Svizzera-UE

Le alternative all’accordo quadro secondo Economiesuisse

A colloquio con la direttrice Monika Rühl, che spiega perché l’organizzazione patronale sostiene il prodotto delle negoziazioni con Bruxelles nonostante restino punti di domanda

Le alternative all’accordo quadro secondo Economiesuisse
(Foto Keystone)

Le alternative all’accordo quadro secondo Economiesuisse

(Foto Keystone)

Secondo le analisi di Economiesuisse, che si è espressa stamani a Berna a favore dell’accordo quadro con l’UE, in assenza di un «contratto» istituzionale la Svizzera si troverebbe di fronte a quattro alternative. Nessuna però, ci spiega Monika Rühl, direttrice dell'organizzazione patronale, poterebbe i vantaggi di un accordo quadro.

1) La Svizzera diventa Paese membro dell’UE
Ogni tipo di discriminazione sarebbe abbattuta, l’accesso al mercato sarebbe completamente libero e ci sarebbe certezza del diritto. Ma la sovranità elvetica andrebbe persa: le competenze in ambito di economico, doganale e di collaborazione a livello di giustizia andrebbero cedute a Bruxelles. «Un’opzione che attualmente non ha chance di trovare sostegno politico».

2) La Svizzera aderisce allo Spazio economico europeo (SEE)
A livello di infrastrutture (ad esempio le poste, le ferrovie o le telecomunicazioni) ci sarebbe una liberalizzazione che potrebbe, secondo Economiesuisse, portare a un aumento della competitività svizzera sul piano internazionale. D’altro canto bisognerebbe sottoporsi a direttive europee che al contrario la frenerebbero. L’adesione alla SEE è comunque stata scartata dal popolo nel 1992 . «Credo che non sia veramente un’opzione sul tavolo delle trattative oggi”.

3) Puntare su un’Unione doganale
Un’opzione che interesserebbe solamente il commercio. Anche in questo caso, l’accesso al mercato sarebbe garantito. «Qui però la Svizzera perderebbe la libertà di negoziare accordi di libero scambio con altri Paesi, in quanto sarebbe tenuta a riprendere la posizione dell’Unione europea”.

4) Negoziare un ampio accordo di libero scambio

Un’alternativa che per Economiesuisse, che cita un rapporto del Consiglio federale, «non darebbe lo stesso accesso al mercato europeo quanto un accordo quadro». «È un’opzione che esiste, ma è meno vantaggiosa per la Svizzera rispetto a quello che abbiamo adesso».

Ma cosa succederebbe concretamente secondo l’organizzazione mantello senza un accordo quadro? «Nell’immediato magari non ci sarebbero effetti», però a lungo termine, se gli accordi esistenti non combaciassero alle esigenze del diritto europeo, aggiunge Rühl, tali accordi perderebbero valore. «La Svizzera non potrebbe negoziare nuovi accordi di accesso al mercato, per esempio nel settore dell’elettricità; il riconoscimento dell’equivalenza borsistica da parte dell’Unione europea non sarebbe data; o ancora la Svizzera non potrebbe far parte del nuovo programma di ricerca Horizon Europa. Col passare del tempo saremmo senza relazioni contrattuali forti con il nostro partner commerciale più importante». «I nostri economisti – conclude – hanno fatto un’analisi del valore di questi accordi di accesso al mercato e sono arrivati ad una stima fra 20 e 30 miliardi di franchi all’anno. Una somma che va ad aggiungersi a tutte le facilitazioni che questi accordi ci danno».

Economiesuisse sostiene l’accordo con l’UE sulla base delle proposta attuale. Al contempo però dice di aspettarsi che il Consiglio federale chiarisca dei punti. Ma è davvero possibile voler chiarire ancora dei punti di un contratto e contemporaneamente dichiarare di essere comunque a suo favore? «Abbiamo investito molto tempo nell’analisi di questo accordo. È nella natura di un testo negoziato che non tutto sia chiaro fino all’ultimo dettaglio», afferma la direttrice ed ex diplomatica. «Vogliamo chiarire tre punti perché non siamo sicuri sia la nostra analisi sia corretta. Ora vogliamo che il Consiglio federale o la Commissione europea ci indichi se abbiamo interpretato bene o male questi punti».

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