Tassa sulla CO2, «Non è logico che non ci sia ancora»

Camere federali

Il nazionale discuterà presto sulla possibile misura - La parola a un esperto di economia dell’energia

Tassa sulla CO2, «Non è logico che non ci sia ancora»
La tassa sulla CO2 in Svizzera ora si paga su gasolio e gas, ma non sulla benzina. (Foto Keystone)

Tassa sulla CO2, «Non è logico che non ci sia ancora»

La tassa sulla CO2 in Svizzera ora si paga su gasolio e gas, ma non sulla benzina. (Foto Keystone)

Settimana prossima il Consiglio nazionale affronterà la questione di una possibile introduzione di una tassa sulla CO2 per la benzina. Attualmente in Svizzera la tassa sulla CO2 non si paga ancora sul carburante per le auto. È invece già prevista sul gas o sul gasolio usati in casa per riscaldare l’ambiente e l’acqua nonché per i fornelli in cucina. La tassa, già calcolata nella bolletta del combustibile, è di 96 franchi per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa. Secondo cifre forniteci dal Centro di competenza per una transizione energetica sociale ed economica (CREST), in un anno una casa unifamiliare brucia mille litri di gasolio. In media, nelle abitazioni svizzere si consumano 15 litri di gasolio per metro quadrato (75 centesimi al litro).

Per Massimo Filippini, professore al Politecnico di Zurigo e all’Università della Svizzera italiana ed esperto di economia pubblica e dell’energia, è sbagliato che nel nostro Paese non si paghi una tassa sulla CO2. «Da un punto di vista economico, tutti i combustibili fossili che provocano danni ambientali e alla salute devono coprire questi costi sociali. Come già succede per il gasolio». Non è logico che per un carburante fossile sia prevista una tassa e per un altro no, afferma l’esperto: «È una soluzione politica, ma non economica».

Come ogni nuova tassa, anche questa rischia di creare nuovi malumori. I recenti scontri violenti verificatisi in Francia tra le autorità e i cosiddetti «gilets jaunes» ne sono la prova. Dovesse salire il prezzo della benzina, con questa misura - ma anche con quella più indiretta della compensazione delle emissioni per gli importatori di carburanti (anche questa in discussione settimana prossima alla Camera del popolo)- , a dipendenza della regione, il nuovo costo della benzina o del diesel potrebbe essere un problema per gli svizzeri. In uno studio firmato assieme a un collega dell’ETH, il professor Filippini ha indicato quali aree della Svizzera sarebbero più toccate. In Ticino, come in altre regioni rurali e di montagna, gli effetti negativi si farebbero sentire maggiormente rispetto ai centri urbani. Gli abitanti lontani dalle città, vista la minor offerta di trasporti pubblici, hanno meno possibilità di sostituire parte dei viaggi fatti in auto con i servizi offerti da bus e treni. «In città come Lugano, Bellinzona o Locarno le difficoltà sarebbero meno grandi. Nelle valli invece l'offerta di trasporti pubblici è minore e quindi, indipendentemente dal prezzo della benzina, i residenti in queste regioni devono utilizzare maggiormente l'auto».

Per rendere più sostenibile ed equa l'introduzione di una tassa sul CO2, continua Filippini, sarebbe quindi importante considerare anche la distribuzione della popolazione. «Ad esempio, differenziando la tassa a livello regionale oppure modificando il sistema di ridistribuzione delle entrate provenienti da questa tassa. Infatti, è importante sapere che le entrate dalla tassa sul CO2 vengono ridistribuite a tutta la popolazione tramite un sussidio per i premi delle casse malati».

Ma queste tasse in generale hanno anche l’effetto sperato? «Non sempre. Questo perché, come spiegano analisi di economia comportamentale, branca che usa risultati di ricerca della psicologia per spiegare il comportamento dei consumatori, non sempre si è razionali». Quando lo si è, spiega il professore, in caso di un aumento del prezzo della benzina, quando si dovrà scegliere una nuova automobile, si sceglierà quella che comporterà meno costi su tutto il periodo di vita, vale a dire i costi d'acquisto e i costi d'utilizzazione», scegliendo così un’opzione che spesso si rivela meno inquinante. Secondo alcuni studi condotti dall’esperto, «solamente il 50 % dei consumatori elvetici sembrano fare scelte pensate, logiche e razionali» nel campo energetico. Alzare il prezzo della benzina senza informare e aiutare maggiormente le persone a fare dei semplici calcoli economici e d'investimento, a conoscere tutti gli incentivi economici a favore di tecnologie efficienti – dice – riduce l'impatto auspicato. «E' quindi importante introdurre degli strumenti di politica energetica che aumentino il livello di alfabetizzazione finanziaria nel campo energetico dei consumatori in modo da poter dar loro la possibilità di fare scelte consapevoli e che promuovono uno sviluppo sostenibile»

Anche in Parlamento, conclude Filippini, non sembra che tutti i costi siano presi in considerazione, soprattutto a destra. «Questi costi ambientali e sanitari sono attualmente pagati da tutti in modo indiretto. Non vale il principio "chi inquina paga" molto importante per il buon funzionamento di un'economia di mercato. Ad esempio, i costi ambientali e sanitari dovuti all'inquinamento del settore dei trasporti stradali è di circa 900 franchi all'anno a persona. L’economista Adam Smith, a favore dell’economia di mercato, parlava della necessità di correggere i prezzi che non considerano tutti i costi. Chi, come in parte i partiti borghesi, crede negli stessi principi economici, dovrebbe comprendere meglio che c’è qualcosa che non va».

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