per Brunetti "nell'Ue qualcosa si sta attualmente muovendo, soprattutto a causa della Brexit e dei flussi di rifugiati"

BERNA - La libera circolazione non sopravviverà, non sarà più la stessa fra qualche anno: ne è convinto l'ex capo economista della Segreteria di Stato dell'economia Aymo Brunetti, secondo il quale la Svizzera farebbe bene ad attendere gli eventi in altri Paesi e ad agire con calma.

"La grande sfida dell'iniziativa sull'immigrazione di massa è il termine di tre anni per l'applicazione", sostiene il professore all'università di Berna in un'intervista pubblicata dalla Basler Zeitung e dalla Luzerner Zeitung. Questo ha creato pressione sui tempi e ha costretto Berna a lanciarsi in negoziati con l'Ue.

Per Brunetti però intanto "nell'Ue qualcosa si sta attualmente muovendo, soprattutto a causa della Brexit e dei flussi di rifugiati". "Per me è chiaro che la libera circolazione dell'Ue nella sua forma attuale non sopravviverà nei prossimi 5-10 anni", aggiunge.

In questa situazione la Confederazione dovrebbe quindi aspettare e agire quando la libera circolazione sarà ammorbidita in altri stati. "La preferenza indigena light mi sembra perciò ragionevole", sostiene il 53.enne. In tal modo l'iniziativa UDC "non viene naturalmente veramente messa in pratica, ma è un primo passo per limitare la forte immigrazione". Se queste misure non dovessero essere sufficienti si potrà sempre intervenire in modo più marcato, quando l'Ue sarà già più avanti nel suo percorso.

Nell'intervista Brunetti affronta vari altri temi, fra cui la politica della Banca nazionale svizzera (BNS). È notevole che la Svizzera, dopo lo shock provocato dall'abbandono del cambio minimo nel gennaio 2015, non sia scivolata nella recessione e che le esportazioni non siano diminuite maggiormente, afferma l'esperto. "L'economia elvetica si è mostrata sorprendentemente resistente".

"Un fattore determinante è stato probabilmente che la BNS ha lottato anche in seguito contro il rafforzamento del franco, pur non fissando una soglia minima dichiarata", spiega Brunetti. Questo è stato importante per le imprese, che hanno goduto di una certa sicurezza nella pianificazione del futuro. "Ma ciò nonostante il cambiamento strutturale nel settore orientato all'export è ulteriormente accelerato".

Secondo l'economista non si può comunque parlare di cessato allarme sul fronte della moneta elvetica. "Vedo il rischio che nell'Eurozona la situazione possa tornare turbolenta, cosa che spingerebbe nuovamente al rialzo il franco".

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