«Ristoranti chiusi fino a fine febbraio»

lotta alla pandemia

Il Consiglio federale intende prolungare di altre 5 settimane anche la chiusura delle strutture per la cultura, il tempo libero e lo sport: la decisione definitiva il 13 gennaio – I Cantoni sono chiamati a esprimersi su ulteriori possibili inasprimenti delle misure – Alain Berset: «Non possiamo permetterci una terza ondata» – LA DIRETTA

«Ristoranti chiusi fino a fine febbraio»
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

«Ristoranti chiusi fino a fine febbraio»

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Le misure messe in campo a dicembre per contrastare la curva dei contagi in Svizzera non stanno avendo l’effetto sperato. Anzi, i tecnici della Confederazione continuano a parlare di stagnazione verso l’alto. Proprio per questo motivo il Consiglio federale si è riunito questa mattina in una seduta straordinaria per analizzare l’andamento epidemiologico nel Paese e prorogare le disposizioni attualmente in vigore. Per informare la popolazione e i rappresentanti dei media sulle tematiche discusse in mattinata, il Governo ha indetto una conferenza stampa alle 14 a cui presenzierà in qualità di relatore unico il consigliere federale e capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset. Presente anche Virginie Masserey, responsabile della Sezione malattie infettive dell’Ufficio federale della sanità pubblica.

LA DIRETTA DA BERNA

«Signore e signori» ha esordito Alain Berset. «Credo che dopo le feste e dopo queste settimane di 2021 volevamo tutti mettere la parola fine a questa pandemia e ritrovare le nostre libertà. Vediamo però che il momento resta difficile. La situazione non è buona, anzi è cattiva. Anche se le cifre sono difficili da interpretare considerando le feste. Ma non scendono, il livello è elevato. Ci sono diversi elementi che ci accompagnano, alcuni positivi come il vaccino. Per altre problematiche, penso soprattutto alle varianti del coronavirus che circolano anche in Svizzera, stiamo cercando di capire cosa significhino. Ma sappiamo che si imporranno anche qui. A priori non sono più pericolose, ma sono più contagiose. Ed è problematico».

«Livello troppo alto»

In Svizzera, insomma, il livello dei contagi resta troppo alto. Sia in termini di contagi sia di ricoveri e decessi. «Il tasso di riproduzione è in aumento» ha sottolineato Berset. «La mortalità, ne ho già parlato, resta pure lei troppo elevata. E se diamo un’occhiata al contesto internazionale abbiamo tutta una serie di Paesi che ha chiuso le attività in modo importante, come il Regno Unito. Ma anche la Germania è già al terzo-quarto lockdown e la situazione in alcune regioni è impressionante. Il raggio di mobilità è solo di 15 km e si può vedere solo una persona al di fuori della cerchia domestica. Questa è la situazione ad inizio 2021, dobbiamo tenerne conto. Per questo motivo, sulla base di queste notizie, abbiamo preso determinate decisione. Però, dicevo, è iniziata la campagna vaccinale e sono sicuro che la situazione migliorerà».

«Capiamo che è frustrante»
Il vaccino, ad ogni modo, non migliorerà le cose dall’oggi al domani. «L’immagine della maratona, scelta per parlare della pandemia, è calzante» ha ribadito Berset. «Non dobbiamo abbandonare la gara, continuare gli sforzi. Naturalmente la popolazione è stufa, affaticata, ci sono le famiglie colpite da lutti. Ma penso anche a tutti gli operatori che fanno vivere la società, come la gastronomia, lo sport e il tempo libero che stanno pagando lo scotto. Capiamo che è frustrante, difficile». La parola d’ordine, oggi come non mai, è solidarietà.

«Abbiamo un po’ di tempo»

Il consigliere federale ha chiarito che la Svizzera dovrà fare tutto il possibile per contenere questa ondata. «Quanto fatto dalla Cina, mesi fa, ci aveva fatto guadagnare tempo. Il Regno Unito a dicembre ha comunicato in maniera trasparente e ci permette di vedere cosa potrebbe succedere anche da noi». C’è un po’ di tempo, insomma, «e dobbiamo sfruttarlo per evitare una terza ondata che avrebbe un effetto devastante sugli ospedali e sul numero dei morti». Un’ondata, la terza, che avrebbe effetti anche sulla campagna vaccinale. «Inoltre, dobbiamo fare di tutto per evitare un altro lockdown con tutte le conseguenze del caso». Quindi, il capo del Dipartimento federale dell’interno ha elencato le misure adottate dal Consiglio federale. «Siamo coscienti della durezza delle misure. La chiusura delle attività era prevista fino al 22 gennaio, ora andremo avanti fino a febbraio e questo cambia le cose».

