Secco rifiuto degli svizzeri all’Iniziativa 99%

VOTAZIONI FEDERALI

L’iniziativa popolare «Sgravare i salari, tassare equamente il capitale» è stata bocciata con il 64.9% dei voti – Anche il Ticino ha detto «no» (65.5%) – La GISO: «In cantiere una nuova iniziativa per «far pagare ai più ricchi la crisi climatica»

Secco rifiuto degli svizzeri all’Iniziativa 99%
Thomas Bruchez, vicepresidente della JUSO. © KEYSTONE/Anthony Anex

Secco rifiuto degli svizzeri all’Iniziativa 99%

Thomas Bruchez, vicepresidente della JUSO. © KEYSTONE/Anthony Anex

Niente esperimenti in materia fiscale: il popolo svizzero ha spazzato via l’iniziativa 99% dei giovani socialisti (GISO), che proponeva di tassare maggiormente il capitale per sgravare il lavoro. La proposta è stata respinta dal 64,9% dei votanti e da tutti i cantoni.

I sondaggi della vigilia avevano previsto abbastanza precisamente l’esito dello scrutinio e sin dallo spoglio dei primi comuni e cantoni si è capito che il risultato non sarebbe mai stato in bilico. A conti fatti l’iniziativa «sgravare i salari, tassare equamente il capitale» - questo il nome ufficiale - è stata approvata da 986’901 persone, mentre i contrari sono stati 1’823’056. La partecipazione si è attestata al 51,6%.

La geografia del voto è per una volta a tinta unita, con una partita finita in modo schiacciante anche a livello dei cantoni, seppur con qualche sfumatura. Campioni del no sono state regioni come Nidvaldo (77,4%), Zugo (76,9) e Svitto (76,6%) che tradizionalmente puntano molto sull’attrattiva fiscale. Sul fronte opposto si sono schierati Basilea Città (51,9% di no), Giura (53,1), Neuchâtel (55,1%), Ginevra (58,2%) e Berna (59,3%), che non pochi contribuenti - specie di alcune fasce - sono a volte tentati di descrivere come «inferni fiscali». Il Ticino ha assunto una posizione mediana (65,5%), mentre più decisa è stata l’opposizione nei Grigioni (70,8%).

L’approvazione di un’iniziativa popolare sarebbe peraltro stata già di per sé una notizia: solo 23 ne sono state accolte nei 130 anni di vita di questo strumento, l’ultima - quella sul burqa - nel marzo scorso. Oggi la mannaia del popolo è caduta su una proposta della sinistra - era sostenuta solo da PS e Verdi - che come spesso accade è stato attaccata al grido di «economia in pericolo» lanciato dagli oppositori. I promotori non sono riusciti a dimostrare che la riforma avrebbe colpito negativamente solo l’1% della popolazione: il ceto medio si è sentito in pericolo, hanno affermato i politologi. Non devono inoltre aver aiutato alcuni aspetti poco chiari dell’iniziativa, che probabilmente avrebbero dato filo da torcere in parlamento.

La proposta di modifica costituzionale mirava ad aumentare le imposte per i più ricchi in modo da sgravare la classe media e aiutare le fasce meno fortunate della popolazione. Per assicurare una migliore distribuzione della ricchezza, l’iniziativa prevedeva di conteggiare maggiormente (nelle imposte), precisamente per una volta e mezza (150%), i redditi da capitale, cioè per esempio i dividendi sulle azioni, i guadagni da interessi sui crediti o le pigioni, al di là di una soglia che andava definita per legge: si era parlato di 100’000 franchi.

Secondo la Gioventù socialista il 99% della popolazione avrebbe approfittato di una riforma che avrebbe potuto contribuire a diminuire le diseguaglianza: oggi infatti l’1% della popolazione in Svizzera controlla infatti il 42% della sostanza. Sostegno all’iniziativa è però giunto solo da sinistra e sindacati: la gran parte dei partiti, le associazioni economiche, il governo e il parlamento si sono schierati decisamente contro, senza opporre un controprogetto. A loro avviso il cambiamento fiscale proposto avrebbe comportato un indebolimento della piazza finanziaria elvetica e avrebbe avuto ripercussioni negative sul risparmio, sui posti di lavoro e - in generale - sulla prosperità del paese.

Con la bocciatura dell’iniziativa le discussioni sull’equità fiscale non sono peraltro finite. Il parlamento sta infatti al momento affrontando un tema ricorrente, quello dell’abolizione del valore locativo. A livello internazionale va invece segnalata l’intesa raggiunta in giugno dai paesi del G7 per una tassazione minima delle multinazionali con un’aliquota del 15%: in Svizzera potrebbero essere interessate circa 200 aziende.

Intanto un rapporto pubblicato lo scorso dicembre dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) delinea scenari futuri per la fiscalità elvetica che vanno in direzione sostanzialmente opposta a quella proposta con l’iniziativa bocciata oggi. Un ampio gruppo di esperti - con rappresentanti di Confederazione, cantoni, nonché mondo economico e accademico - propongono infatti di tassare soprattutto salari e consumi, sgravando maggiormente capitali e sostanze. Ma i giovani socialisti hanno già in cantiere una nuova iniziativa per far pagare ai più ricchi la crisi climatica, con una proposta radicale: limitare i patrimoni a 100 milioni. Il resto vada a beneficio dell’ambiente.

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