Protezione civile, vita dura per il servizio continuo

Parlamento

Il modello della ferma continuata è stato respinto dalla maggioranza della Commissione degli Stati, in accordo con quanto votato anche al Consiglio nazionale

Protezione civile, vita dura per il servizio continuo
Foto Zocchetti

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BERNA - Le persone che prestano servizio nella protezione civile (PC) non dovrebbero effettuarlo secondo il modello della ferma continuata. Al pari del Consiglio nazionale, la Commissione della politica di sicurezza degli Stati si discosta su questo punto dai piani del Consiglio federale nell’esame della revisione totale della legge federale sulla protezione della popolazione e della PC. Ha inoltre apportato altre modifiche al progetto governativo.

Il modello del servizio lungo è stato respinto con sette voti contro quattro e due astenuti, hanno indicato oggi in una nota i servizi del parlamento.

Il governo prevede di modificare la durata del servizio obbligatorio della protezione civile al fine di armonizzarlo con quello militare. L’obbligo di servire comincerebbe al più presto a 18 anni e si concluderebbe al più tardi a 36. La sua durata passerebbe a 245 giorni spalmati su dodici anni sia per la truppa che per i sottufficiali, contro i 70-80 giorni attuali. Sarebbe di nuovo possibile effettuarlo secondo il modello della ferma continuata, ossia di svolgere tutti i giorni in una solo blocco.

Con cinque voti contro tre e tre astenuti, la Commissione propone inoltre che nel calcolo della tassa di esenzione dall’obbligo militare debbano esser computati anche i giorni di servizio prestati a titolo volontario.

Catastrofi all’estero

Le persone che prestano servizio nella PC non dovrebbero essere convocate in caso di catastrofi eccezionali che colpissero le infrastrutture fondamentali di una regione all’estero. Con sei voti contro quattro e un’astensione, la maggioranza della commissione ha respinto tale proposta, «poiché la protezione civile non dispone delle strutture di direzione idonee per interventi a livello mondiale», precisano ancora i servizi del parlamento. Secondo la minoranza, invece, tali impieghi consentirebbero alla Svizzera di fornire un aiuto importante e assumersi responsabilità.

Con sette voti contro quattro e un astenuto, la commissione ha respinto la proposta di includere anche il servizio civile (SC) quale organizzazione partner nella protezione della popolazione. Secondo la maggioranza, il SC non dispone della struttura necessaria. La minoranza ritiene invece che i «civilisti» potrebbero dare un importante contributo alla prevenzione delle catastrofi e ciò contribuirebbe ad aumentare la sostenibilità dell’intero sistema.

Rifugi

La commissione ha pure esaminato l’idea di modificare il sistema attuale in materia di rifugi e di contributi sostitutivi. Con cinque voti contro tre e un astenuto, essa propone al plenum di poter utilizzare tali contributi, oltre al finanziamento dei rifugi pubblici, anche per l’ammodernamento di quelli privati. Con il voto decisivo del suo presidente Josef Dittli (PLR/UR), la commissione propone di conseguenza di abolire l’obbligo di manutenzione dei rifugi da parte dei proprietari.

Inoltre, con undici voti senza opposizioni, essa è favorevole all’idea che la Confederazione debba rendere accessibili i sistemi d’allarme e d’informazione nonché il canale radio di emergenza anche ai disabili.

Nel voto sul complesso la revisione totale è stata sostenuta con otto voti favorevoli, nessun contrario e un’astensione. Il Consiglio degli Stati ne discuterà durante la sessione autunnale delle Camere federali.

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