Scatta l’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici

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Il Consiglio federale ha deciso di introdurre il provvedimento a partire da lunedì 6 luglio - I viaggiatori provenienti da alcune zone a rischio dovranno mettersi in quarantena - Estesa l’indennità di lavoro ridotto fino a 18 mesi

Scatta l’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici
© KEYSTONE/Peter Schneider

Scatta l’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici

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Il Consiglio federale, dopo essersi riunito questa mattina per l’ultima seduta prima della pausa estiva, ha organizzato una conferenza stampa per comunicare alla popolazione le ultime decisioni relative al coronavirus, tra le quali spicca il prolungamento da 12 a 18 mesi per beneficiare dell’indennità per il lavoro ridotto e l’obbligo della mascherina sui trasporti pubblici a partire da lunedì 6. Presenti all’incontro con i media Simonetta Sommaruga, presidente della Confederazione, Alain Berset, capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI), Guy Parmelin, consigliere federale, capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e Ueli Maurer, consigliere federale, capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF).

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha aperto la conferenza stampa da Berna informando che il Consiglio federale ha adottato ulteriori misure preventive per arginare la diffusione del virus. Spicca tra gli interventi messi in campo dall’Esecutivo l’obbligo della mascherina sui mezzi pubblici a partire da lunedì 6 luglio: «Potremmo di nuovo utilizzare i mezzi di trasporto in maniera efficiente sempre nell’ottica della salvaguardia della salute pubblica. Il coronavirus non è sparito e proprio per questo motivo il Consiglio federale ha deciso di passare all’azione prendendo queste decisioni». Sommaruga, in conclusione, ha informato che attualmente la app SwissCovid è utilizzata da un milione di persone.

Dal canto suo, il capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset ha spiegato le motivazioni del perché il Consiglio federale ha deciso di rafforzare determinate misure preventive: «C’è un cambiamento di tendenza in atto e bisogna stare attenti; abbiamo assistito a diverse tappe dei nuovi allentamenti, come il 6 giugno e il 19 giugno e la conseguenza è che il numero dei nuovi casi è salito nuovamente. Alcune attività sono maggiormente a rischio rispetto ad altre». Ricordiamo che attualmente la competenza in materia di prevenzione è passata ai singoli Cantoni, anche se la Confederazione monitora e continua a prendere le decisioni di base. «Dal momento che le frontiere sono state riaperte e gli spostamenti sono più frequenti - continua Berset - è stato necessario introdurre l’obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici. Una decisione presa a fronte dell’aumento dei casi e per evitare una seconda ondata». Inoltre, l’Esecutivo ha introdotto l’obbligo della quarantena per dieci giorni per le persone che rientrano da determinate zone. Una lista dei Paesi a rischio verrà fornita a breve dall’UFSP.

La parola è poi passata al capo del Dipartimento dell’economia Guy Parmelin, che ha ricordato l’effetto della pandemia sul personale e sulle aziende: «Le aziende che si sono registrate per il lavoro ridotto possono chiederlo fino a 18 mesi e questo vale fino alla fine del 2021. Inoltre, sono stati aumentati i fondi per la disoccupazione».

In conclusione, il capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer ha parlato dello stato di salute delle finanze federali, evidenziando che per la fine del 2020 è previsto un deficit che oscilla tra i 3 e i 5 miliardi di franchi. L’anno prossimo, invece, il deficit «sarà più sopportabile» e dovrebbe aggirarsi attorno a 1 miliardo di franchi. «Questi debiti vogliamo già ammortizzarli senza avere un aumento della fiscalità, dobbiamo tornare ad essere uno Stato robusto e ci dobbiamo prendere questo tempo per evitare di aumentare le tasse. Nel 2021, comunque, ne usciremo con un occhio pesto, ma nel 2022 la situazione sarà nettamente differente», ha detto Maurer.

Perché aspettare fino a lunedì per introdurre l’obbligo della mascherina?

«Abbiamo preso questa decisione questa mattina e domani formalizzeremo l’ordinanza - ha risposto la presidente della Confederazione a una domanda di un giornalista in sala -. Abbiamo dovuto discuterne anche con le FFS e le aziende di trasporto per avere una norma chiara per tutti. Non sono previste delle multe e il metodo sarà lo stesso adottato delle dimostrazioni: è un obbligo per i passeggeri attenersi a questa norma e portare la mascherina correttamente».

