Sulle coppie sposate non si torna subito alle urne

Fisco

Dopo l’annullamento del voto, l’iniziativa PPD contro la penalizzazione del matrimonio va alle Camere – Il partito è soddisfatto, ma avverte: o sostenete la nostra causa o la legittima unione fra omosessuali rischia

Sulle coppie sposate non si torna subito alle urne
(Foto Zocchetti)

Sulle coppie sposate non si torna subito alle urne

(Foto Zocchetti)

BERNA - Lo storico annullamento da parte del Tribunale federale (TF) del voto sull’iniziativa del PPD contro gli svantaggi fiscali per i coniugi non porterà a una nuova votazione del testo tout court. La questione passerà prima dal Parlamento. Lo ha deciso il Consiglio federale a seguito della sentenza dei giudici di Mon Repos, prevedendo anche nuove misure per evitare di dare nuovamente all’Assemblea federale e ai cittadini delle informazioni sbagliate. La nuova votazione si terrebbe al più tardi il 27 settembre 2020. Da parte loro i popolari democratici si dicono soddisfatti, e promettono sostegno al dossier che chiede il matrimonio civile anche per le coppie gay (il «matrimonio per tutti») se le Camere li appoggeranno nella loro battaglia principale: le discriminazioni fiscali e le disuguaglianze nelle assicurazioni sociali subite dalle coppie sposate.

La decisione del TF si è basata sul fatto che nel libretto di spiegazioni che accompagnò il materiale di voto il Governo sosteneva che le coppie svantaggiate erano 80.000, mentre la cifra corretta era di 454.000 (oltre 700.000 considerando anche i coniugi pensionati). Un errore ammesso nel giugno 2018 e che per la Corte può aver influenzato sul risultato alle urne.

Il testo votato nel 2016 del PPD aveva (ha) due obiettivi. Il primo: contrastare lo svantaggio dato ai coniugi a livello di imposta federale diretta rispetto ai conviventi, che non sono tassati congiuntamente. Il secondo: abolire le disparità nelle assicurazioni sociali, ad esempio l’AVS, dato che i coniugi in pensione hanno diritto a una rendita congiunta limitata al 150%, mentre chi convive riceve la pensione completa.

Un messaggio aggiuntivo

Dopo il no popolare del 28 febbraio 2016 all’iniziativa «Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate» (una bocciatura giunta con sole 55.000 schede di scarto a far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei contrari, che furono il 50,8%) altri passi sono stati fatti per sopprimere la cosiddetta «penalizzazione del matrimonio». L’anno scorso il Consiglio federale ha licenziato il messaggio sulla modifica della legge federale sull’imposta federale diretta proprio per rimediare a questi svantaggi. Il Governo – che si è ritrovato per la prima volta dal 1848, anno di nascita dello Stato federale, a dover affrontare l’annullamento di una votazione popolare – ha deciso che presenterà alle Camere un messaggio aggiuntivo alla proposta presentata nel 2018. Ciò darà la possibilità al Parlamento di trattare nuovamente l’iniziativa del PPD ed elaborare un controprogetto. Anche le Camere infatti, ha spiegato davanti ai media Walter Thurnherr, cancelliere della Confederazione, si erano basate sui dati sbagliati. Dopo la pausa estiva il Dipartimento federale delle finanze e quello dell’interno dovranno quindi presentare all’Esecutivo il messaggio aggiuntivo. Questo dovrà riprendere le richieste del testo del PPD, illustrare i fatti alla base degli errori riconosciuti dal TF e indicare le misure previste dal Dipartimento delle finanze. Il Dipartimento di Berset sarà invece coinvolto nella parte che riguarda la problematica delle assicurazioni sociali.

Per evitare di dare ancora informazioni sbagliate a Camere e cittadini, il Governo ha previsto una serie di misure per migliorare l’affidabilità dei dati forniti. Per esempio va uniformata la struttura dei dati usati, che devono sempre essere forniti con tanto di fonte, metodo di calcolo e limiti di validità.

Gli obiettivi restano gli stessi

Le tempistiche prevedono che l’Esecutivo decida la data per la nuova votazione entro fine maggio 2020. I cittadini sarebbero chiamati alle urne entro il 27 settembre 2020. Fino a fine maggio dell’anno prossimo però il PPD potrebbe aver ritirato la sua iniziativa.

Tutto dipenderà, come indica il partito, dal tipo di proposta che verrà rilanciata dalle Camere. I due obiettivi del testo rimangono la priorità. Una delle critiche fatte all’epoca della votazione alla proposta pipidina era la definizione data di matrimonio come un legame disciplinato dalla legge tra un uomo e una donna. Termini per molti omofobici. Negli scorsi mesi più parlamentari PPD hanno affermato di essere a favore di una modernizzazione del testo dell’iniziativa a favore delle coppie gay. Nella sua forma attuale, avevano riportato più media, verrebbe respinto dalla maggioranza del gruppo parlamentare popolare democratico. In una nota di ieri il partito infatti scrive che dall’entrata in vigore della Legge sull’unione domestica registrata la società è cambiata e che «sondaggi dimostrano che la maggior parte della popolazione e della base del PPD è a favore del matrimonio per tutti», benché all’interno della formazione «coesistano vari punti di vista».

Il partito ora si dice contento della decisione del Governo. «Se», ci spiega Gianna Luzio, segretaria generale del PPD, «da Governo e Parlamento otterremo una soluzione in grado di soddisfare le richieste del partito, siamo pronti a ritirare l’iniziativa». In questo contesto l’Esecutivo è pregato «di prendere in mano la questione della penalizzazione del matrimonio anche nel dossier AVS 21», il progetto governativo di stabilizzazione del primo pilastro. In cambio i popolari democratici sosterranno il matrimonio per tutti. E avvertono: non dovesse essere trovata una via che garbi al PPD, i fautori dei diritti per i gay potrebbero tirarsi la zappa sui piedi.

Minacce

Nel caso in cui, insoddisfatti, i popolari democratici non ritirassero il testo e l’iniziativa (con il testo attuale) venisse accettata dal popolo - cosa sulla quale il PPD conta, viste le cifre corrette del numero di coppie sposate discriminate - il valore del testo dell’iniziativa sarebbe infatti maggiore di quello del testo riguardante il matrimonio per tutti. Questo perché il primo si situerebbe a livello costituzionale, mentre il secondo a livello di legge.

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