Randa, quasi trent’anni dalla grande frana

vallese

Il 18 aprile 1991 un’intera fetta della montagna si staccò scivolando a valle, senza causare vittime tra la popolazione: a morire furono trentacinque pecore e sette cavalli - «Una densa nuvola di polvere coprì tutto il villaggio, case, giardini e automobili: i bambini dovettero indossare mascherine per andare a scuola», ricorda il sindaco

Randa, quasi trent’anni dalla grande frana
© Keystone/Laurent Gillieron

Randa, quasi trent’anni dalla grande frana

© Keystone/Laurent Gillieron

Randa, quasi trent’anni dalla grande frana

Randa, quasi trent’anni dalla grande frana

Randa, quasi trent’anni dalla grande frana

Randa, quasi trent’anni dalla grande frana

Il 18 aprile del 1991, alle prime luci del mattino, un’intera fetta della montagna tra Randa ed Herbriggen, in Vallese, si staccò franando a valle, senza causare vittime. Milioni di metri cubi di roccia, in grossi massi, scivolarono lungo il pendio.

Oggi, grazie alla tecnologia, il villaggio è meglio protetto.

A morire furono trentacinque pecore e sette cavalli, mentre 33 edifici agricoli e case di vacanza situati in una parte del villaggio andarono completamente distrutti. Una linea elettrica fu letteralmente spazzata via dalla frana e la ferrovia Briga-Viessel-Zermatt fu gravemente danneggiata.

Pochi giorni dopo si verificò una seconda frana, senza alcun impatto rilevante. Un terzo scoscendimento si staccò tre settimane dopo, lasciando il segno. «Una densa nuvola di polvere coprì tutto il villaggio, case, giardini e automobili. I bambini dovettero indossare mascherine per andare a scuola», ricorda Daniel Roten, sindaco di Randa, all’agenzia Keystone-ATS.

Le calamità non si fermarono qui, dato che il villaggio venne in seguito allagato dal fiume Vispa, prima in giugno e poi in agosto, con circa 20 edifici sommersi fino al primo piano. Furono soprattutto i danni causati dalle inondazioni a lasciare il segno nella popolazione, rileva Roten.

Oggi il villaggio e i suoi circa 450 abitanti sono meglio protetti dai pericoli naturali. La montagna è sorvegliata grazie a tecnologie di ultima generazione: sensori, radar e allarmi automatici. «Si muove sempre un po’, a volte di più, a volte di meno», ma da molti anni ormai è tranquilla», secondo il sindaco.

Il pericolo più grande è oggi rappresentato dal crollo del ghiacciaio, il Bisgletscher. Dato che si trova su un pendio molto ripido, si rompe regolarmente. Il surriscaldamento globale ha esacerbato il problema, ma il ghiacciaio è sotto stretta sorveglianza.

«Se c’è una spaccatura, scatta immediatamente un allarme e la strada e la ferrovia vengono chiuse», spiega Roten. L’allarme viene automaticamente revocato se la valanga di ghiaccio non scende ulteriormente a valle. Anche il rischio di inondazioni è stato escluso. Due anni dopo il disastro, è stato completato un tunnel sotterraneo di 3,5 chilometri, permettendo al fiume di scorrere anche in caso di alluvione.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1