Svizzera-UE: come si svolgeranno le consultazioni sulla bozza d’accordo

Politica europea

Una serie di incontri per aprire un dialogo interattivo su vantaggi e svantaggi del documento

 Svizzera-UE: come si svolgeranno le consultazioni sulla bozza d’accordo
Foto Reguzzi

Svizzera-UE: come si svolgeranno le consultazioni sulla bozza d’accordo

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BERNA - Circa l’accordo istituzionale con l’UE, diversamente da una classica procedura di consultazione, il Consiglio federale sentirà le principali cerchie interessate per esaminare vantaggi e svantaggi della bozza di accordo (ora disponibile in italiano e tedesco, l’originale è in francese), per chiarire le posizioni dei principali attori e definire una posizione sui punti in sospeso. Il Governo si attende poi una presa di posizione scritta. In primavera, l’esecutivo esaminerà lo stato delle consultazioni e deciderà sul da farsi.

Gli incontri saranno organizzati in presenza di una delegazione del Consiglio federale, del segretario di Stato Roberto Balzaretti e di altri esperti, precisa una nota odierna del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

In occasione della sua seduta del 7 dicembre scorso, il Consiglio federale aveva preso nota dell’esito dei negoziati e del fatto che Bruxelles li considerava conclusi.

Il Governo aveva poi incaricato il DFAE di condurre, in collaborazione col Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e del presidente della Confederazione, Ueli Maurer, consultazioni sulla bozza di accordo.

Tra le cerchie che verranno ascoltate (con ogni probabilità fra febbraio e metà marzo) si annoverano, in particolare, le commissioni parlamentari della politica estera e quelle dell’economia e dei tributi, la Conferenza dei Governi cantonali, i partiti politici con un gruppo parlamentare, sindacati e organizzazioni dei datori di lavoro, i rappresentanti dell’economia e la comunità scientifica o accademica. Nelle varie «audizioni» verranno ascoltati tutti gruppi facenti parte della stessa categoria (tutti i partiti assieme, sindacarti e rappresentanti dei datori di lavoro assieme, ecc...). Questo per far sì, come ha spiegato lo stesso Balzaretti ieri durante un incontro con i media a Berna, che ogni incontro dia luogo a un vero dibattito.

Il Governo non si aspetta però, nella posizione scritte che i gruppi coinvolti nel processo manderanno, risposte nette. Ognuno potrà quindi dare il suo giudizio globale, indicando sia i lati apprezzati sia quelli criticati della bozza dell’accordo. Non si rischia in tal modo che il Governo ottenga solo di risentire le posizioni che più o meno conosciamo già ora? Come intende il Governo - abbiamo chiesto al segretario di Stato - prendere una decisione verso l’inizio dell’estate sulla base di tutte le informazioni che riceverà al termine delle consultazioni? «Proprio per evitare il fenomeno il Consiglio federale ha deciso di condurre delle discussioni interattive». Questo per Balzaretti «permetterà di capire un po’ meglio quali sono gli umori, di sentire dove potrebbero andare certe prese di posizione». Evidentemente, alla fine si tratterà di «arbitrare una scelta». Una scelta con la quale il Governo non potrà probabilmente mettere d’accordo tutti.

In visita a Vienna lo scorso 11 di gennaio, il presidente della Confederazione, Ueli Maurer, ha espresso dubbi riguardo a una rapida intesa su un accordo quadro istituzionale tra la Svizzera e l’Unione europea. Maurer aveva chiesto all’UE comprensione per il sistema decisionale elvetico. Tuttavia, il ministro UDC aveva anche riconosciuto che la pazienza di Bruxelles era stata messa a dura prova.

L’UE ha fissato un ultimatum a metà 2019, ossia quando scadrà il riconoscimento temporaneo dell’equivalenza della borsa elvetica. Sempre nella capitale austriaca, il ministro delle finanze aveva messo in guardia dall’entrare in un’ottica del prendere o lasciare, poiché vi sarebbe stato il rischia di scatenare una vertenza commerciale. Maurer aveva anche sostenuto che, tenuto conto dei processi in corso intorno all’accordo, l’intero dossier sarebbe scivolato al 2020. Il 6 gennaio a TeleZüri aveva dichiarato di voler condurre trattative supplementari con Bruxelles.

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