«Dobbiamo avere una situazione omogenea»

Le eccezioni cantonali, intanto, sono state revocate. «Oggi dobbiamo avere una situazione omogenea su tutto il territorio» ha dichiarato Berset al proposito. «E vedremo poi se altre misure saranno necessarie, come il telelavoro che potrebbe essere reso obbligatorio o delle restrizioni e chiusure supplementari. Bisogna prevedere, essere pronti, magari grazie al vaccino arriveremo ad una situazione migliore ma con questa mutazione del virus abbiamo una situazione difficile».

«I vaccini? Sono basito»
«Sono basito» ha detto poi Berset riferendosi ai vaccini. «Ne parliamo da marzo 2020, ci preparavamo per essere ben messi a livello di vaccini. Avevamo iniziato a parlare con i produttori, ci eravamo mossi per i contratti. Non dobbiamo arrossire, sui tre primi prodotti giunti sul mercato siamo messi bene. Era difficile mesi fa capire quali progetti sarebbero arrivati per primi. Ci siamo riservati più di 15 milioni di dosi, è un processo a rincorsa cominciato appunto a marzo. A dicembre, in sei mesi, abbiamo avuto i primi vaccini e avevamo informato i cantoni già a novembre. A inizio gennaio siamo partiti, è andata più rapidamente di quanto pensassimo. Le dosi aumenteranno, abbiamo già mezzo milione per gennaio, un milione a febbraio. Le dosi ci permettono di vaccinare tutta la popolazione adulta svizzera, in pochi mesi. È un’ottima notizia, la sfida certo è grande a livello logistico». I cantoni non sono tutti allo stesso livello, «ma è importante arrivare ad una uniformità». La sicurezza resta la priorità numero uno. «Abbiamo delle omologazioni per nuovi prodotti che potrebbero essere date a breve, la qualità resta il punto fondamentale». Il messaggio, ad ogni modo, non cambia: «Non è che grazie al vaccino l’emergenza passi. Dobbiamo continuare a rispettare il distanziamento sociale, le misure igieniche, l’uso della mascherina». Ad oggi, è stato vaccinato il 2,7% della popolazione.

«Testatevi non appena avete sintomi»

Berset è infine passato ai test: «Fatelo, non appena avvertite il minimo sintomo» ha spiegato. «I test negli ultimi giorni e nelle ultime settimane non sono ancora stati interpretati a fondo, erano giorni di festa e la popolazione si è sottoposta a meno test. L’impressione è che stesse migliorando la situazione, ma ribadisco che i quasi 5 mila nuovi contagi di oggi sono troppi. E sappiamo che negli ultimi giorni il personale sanitario è stato sovraccaricato. Non sappiamo come fare in modo per aiutare, la situazione resta tesa. Non possiamo assolutamente permetterci una terza ondata, non possiamo escluderla ma non possiamo permettercela».

«Ci saranno compensazioni»
La discussione attorno alla pandemia continuerà nei prossimi giorni e nei prossimi mesi. «Il messaggio del Consiglio federale è questa consultazione avviata per prolungare le misure fino al termine di febbraio» ha detto Berset. «È chiaro che dovremo compensare i settori coinvolti. Siamo consapevoli che diversi settori stanno soffrendo in modo speciale, per questo da marzo dello scorso anno abbiamo iniziato ad adottare misure di aiuto».

«Nessuno va colpevolizzato»
La revoca della possibilità ai cantoni di concedere eccezioni alle restrizioni è stata decisa anche per evitare il turismo degli acquisti fra un cantone e l’altro. «Nessuno va colpevolizzato» ha sottolineato Berset. «Nessuno sapeva come combattere una pandemia, noi abbiamo sempre avuto un approccio umile e una flessibilità di fondo. Adeguandoci costantemente. Con questo aumento volevamo regole chiare per tutti, uniformità. È una norma dura ma chiara». Perché non decisioni più dure adesso? «Oggi il feeling non è buono ma, appunto, le cifre non sono abbastanza affidabili. Vogliamo concederci ancora una settimana. Poi vogliamo consultare i cantoni e i partner sociali, toccati dal problema. Poi, le decisioni verranno prese. A metà dicembre speravamo che i numeri scendessero, ma ora non crediamo che la situazione possa migliorare a breve. La pandemia sta toccando tutto il continente, a livello economico e di libertà individuali siamo comunque messi meglio degli altri».

