Partito Pirata all’attacco della legge

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Lanciato un referendum contro la revisione approvata dal Parlamento nella sessione autunnale

 Partito Pirata all’attacco della legge
© Wikipedia

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Il Partito Pirata lancia un referendum contro la revisione della legge sui diritti d’autore, accolta dal Parlamento nella scorsa sessione autunnale: ritiene che gli unici a guadagnarci siano i pochi grandi gruppi, mentre cittadini, consumatori e creativi sono stati messi da parte.

La legge approvata dalle Camere è in realtà una «ingiustizia del copyright». Il referendum vuole dare al popolo la possibilità di correggere la «decisione politica sbagliata», afferma in un comunicato odierno Jorgo Ananiadis, il co-presidente del partito.

Con la revisione di legge può accadere di essere chiamati alla cassa anche solo per la condivisione di una foto in un gruppo Whatsapp o su Twitter, i filtri Upoad scansionano automaticamente i contenuti, le biblioteche e le scuole sono tenute a pagare ancora di più e la copia privata è ulteriormente limitata. Allo stesso tempo, tuttavia, non sono visibili miglioramenti significativi per i creativi. La legge è un regalo miliardario a pochi grandi nomi. Gli approfittatori sono ancora una volta i parassiti del diritto d’autore: gli sfruttatori delle leggi e i grandi gruppi mediatici, scrive il Partito Pirata. Quest’ultimo ha tempo fino al 16 gennaio 2020 per raccogliere le 50’000 firme necessarie per il referendum, sostenuto anche dai giovani Verdi.

Dopo anni di deliberazioni, le Camere federali in settembre hanno terminato la revisione della legge sul diritto d’autore. Per lottare contro chi rende accessibile in maniera illegale dei contenuti, è previsto in particolare di agire sugli hosting provider in Svizzera, che mettono a disposizione uno spazio su internet dove i clienti possono salvare informazioni quali pagine, siti o applicazioni web.

Si è inoltre cercato di migliorare la situazione degli operatori culturali e dei produttori, aumentando la tutela delle loro esecuzioni da 50 a 70 anni. In tal modo si è voluto attenuare il divario tra l’aumento delle utilizzazioni online delle opere e il ristagno dei compensi versati, così da dare ai produttori più tempo per ammortizzare gli investimenti.

Secondo le indicazioni del Consiglio federale, le misure sono dirette contro coloro che rendono accessibili in maniera illegale dei contenuti, non contro i loro consumatori. Il che significa, ad esempio, che un brano musicale messo a disposizione su Internet potrà continuare a essere scaricato per uso privato anche senza l’autorizzazione del titolare dei diritti.

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