In che misura le decisioni spettano ai Cantoni?

«Il Consiglio federale getta le basi per le misure preventive - spiega Sommaruga - i Cantoni sono invece responsabili dell’attuazione di tali misure. Ad esempio nei ristoranti e nei negozi sono presenti i piani di protezione e i Cantoni hanno il compito di accertarsi che queste misure vengano rispettate». L’Esecutivo, è stato ribadito in conferenza stampa, è in costante contatto con i Cantoni per monitorare la situazione e coordinarsi sulle misure da mettere in campo per combattere il virus. «Attualmente ci sono Cantoni con zero contagi - come il Ticino - e altri che presentano qualche caso - ha detto Berset facendo da eco alla presidente della Confederazione -, non possiamo prendere una decisione comune per tutti quando ci sono queste differenze. Ecco perché abbiamo messo nelle mani dei Cantoni la responsabilità di decidere quali misure meglio si adattano al loro territorio».

Le riaperture sono state troppo affrettate?

«Siamo sempre rimasti sintonizzati con il Paese e abbiamo cercato di limitare le conseguenze per l’economia - ha spiegato Berset -. Oggi, quando compaiono dei focolai, riusciamo ad intervenire immediatamente e attuare delle quarantene mirate». Per quanto riguarda la riapertura di pub e discoteche e, soprattutto, a fronte dei recenti focolai nei locali notturni, la presidente della Confederazione ha ribadito che «abbiamo gli strumenti giusti da applicare per evitare determinate situazioni. Ovviamente, i focolai hanno un’incidenza sul numero dei casi».

Scatta l'obbligo delle mascherine sui mezzi pubblici

Dopo che quasi tutti i provvedimenti ordinati dal Governo per combattere l’epidemia di COVID-19 sono stati allentati si constata un aumento delle persone in circolazione sui mezzi pubblici, dove spesso la distanza raccomandata non può essere rispettata. In considerazione dell’aumento del traffico passeggeri e, dalla metà di giugno, anche dei nuovi casi d’infezione, il Consiglio rafforza, in una decisione di principio, i provvedimenti di protezione contro il coronavirus introducendo l’obbligo generalizzato della mascherina sui mezzi di trasporto pubblico. Da lunedì prossimo, 6 luglio 2020, gli utenti a partire dai 12 anni dovranno indossare la mascherina sul treno, sul tram e sull’autobus, nonché a bordo degli impianti di risalita e dei battelli. L’ordinanza modificata sarà adottata e pubblicata domani.

Finora sui mezzi pubblici l’uso della mascherina era fortemente raccomandato, in particolare nelle ore di punta. Questo invito non è però stato seguito nella misura auspicata. Con la sua decisione, il Consiglio federale reagisce alle raccomandazioni di esperti e alle richieste di alcuni Cantoni, tanto più che anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) raccomandano l’uso della mascherina ogniqualvolta non è possibile rispettare la distanza necessaria.

Quarantena per i viaggiatori che provengono da zone a rischio

Dalla metà di giugno si sono registrati a più riprese nuovi focolai di coronavirus dopo che persone contagiate sono giunte in Svizzera da Paesi dell’area Schengen e non Schengen. Per questo motivo, dal 6 luglio prossimo, chi entra in Svizzera in provenienza da determinate regioni deve mettersi in quarantena per dieci giorni. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) tiene un elenco costantemente aggiornato. Le persone interessate vengono informate in modo mirato sull’aereo, sull’autobus e alle frontiere e sono tenute a notificare la loro entrata all’autorità cantonale competente. La nuova ordinanza sarà adottata e pubblicata domani. Le compagnie aeree e le imprese di trasporto in autobus sono inoltre avvertite di non trasportare passeggeri malati.

