Gli obiettivi

«Non si trova lavoro, il Ticino è un esempio lampante»

L’UDC lancia i temi per la legislatura 2019-2023 - Secondo Albert Rösti, over 50 e giovani diplomati del nostro cantone sono tra i più penalizzati da libera circolazione delle persone e immigrazione

«Non si trova lavoro, il Ticino è un esempio lampante»
(foto Keystone)

«Non si trova lavoro, il Ticino è un esempio lampante»

(foto Keystone)

BERNA - L’UDC vuole continuare a lottare per la libertà e la sicurezza dei cittadini svizzeri. Per la legislatura 2019-2023 il partito intende mantenere tutti i suoi cavalli di battaglia, come hanno ribadito oggi i democentristi presentando i loro obiettivi davanti ai media a Berna.

«Tutti conoscono la nostra politica», ha detto Peter Keller, responsabile del programma quadriennale del partito. «L’Unione democratica di centro è la forza politica affidabile del nostro paese. Il nostro progetto non ha una data di scadenza e non c’è un’UDC prima e una dopo le elezioni», ha aggiunto il 47enne di Hergiswil (NW), che siede anche al Consiglio nazionale.

Senza libertà non c’è autodeterminazione, indica l’UDC nel documento che verrà presentato all’assemblea dei delegati del partito il prossimo 26 gennaio. Lo Stato tende a trascurare il suo compito centrale: salvaguardare il diritto di libertà della popolazione e proteggere i suoi abitanti contro la criminalità e i criminali.

L’UDC, che si ritiene «unico garante della libertà e della sicurezza», vuole difendere la democrazia diretta, ma anche salvaguardare una Svizzera indipendente e neutra. La svendita della sovranità elvetica da parte dell’élite politica deve essere fermata, sostiene il partito.

Ticino esempio lampante

Secondo Albert Rösti, presidente dell’UDC, «un numero sempre crescente di lavoratori oltre i 50 anni non trova impiego, così come i giovani diplomati al termine della loro formazione. Il canton Ticino è un esempio lampante», ha indicato il consigliere nazionale bernese, citando come limiti attuali la libera circolazione delle persone, l’immigrazione incontrollata e l’assenza di controlli alle frontiere. «Non ci si stupisce, in queste condizioni, che i temi legati a stranieri e rifugiati preoccupano particolarmente le svizzere e gli svizzeri, appena dopo il futuro dell’AVS e della sanità pubblica».

Un miliardo all’AVS

L’UDC continuerà la sua lotta per evitare un «subdolo ancoraggio» del paese a strutture internazionali come l’Unione europea. Per i democentristi rimane dunque fuori questione il versamento di miliardi di franchi al Fondo di coesione senza un’equa contropartita.

Il partito vorrebbe inoltre ridurre di un miliardo di franchi all’anno i contributi per l’aiuto allo sviluppo e attribuire questa somma all’AVS.

Il tema dell’immigrazione non è stato dimenticato: secondo l’UDC, l’arrivo in massa e incontrollato di stranieri provenienti dall’Ue minaccia gli impieghi dei lavoratori più anziani. Le decisioni del popolo in merito all’immigrazione devono essere finalmente rispettate, sostiene il partito, ricordando anche la sua iniziativa volta a mettere fine alla libera circolazione delle persone.

I democentristi invitano inoltre a «correggere il caos che regna nella politica d’asilo», denunciando una criminalità sproporzionata tra i richiedenti asilo e l’eccessiva dipendenza all’aiuto sociale.

L’UDC, sebbene ritenga che ognuno debba essere in grado di scegliere la propria fede, vuole seguire con occhio critico l’espansione dell’Islam ed evitare il suo riconoscimento ufficiale. Inoltre, la famiglia deve rimanere il pilastro principale della società. Il partito si oppone alla totale uguaglianza fra matrimonio e unioni omosessuali, così come l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali o di famiglie «monoparentali».

Opposizione all’accordo quadro

I democentristi si oppongono «con determinazione» all’accordo quadro istituzionale con l’Unione europea, ha rilevato il presidente del gruppo parlamentare, Thomas Aeschi. «La Confederazione non può siglare un accordo che toglie ai cittadini svizzeri il diritto di fissare le regole del loro paese per attribuirlo all’Ue».

Per Aeschi esistono valide alternative e non si deve «cedere al panico davanti alla minaccia dell’Ue, secondo la quale ‘o si firma l’accordo, oppure è la fine della via bilaterale’, poiché la Svizzera può anche prendere in considerazione l’adozione di contromisure».

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