«Non vogliamo chiudere le scuole»
C’è stato spazio per parlare anche della chiusura delle scuole. «Non vogliamo chiuderle e comunque la competenza è cantonale su questo tema» ha ribadito, con forza, Berset. «I cantoni però sono pronti, a livello scolastico, a prenderne altre di misure. Mi auguro non siano necessarie ma dobbiamo essere pronti».

«Quanto aspettare fra una dose e l’altra?»
Il settore della ristorazione, viene ribadito da una giornalista in sala, è davanti ad un baratro. Urgono aiuti immediati, altrimenti sarà fallimento per molti. «È chiaro che se il prolungamento della chiusura verrà confermato il quadro cambia» ha detto Berset. Quanto ai vaccini, non è chiaro quanto aspettare fra una dose e l’altra. «Si sa che ci sono discussioni in diversi sensi» le parole di Berset. «Noi, sostenuti dalla task force scientifica, sposiamo la tesi di aspettare tre quattro settimane fra una dose e l’altra. Non sono uno specialista medico, ma l’obiettivo è ottenere il massimo successo».

Ecco le misure

Sul fronte epidemico, la situazione resta tesa. Il Consiglio federale prevede perciò di prolungare di cinque settimane, vale a dire sino alla fine di febbraio, i provvedimenti adottati per combattere la diffusione del coronavirus. Nella sua seduta straordinaria odierna ha discusso in modo approfondito questa opzione, sulla quale si pronuncerà in via definitiva il 13 gennaio dopo avere consultato i Cantoni. Questi ultimi sono nel frattempo chiamati a esprimersi su una serie di possibili inasprimenti. Il Consiglio federale ha inoltre revocato la possibilità, per i Cantoni con un’evoluzione epidemiologica favorevole, di prevedere allentamenti. Dal 9 gennaio dovranno così restare chiusi, in tutta la Svizzera, i ristoranti e le strutture per la cultura, il tempo libero e lo sport.

Attualmente il numero delle infezioni riflette soltanto in misura insufficiente la situazione epidemiologica: anche se negli ultimi giorni i contagi sono leggermente diminuiti, non va dimenticato che sono stati eseguiti meno test e che non è da escludere una nuova impennata dopo le festività. Una probabilità, questa, favorita anche dalla presenza delle nuove varianti del coronavirus, molto più contagiose. La situazione epidemiologica resta quindi tesa: il numero delle infezioni, delle ospedalizzazioni e dei decessi, così come la pressione sul personale sanitario si attestano a livelli molto elevati.

Proposto un prolungamento di cinque settimane

Già oggi si può prevedere che il numero delle infezioni non scenderà in modo significativo e duraturo nelle prossime settimane. Il Consiglio federale ritiene pertanto che i provvedimenti decisi il 18 dicembre scorso debbano essere mantenuti in vigore oltre il 22 gennaio. Propone in particolare di prolungare di cinque settimane, vale a dire sino alla fine di febbraio, la chiusura dei ristoranti e delle strutture per la cultura, il tempo libero e lo sport. Questa opzione permetterebbe ai settori interessati di pianificare con maggiore certezza. Nella seduta del 13 gennaio prossimo, dopo aver consultato i Cantoni, il Consiglio federale prenderà una decisione definitiva sul prolungamento dei provvedimenti e sulla loro durata e su ulteriori misure per attenuarne le conseguenze economiche.

Consultazione dei Cantoni sull’inasprimento dei provvedimenti

Il Consiglio federale sottoporrà nel frattempo ai Cantoni, per consultazione, una serie di possibili inasprimenti che gli permetteranno, se necessario, di reagire rapidamente. Tra i provvedimenti ventilati figurano l’obbligo del telelavoro, la chiusura dei negozi, un’ulteriore limitazione degli assembramenti e delle manifestazioni private, un’accresciuta protezione delle persone particolarmente a rischio e ulteriori misure sul posto di lavoro. I Cantoni devono inoltre riflettere su quali provvedimenti potrebbero essere adottati per la scuola dell’obbligo nel caso la situazione imponesse ulteriori interventi.

Le stesse regole in tutta la Svizzera

Il Consiglio federale ha inoltre deciso che devono valere le stesse regole di base in tutta la Svizzera. I Cantoni non potranno quindi più prevedere allentamenti in caso di situazione epidemiologica favorevole. In questo modo il Governo intende porre un freno al turismo degli acquisti e gastronomico fra un Cantone e l’altro e rafforzare l’adesione della popolazione ai provvedimenti sanitari. Allo scopo ha perciò deciso una modifica dell’ordinanza COVID-19 situazione particolare che entrerà in vigore sabato 9 gennaio.

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