Restrizioni d’entrata in Svizzera in vigore sino al 20 luglio

Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale ha inoltre preso atto delle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea sulla revoca, dal 1. luglio, delle restrizioni d’entrata per 15 Stati emanate per contrastare la diffusione del coronavirus. È previsto che la Svizzera si allinei a queste raccomandazioni, ma soltanto dal 20 luglio 2020 e facendo un’eccezione per la Serbia. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) prevede di conseguenza di togliere dall’elenco dei Paesi a rischio, da quella data, i seguenti Stati: Algeria, Australia, Canada, Corea del Sud, Georgia, Giappone, Marocco, Montenegro, Nuova Zelanda, Ruanda, Thailandia, Tunisia, Uruguay e i Paesi UE non Schengen (Bulgaria, Cipro, Croazia, Irlanda e Romania). In applicazione delle raccomandazioni UE, è previsto che anche la Cina sia tolta dall’elenco, a condizione che sia garantita la reciprocità dei diritti d’entrata per i cittadini svizzeri.

Estesa da 12 a 18 mesi l'indennità di lavoro ridotto

Dal 1. settembre 2020 la durata massima salirà a 18 mesi, dando così alle imprese più tempo per continuare a beneficiare dell’ILR per i loro dipendenti. Il Consiglio federale ha previsto un periodo di attesa di 1 giorno a carico del datore di lavoro, nonché reintrodotto il conteggio delle ore straordinarie prima di poter beneficiare dell’ILR. Anche queste modifiche entreranno in vigore il 1. settembre 2020, dopodiché la procedura per ottenere l’ILR ridiventerà praticamente normale, come lo era cioè fino al 1. marzo 2020. Fino a fine agosto 2020 le aziende possono chiedere l’indennità per lavoro ridotto per 12 mesi al massimo sull’arco di due anni. Proprio per evitare un’ulteriore crescita della disoccupazione, il Consiglio federale ha pertanto deciso di prolungare la durata massima di percezione dell’ILR.

Mano tesa alle FFS

Le misure per la lotta contro la pandemia da coronavirus hanno causato un crollo della domanda nel settore dei trasporti pubblici. Al pari di altre imprese del ramo, durante il ‹lockdown› anche le FFS hanno ridotto la propria offerta nel traffico viaggiatori in ragione del 25 per cento circa. Le elevate perdite di ricavi, in particolare nell’ambito del traffico viaggiatori, hanno comportato un rapido calo della liquidità delle FFS. L’impresa necessita quindi urgentemente di fondi supplementari.

In qualità di proprietaria delle FFS, la Confederazione è tenuta a evitare che l’impresa diventi insolvente. L’Esecutivo ha pertanto deciso di adeguare l’accordo vigente sulla concessione di mutui nel settore della Tesoreria concluso tra la Confederazione (rappresentata dall’Amministrazione federale delle finanze, AFF) e le FFS. Si tratta di una soluzione di rapida applicazione.

Nella seduta del 1. luglio 2020 il Consiglio federale ha incaricato l’AFF di aumentare a 750 milioni di franchi il limite di 200 milioni definito in questo accordo per i crediti con una durata massima di un anno. I mutui a breve termine effettivamente richiesti alla Tesoreria federale sono remunerati al tasso d’interesse usuale sul mercato. In tal modo la solvibilità delle FFS può essere garantita sino a fine 2020.

Nell’autunno del 2020 le FFS presenteranno una nuova pianificazione aziendale a medio termine per il periodo 2021–2026, in cui si terrà conto anche delle incertezze legate all’evoluzione della domanda nel traffico viaggiatori. Su questa base si decideranno altre eventuali misure per il finanziamento a medio termine delle FFS.

Nel 2021 un deficit di un miliardo di franchi

L’anno prossimo i conti della Confederazione dovrebbero chiudersi con un deficit di 1 miliardo di franchi. È quanto prevede la prima bozza del preventivo 2021 adottata oggi dal Consiglio federale. L’esecutivo ha anche ritenuto che i debiti assunti durante la pandemia di coronavirus potranno essere ridotti senza aumentare le imposte.

Senza il virus, i conti del 2021 avrebbero registrato un’eccedenza di 2,2 miliardi di franchi. Il Consiglio federale dovrebbe presentare un budget definitivo a settembre. «A quel momento, il deficit potrebbe essere già di 2 miliardi», ha avvertito il ministro delle finanze Ueli Maurer in una conferenza stampa.

