Proteste contro le restrizioni: «Piangiamo la libertà»

URI

Gli agenti hanno disperso una manifestazione non autorizzata ad Altdorf (UR) - Non tutti i dimostranti se ne sono andati, le autorità hanno usato anche gas lacrimogeni - FOTO

Proteste contro le restrizioni: «Piangiamo la libertà»
©KEYSTONE/Urs Flueeler

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La polizia cantonale urana ha disperso oggi nel primo pomeriggio ad Altdorf (UR) una manifestazione non autorizzata. Le forze dell’ordine presidiavano la località dopo che, in seguito all’annullamento definitivo di una grande dimostrazione prevista per oggi contro la politica in materia di coronavirus, si erano moltiplicati gli inviti a dare vita a raduni non autorizzati.

Lo ha constatato un giornalista dell’agenzia Keystone-ATS sul luogo.

Già in mattinata diversi poliziotti - appartenenti a un corpo extracantonale e in assetto antisommossa - si erano appostati nei pressi del monumento a Guglielmo Tell per monitorare la situazione. In alcune località del cantone, soprattutto nelle stazioni ferroviarie, si è proceduto a controlli d’identità. Gli agenti hanno pure invitato i piccoli gruppi che si stanno assembrando ad andarsene, ha indicato all’agenzia Keystone-ATS un portavoce delle forze dell’ordine.

Malgrado ciò poco prima di mezzogiorno diversi manifestanti giunti alla spicciolata muniti di striscioni e cartelli si sono riuniti davanti alla statua di Guglielmo Tell. Gli agenti di polizia li hanno più volte invitati a lasciare la piazza, ma sono stati sommersi di fischi. Verso le 14.00 è poi apparso un corteo di persone vestite di nero e dal viso coperto: marciavano sulle note del «Requiem» di Mozart e brandivano cartelli con scritto «Piangiamo la libertà».

La polizia ha invitato la folla a lasciare la piazza: la maggior parte dei dimostranti ha obbedito, mentre un gruppetto di irriducibili è stato accerchiato. Gli agenti hanno fatto sporadicamente uso di gas lacrimogeni e ha controllato l’identità dei manifestanti più determinati.

L’alleanza della Svizzera centrale «Aktionsbündnis Urkantone», che si dice favorevole a una ragionevole politica in merito alla gestione della COVID-19, avrebbe voluto organizzare una grossa manifestazione nei pressi del capoluogo urano oggi. L’obiettivo era protestare contro le misure e le restrizioni in vigore per arginare l’epidemia.

Il dipartimento urano della sicurezza ha però respinto la domanda di autorizzazione, ritenendo che sarebbe impossibile far rispettare l’obbligo di indossare la mascherina in un contesto con migliaia di persone. Inoltre, il governo ha incluso nell’ordinanza cantonale sulla COVID una disposizione che non permette raduni con più di 300 individui.

L’Aktionsbündnis Urkantone ha presentato ricorso, ma la tempistica ha finito per giocarle contro. Il tribunale non avrebbe potuto emettere una sentenza sull’argomento entro oggi. Ciò non ha lasciato margine di manovra agli organizzatori, costretti a cancellare l’evento.

La situazione epidemiologica del canton Uri è preoccupante. Ieri il Consiglio di Stato ha comunicato che nei prossimi giorni potrebbero venir adottate nuove misure per contenere la diffusione del coronavirus.

Le autorità hanno aggiunto che stanno seguendo con preoccupazione l’aumento del numero di casi e dell’occupazione del reparto di terapia intensiva dell’ospedale cantonale. Se necessario, i pazienti potrebbero essere trasferiti nei cantoni circostanti.

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha contato 874 casi di COVID-19 ogni 100 mila abitanti nelle ultime due settimane nel canton Uri. Si tratta del tasso più alto della Svizzera in proporzione alla popolazione. A titolo di paragone, nel vicino Svitto si sono registrati 200 casi ogni 100 mila abitanti, in Ticino 291 e nei Grigioni 277.

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