«Se passa la Legge per la lotta al terrorismo ci saranno conseguenze per la politica estera»

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Secondo le ricercatrici di Foraus, citate in un comunicato, la MPT si inserisce in una tendenza internazionale volta a rafforzare il carattere preventivo della lotta globale contro il terrorismo

«Se passa la Legge per la lotta al terrorismo ci saranno conseguenze per la politica estera»
© Victoria Jones/PA via AP

«Se passa la Legge per la lotta al terrorismo ci saranno conseguenze per la politica estera»

© Victoria Jones/PA via AP

Se la Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) dovesse essere adottata il prossimo 13 giugno, essa avrebbe delle conseguenze a lungo termine in materia di politica estera per la Svizzera e rimetterebbe in discussione il suo ruolo in difesa dei diritti umani. A questa constatazione è giunto il laboratorio d’idee Foraus (forum politica estera) in un rapporto pubblicato oggi.

Mentre il dibattito sul referendum si concentra principalmente sull’impatto nazionale della legge, le autrici della pubblicazione Nora Naji e Darja Schildknecht hanno analizzato il testo, valutando in particolare le sue conseguenze a livello globale.

Secondo le ricercatrici di Foraus, citate in un comunicato, la MPT si inserisce in una tendenza internazionale volta a rafforzare il carattere preventivo della lotta globale contro il terrorismo.

Problema di proporzionalità

A loro avviso, il rafforzamento del pilastro difensivo nella lotta svizzera contro il terrorismo è particolarmente problematica dal punto di vista della proporzionalità. Tentando di colmare il vuoto tra i sospetti degli agenti di polizia e quelli giuridici, la legge dà l’illusione di una sicurezza assoluta.

Secondo Darja Schildknecht, «l’ampliamento della sicurezza nazionale ha conseguenze evidenti per la Svizzera in materia di politica estera. Tali conseguenze sono state finora troppo poco prese in considerazione».

Diritti fondamentali

Nella strategia svizzera di lotta contro il terrorismo, la tutela dei diritti fondamentali e dei diritti umani occupa un posto centrale. Dal momento che la polizia potrebbe prendere misure preventive nei confronti di persone potenzialmente pericolose senza che esse abbiano commesso alcun reato, ciò andrebbe a scapito dei diritti fondamentali e umani quali il diritto alla tutela della sfera privata o all’istruzione.

La violazione di quest’ultimo diritto non sarebbe compatibile con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che si applica ai bambini a partire rispettivamente dai 12 e dai 15 anni. Il ruolo della Svizzera a difesa dei diritti umani sarebbe così rimesso in discussione, secondo le autrici del rapporto.

Un’alternativa alla legge

Quale alternativa, Nora Naji e Darja Schildknecht hanno presentato delle raccomandazioni d’azione al fine di rafforzare la lotta preventiva contro il terrorismo tramite le istituzioni e le strutture esistenti, ma senza provocare danni collaterali per la politica estera.

Le due ricercatrici invitano a un potenziamento della cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo, a un rafforzamento della collaborazione globale in materia di polizia e a un’applicazione delle norme internazionali agli organi di polizia federali e cantonali.

Quali valori per la Svizzera?

«Al di là della votazione del 13 giugno, la domanda legittima che ci si può porre, sarebbe quella di sapere su quali valori la Svizzera auspica di affermare in futuro la propria influenza sulla scena internazionale. Questo è tanto più vero nella prospettiva della candidatura della Confederazione per il Consiglio di sicurezza dell’ONU nel 2023/24», stando a Nora Naji.

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