Tale cifra resta comunque nei limiti fissati dal meccanismo del freno all’indebitamento, che autorizza un disavanzo di 3,3 miliardi. I risultati saranno «in rosso», ma non sarà necessario alcun piano di risparmio. Questo dovrebbe valere anche per gli anni che restano fino al termine della legislatura, ha precisato Maurer.

Per quest’anno sono invece attese perdite a livello di entrate fiscali superiori a 5 miliardi. Soprattutto la sospensione temporanea degli interessi di mora fa sì che una parte degli introiti esigibili nel 2020 slitteranno agli anni successivi.

Di conseguenza circa 3 miliardi di entrate provenienti dall’imposta federale diretta e da quella sul valore aggiunto verranno percepiti più tardi del previsto. Nel 2021 i proventi dovrebbero quindi rimanere pressoché stabili al livello del preventivo 2020 malgrado la crisi legata al Covid-19. Le entrate totale previste per l’anno prossimo ammontano a 75.8 miliardi.

Il prossimo anno le uscite dovrebbero crescere del 2,0% (a 76.6 miliardi di franchi), proprio a causa della pandemia. A tal proposito, nel 2021 si prevede di spendere 1,6 miliardi in particolare per il pagamento delle fideiussioni, per l’aiuto allo sport e per il finanziamento dei test sul coronavirus. A queste uscite dovrebbero aggiungersene altre destinate, ad esempio, al settore dei trasporti pubblici.

Per quanto riguarda il debito accumulato durante la pandemia, il Consiglio federale parte dal presupposto che questo potrà essere ridotto senza dover aumentare le imposte. Nei prossimi mesi l’esecutivo valuterà in modo più preciso in che misura le finanze federali saranno state effettivamente gravate dalla pandemia e in quale direzione l’economia.

Una decisione concreta riguardo alla modalità di riduzione del debito straordinario dovuto al coronavirus sarà presa a fine anno. «Grazie alla situazione di bilancio tuttora solida e stabile, anche nel confronto internazionale, e alla politica della spesa pubblica rigorosa», l’esecutivo è convinto che tale debito potrà essere estinto sul medio termine. Di conseguenza, la Svizzera continuerà ad essere una piazza finanziaria ed economica attrattiva. «Ce la caveremo con un occhio nero», ha affermato Maurer.

Durante l’estate, il Dipartimento federale delle finanze (DFF) elaborerà il messaggio concernente il preventivo 2021 con il relativo piano integrato dei compiti e delle finanze (PICF) 2022-2024. Il Consiglio federale lo adotterà verosimilmente durante la seduta del 19 agosto.

Indennità perdita di guadagno prolungata fino a settembre per gli indipendenti

Il diritto all’indennità di perdita di guadagno (IPG) per il coronavirus per i lavoratori indipendenti direttamente e indirettamente colpiti dalle misure adottate contro il Covid-19 è stato prolungato fino al prossimo 16 settembre. Lo ha annunciato oggi il consigliere federale Alain Berset, ricordando che il diritto a tali aiuti per alcuni lavoratori autonomi era scaduto a metà maggio.

«Gli indipendenti sono stati particolarmente toccati da questa situazione», ha indicato Berset, aggiungendo che c’è rischio di un’ondata di fallimenti a causa della crisi. Le persone direttamente interessate non dovranno intraprendere nulla poiché le casse di compensazione AVS riprenderanno a versare loro l’indennità, ha spiegato il capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI).

Molte strutture non sono ancora in grado di riprendere la loro attività, o possono farlo solo in parte, benché i provvedimenti adottati per combattere il coronavirus siano stati parzialmente o completamente revocati, indica una nota governativa odierna.

Tale indennità è accordata anche ai titolari di società anonime (SA) o S.a.g.l. impiegati nella propria impresa attiva nel settore ricreativo. Per questi ultimi, gli aiuti - le indennità per lavoro ridotto dell’assicurazione contro la disoccupazione - erano finiti lo scorso primo di giugno, benché il loro settore continui a essere fortemente colpito dalla crisi del coronavirus. In questo caso, ha precisato Berset, sarà tuttavia necessario attendere metà luglio prima di presentare la richiesta di prestazioni alla cassa di compensazione AVS.

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