La decisione

«Per un’immigrazione moderata va respinta»

Secondo la Commissione della politica estera del Nazionale l’iniziativa dell’UDC che chiede la fine della libera circolazione delle persone sarebbe nociva per l’economia e il benessere svizzeri

 «Per un’immigrazione moderata va respinta»
(foto Reguzzi)

«Per un’immigrazione moderata va respinta»

(foto Reguzzi)

BERNA - L’iniziativa dell’UDC, che chiede la fine della libera circolazione delle persone, deve essere respinta. Lo sostiene la Commissione della politica estera del Nazionale, che ha trasmesso oggi un rapporto in tal senso alla competente Commissione delle istituzioni politiche.

La decisione è stata presa con 17 voti a favore e 8 contrari, ha dichiarato ai media la consigliera nazionale Elisabeth Schneider-Schneiter (PPD/BL) a nome della maggioranza commissionale. A suo avviso, se fosse accolta, l’iniziativa popolare denominata «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)» sarebbe nociva per l’economia e il benessere svizzeri.

Secondo la maggioranza, la libera circolazione e gli accordi bilaterali sono importanti per la Confederazione. Le misure attuate in questi ultimi anni consentono già un controllo dell’immigrazione, ha spiegato Laurent Wehrli (PLR/VD).

Dal canto suo, a nome della minoranza, si è espresso il capogruppo UDC Thomas Aeschi (UDC/ZG). Secondo il democentrista, i rischi dovuti in primo luogo alla libera circolazione con l’UE e ai suoi 500 milioni di abitanti sono reali. Un arrivo in massa di lavoratori europei provocherebbe disagi non solo all’occupazione degli svizzeri più anziani ma pure alle infrastrutture esistenti.

L’iniziativa, depositata lo scorso 31 agosto 2018 con 116’139 firme valide, chiede che la Svizzera regoli in maniera autonoma l’immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato di obbligo internazionale per la libera circolazione. Se il testo venisse accettato dal popolo, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell’accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall’intesa nel mese successivo.

Lo scorso 7 giugno il Governo, per bocca della ministra Karin Keller-Sutter, ha proposto al Parlamento di bocciare l’iniziativa perché un «sì» alle urne equivarrebbe a una «Brexit elvetica» con pesanti ripercussioni per l’economia.

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