Quando le foto dei nostri figli finiscono all’asta nel dark web

pedopornografia

Il numero di immagini di minori rubate dai pedofili sui social è «enorme» e «imprecisato», spiega il capo della Divisione cybercriminalità della polizia cantonale di Zurigo e capo della NEDIK – Frequente lo scambio di materiale illecito in termini di domanda e offerta – L’esperto di informatica forense Alessandro Trivilini: «Non esiste un tariffario, in questa terra di nessuno vige il libero mercato»

Quando le foto dei nostri figli finiscono all’asta nel dark web
© Shutterstock

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Viene spesso definito come la terra di nessuno, un universo parallelo senza alcun tipo di limiti etico-morali dove è possibile trovare qualsiasi cosa senza troppi rischi di venire rintracciati. È un postaccio il dark web, terreno fertile soprattutto per i pedopornografi che negli ultimi anni sono soliti sguazzare alla ricerca di immagini di minori sottratte dai profili social degli stessi genitori che le postano. Il fenomeno dello sharenting (ndr; fenomeno che si verifica quando i genitori mettono e condividono le foto dei loro figli online) ha provocato una crescita vertiginosa dei casi di pedopornografia che hanno iniziato a dilagare anche grazie all’involontario contributo dei genitori. Avevamo già trattato la tematica dell’importanza di sensibilizzare questi ultimi sulla tutela dei minori...

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