Quattro scenari per una possibile nuova ondata

Il modello

Un matematico losannese e un infettivologo biennese hanno lavorato a uno studio epidemiologico per provare a descrivere i mesi che verranno: la lotta al virus non è finita

Quattro scenari per una possibile nuova ondata
© CdT/Gabriele Putzu

Quattro scenari per una possibile nuova ondata

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Mentre i numeri che ci vengono presentati giornalmente dall’Ufficio federale della sanità pubblica e dallo Stato maggiore cantonale di condotta si fanno vieppiù incoraggianti, i vari modelli epidemiologici ci ricordano che ancora la lotta al coronavirus non è da considerarsi vinta. Anzi. La scorsa settimana era stato presentato uno studio del Politecnico federale di Losanna basato su tre possibili scenari, alquanto allarmanti in vista dell’estate, della fase cioè successiva a quella in corso, di riapertura. Ora è invece emerso lo studio condotto dal matematico losannese David-Olivier Jaquet-Chiffelle e dall’infettivologo biennese Daniel Genné. E i risultati corrispondono su per giù a quelli ottenuti dai loro colleghi: la lotta non è finita né tantomeno vinta. L’estate sarà calda, anche al netto delle temperature.

Come un avvertimento
Stando ai vari scenari costruiti da Jaquet-Chiffelle e da Genné, potremmo assistere a una nuova impennata dei contagi tra i prossimi mesi di agosto e settembre. Un’ondata simile a quella appena vissuta, se non più alta ancora. «Il nostro obiettivo non è di mettere paura alla popolazione - spiega proprio Jaquet-Chiffelle - Ma è forte il rischio che questa fase di attenuazione delle misure restrittive porti a un’interpretazione troppo rilassata da parte della popolazione stessa, come se il pericolo non esistesse più. Speriamo si possa capire che il coronavirus non se n’è andato. La nostra simulazione mostra che c’è una soglia a partire dalla quale l’epidemia può ripartire velocemente. L’obiettivo è fare in modo che quella soglia non venga superata. Lo studio allora, sì, va letto come un avvertimento». Per fare in modo insomma che i dati di questi giorni non risultino una sorta di illusione. «Parliamo di modelli, non vi è quindi nulla di sicuro, di dato. Ma è vero che questi modelli dimostrano che se diamo per superato il problema, potremmo pagarne le conseguenze. Molto dipenderà allora dal comportamento medio della popolazione. Questi modelli ci ricordano che abbiamo una Spada di Damocle che pende sulle nostre teste».

I limiti di simili modelli
Tutto sta nel trovare un equilibrio, tra il senso di paura e quello di pura vigilanza. «Un equilibrio molto difficile da trovare, è vero - conferma Jaquet-Chiffelle - Il problema è che, finché non si raggiunge la tanto citata immunità di gregge, con un 60% della popolazione toccata dal virus, se ci si rilassa troppo si ritorna al punto di partenza, con nuovi picchi. Al momento, stando per esempio agli studi fatti nel canton Ginevra, la popolazione toccata è del 5-6%. Per cui, magari più lentamente rispetto a quanto avvenuto per questa prima ondata - anche perché ora come ora la popolazione è maggiormente cosciente di quanto sia giusto o sbagliato a livello di comportamento -, ma l’epidemia ripartirebbe. I modelli epidemiologici mostrano proprio questo tipo di dinamica». Tali modelli hanno un limite, riconosciuto dagli autori stessi: osservare il virus secondo quanto già si sa, senza poter prevedere eventuali variazioni. Le variabili sono molte, a partire dalla possibile stagionalità del virus. «Sì, i modelli sono fatti partendo dall’ipotesi che il virus non cambi forma. E poi ora come ora non ci sono né trattamenti né vaccini. Tutto cambierebbe con gli uni o gli altri. Avremmo un’altra realtà. In questo caso il modello ci dice che, di fronte alla realtà odierna, se la popolazione non facesse più attenzione e abbandonasse un comportamento “sicuro”, assisteremmo a un nuovo picco. Tra un mese tutto sarà più facile da calcolare. Il prossimo mese sarà decisivo». Gli svizzeri sin qui hanno dimostrato, comunque, un certo rispetto delle regole. I numeri lo dimostrano. «Sì, e le misure in questo senso sono state prese nel momento giusto e hanno fermato una ancor più drastica ascesa dell’epidemia».

Adattarci fino a febbraio 2021
Tra gli scenari evidenziati dallo studio, il quarto si riferisce a un continuo adattamento delle misure sino al febbraio del 2021, che permetterebbe di controllare la nuova crescita del virus e di evitare di superare la capacità massima degli ospedali svizzeri. Uno scenario ideale? «Non si tratterebbe di chiudere tutto come nel mese di aprile, ma di agire facendo in modo che il numero dei malati resti gestibile, senza bloccare l’economia. Misure quindi più lievi, da adattare di volta in volta, un po’ come quando si porta una barca in porto: non ci si può arrivare a tutto gas, bensì delicatamente, adattando la velocità man mano. Nuove pesanti misure, oltre a bloccare l’economia, potrebbero ulteriormente angosciare la popolazione, oltre misura».

Lo studio

Lo studio di cui riferiamo è stato realizzato sotto la supervisione di David-Olivier Jaquet-Chiffelle, professore di matematica all’UNIL, e di Daniel Genné, infettivologo, capo servizio di medicina interna a Bienne, e si basa su diversi parametri, su ciò che si sa della COVID-19, oltre che sull’osservazione clinica garantita da Genné. La curva viene costruita a partire dal coefficiente d’attenuazione della malattia, che riflette la severità delle misure sanitarie e del rispetto delle stesse. Il modello matematico simula l’evoluzione dell’epidemia da qui ai prossimi mesi.

Lo scenario numero 1 presuppone uno stop totale delle misure sanitarie dalla fine di luglio: la recrudescenza sarebbe immediata e grave.

Quattro scenari per una possibile nuova ondata

Lo scenario numero 2, al contrario, presuppone misure molto restrittive, le quali terrebbero i ricoveri sotto la soglia attuale, sacrificando però l’economia.

Quattro scenari per una possibile nuova ondata

Lo scenario numero 3 calcola l’allentamento delle misure secondo tre diverse velocità. Questo scenario, ben più probabile dei primi due, porterebbe la Svizzera, indipendentemente dalla velocità d’allentamento delle misure, a una sorta di collasso sanitario tra agosto e settembre - proprio per questo l’ospedale di Bienne eviterà che il proprio personale fissi le vacanze in quel periodo -, anche perché sarebbe probabile un rilassamento del comportamento da parte della popolazione.

Lo scenario numero 4 parla di misure corrette man mano, una sorta di danza con il virus, al fine di renderlo gestibile. È, questo, una sorta di scenario ideale.

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