Posta, il Ticino a bocca asciutta?

Svizzera

L’assenza di un(a) rappresentante della Svizzera italiana nel Consiglio di amministrazione sembra destinata a perdurare

Posta, il Ticino a bocca asciutta?
© CdT/Gabriele Putzu

Posta, il Ticino a bocca asciutta?

© CdT/Gabriele Putzu

L’assenza di un(a) rappresentante della Svizzera italiana nel Consiglio di Amministrazione della Posta sembra destinata a perdurare. Domani il Consiglio federale dovrebbe decidere una nuova nomina nel vertice del gigante giallo. Il posto verrebbe assegnato a un candidato svizzero-tedesco, su proposta del Dipartimento delle comunicazioni. Quello delle nomine nel CdA è un terreno molto sensibile. Dalla partenza di Adriano Vassalli, nel 2018, la Svizzera italiana non è più rappresentata. Esattamente un anno fa aveva suscitato polemiche la decisione del Consiglio federale di designare l’ex consigliere nazionale bernese e sindacalista Corrado Pardini. Quest’ultimo era stato proposto dal sindacato Syndicom per succedere a un suo rappresentante, deceduto in febbraio. Ma in uno scritto interno al Governo si affermava che con l’ex deputato socialista la lingua italiana sarebbe stata nuovamente rappresentata al vertice dell’azienda. Il Consiglio di Stato, allertato da indiscrezioni di stampa, aveva scritto a Berna per far notare che Pardini, benché parlasse italiano, non avrebbe potuto essere considerato un esponente della Svizzera italiana, con la quale non aveva, né aveva mai avuto, nessun contatto. Chiamata in causa da tre deputati ticinesi (Piero Marchesi, Marco Romano e Alex Farinelli), la direttrice del DATEC Simonetta Sommaruga aveva detto che in futuro si sarebbe dovuto dare importanza al fatto che le prescrizioni relative alle comunità linguistiche nazionali venissero ossequiate. Quella risposta era stata letta come il riconoscimento che la Svizzera italiana dovesse essere rappresentata. Nemmeno stavolta, però, sembra il caso.

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