Svizzera costernata per Rey e Lamon

In memoria delle vittime in Burkina Faso, la bandiera rossocrociata sventolerà oggi e domani su Palazzo federale a mezz'asta

Svizzera costernata per Rey e Lamon

Svizzera costernata per Rey e Lamon

BERNA - La Svizzera ha appreso con costernazione la scomparsa dell'ex direttore generale della Posta Jean-Noël Rey e dell'ex deputato cantonale vallesano socialista Georgie Lamon uccisi negli attacchi terroristici avvenuti durante il fine settimana Ouagadougou e che hanno provocato la morte di 29 persone. In memoria delle vittime in Burkina Faso, la bandiera svizzera sventolerà oggi e domani su Palazzo federale a mezz'asta. L'attività delle organizzazioni umanitarie svizzeri in loco per il momento non cambia.

I due politici socialisti svizzeri si erano recati nel paese africano per inaugurare la mensa di una scuola, finanziata dall'associazione Yelen, creata da Georgie Lamon.

Sono stati uccisi venerdì sera nel caffè-ristorante 'Cappuccino'. "È drammatico. Avevano fatto molto per questo paese africano", ha affermato David Bagnoud, presidente del comune vallesano di Lens, nipote di Lamon, confermando ieri all'ats un'informazione pubblicata sul sito online del quotidiano vallesano Nouvelliste.

Nato nel 1949 a Sierre (VS), Jean-Noël Rey era diventato nel 1976 segretario del gruppo socialista delle Camere federali e otto anni dopo collaboratore personale del consigliere federale Otto Stich, allora ministro delle finanze. Dal 1990 al 1998 aveva diretto la Posta e poi era stato consigliere nazionale socialista dal 2003 al 2007. Attualmente era presidente del consiglio d'amministrazione della Camera di commercio Francia-Svizzera a Ginevra.

Lamon (82 anni) in passato aveva presieduto il Partito socialista del distretto di Sierre e fatto parte per anni del Gran consiglio vallesano. Da tempo era impegnato in attività di aiuto nel Burkina Faso, paese di cui si era innamorato dopo che la figlia aveva sposato un burkinabè, ha spiegato David Lamon. Jean-Noël Rey lo aveva sostenuto in questo impegno e il viaggio in Burkina Faso era previsto da tempo ed era stato rinviato a causa dell'epidemia di Ebola.

La notizia ha scosso il mondo politico svizzero, soprattutto in casa socialista. Profonda tristezza è stata espressa ieri dal consigliere federale Didier Burkhalter. "Condanniamo con la più grande fermezza questo atto terroristico. Ringraziamo le autorità dei paesi che sono intervenute per porre fine a questi atti di violenza e chiediamo che sia fatto tutto il possibile per ritrovare e giudicare gli autori", ha affermato, secondo quanto citato in una nota. "Il nostro pensiero va ai familiari delle vittime", ha aggiunto. Anche il Presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann ieri ha condannato nel suo conto twitter fermamente l'attacco e ha espresso le sue condoglianze ai familiari delle vittime.

Costernazione e sdegno sono giunti oggi dal governo vallesano. Il suo presidente, Jaques Melly, si è dichiarato profondamente colpito da questo avvenimento. "Condanniamo questo atto terrorista di inaudita violenza con la più grande fermezza", ha affermato in una nota ricordando che le vittime sono "due personalità che hanno marcato la vita economica, politica e sociale del canton Vallese" e che "sono morte mentre si trovavano nel Burkina Faso per motivi umanitari".

Cordoglio è stato espresso anche dal Partito socialista svizzero. In una nota il suo presidente Christian Levrat ricorda che "per quattro decenni Jean-Noël Rey ha fatto parte delle personalità eminenti e importanti socialiste". Il PS invita la comunità internazionale a combattere con decisione le radici del terrorismo affinché simili tragedie non si ripetano. Anche la Posta si è detta costernata dalla morte violenta del suo ex direttore.

In segno di lutto per le vittime di Ouagadougou le bandiere saranno a mezz'asta oggi e domani a Palazzo federale e presso la sede del governo vallesano. Lo hanno annunciato il portavoce del consiglio federale André Simonazzi, sul suo conto Twitter, e André Mudry, portavoce del governo di Sion all'ats. La bandiera era stata abbassata l'ultima volta a Berna e in vari cantoni dopo gli attentati di Parigi, avvenuti il 13 novembre scorso.

Quanto accaduto non influirà sulle attività delle varie organizzazioni umanitarie elvetiche attualmente attive nel paese africano. La Fondazione Katia von Weel, che opera nel Burkina Faso da oltre 20 anni, dopo l'attacco ha parlato con i contatti sul posto, ha spiegato oggi all'ats la sua responsabile. "I burkinabè sono stati molti scioccati per quanto accaduto. Temono che blocchiamo il nostro aiuto. Abbiamo dovuto rassicurali e confortarli", ha aggiunto.

"In futuro quando ci recheremo sul posto prenderemo ancora più precauzioni. Per il momento non cambierà il modo di funzionare delle scuole", ha aggiunto. L'ONG aiuta a scolarizzare 2000 bambini in cinque istituti di cui tre a Ouagadougou e due nel nord del paese.

A Berna, Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) segue da vicino la situazione e valuta le potenziali conseguenze degli attacchi sui programmi in Burkina Faso, ha precisato all'ats Stefan von Below, portavoce del DFAE. È tuttavia prematuro dire se quanto avvenuto avrà un impatto sul lavoro della Svizzera in loco. I programmi della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) continueranno sino a nuovo ordine. Il portavoce ha poi ricordato che i dipendenti inviati sul posto hanno ricevuto una formazione specifica e i rischi sono così ridotti al minimo.

Pierre Zwahlen, portavoce della Fedevaco, organizzazione sostenuta da quarantina di comuni vodesi e che si occupa di 56 progetti in una trentina di paesi, tra cui il Burkina Faso, ha precisato all'ats che adesso sarà riesaminato il concetto di sicurezza per quanto riguarda i cooperanti e gli autoctoni assunti in loco. Ma "l'azione prosegue. I burkinabè hanno bisogno delle ONG. Il peggio sarebbe di cedere alla pressione", ha concluso.

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