Sempre meno soldati, toccherà ai cittadini prestare servizio?

esercito svizzero

Il tema della carenza di effettivi nelle forze armate preoccupa i liberali radicali che hanno scritto al Consiglio federale, ma i «sette saggi» rimangono cauti sull’argomento

Sempre meno soldati, toccherà ai cittadini prestare servizio?
© CdT/Archivio

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L’esercito svizzero non se la sta passando bene. E la protezione civile non è da meno. Sempre meno confederati prestano servizio per motivi medici oppure si inventano le scuse più disparate per scappare a gambe levate. Uno scenario, questo, già dipinto dal capo dell’esercito Thomas Süssli che in un’intervista rilasciata al quotidiano svizzero-tedesco Blick rilevava non poche preoccupazioni: «Alla fine del decennio mancheranno circa un quarto dei militari, ovvero quasi 30 mila soldati». Questo grattacapo è stato portato davanti alle porte di Palazzo federale dai liberali radicali che tramite una mozione propongono di introdurre il servizio obbligatorio per entrambi i sessi. Una sorta di «esercito per tutti». In altri termini, ogni confederato dovrebbe prestare servizio alla società sotto forma o del classico servizio militare oppure sul fronte della protezione civile così da sopperire al calo delle scorte delle forze armate. La risposta dell’Esecutivo? Per ora picche. O meglio, sopra la cupola di Palazzo aleggia un sentimento di cautela su questo argomento. «Il Consiglio federale è aperto a un ulteriore sviluppo del sistema di servizio obbligatorio», sottolinea Berna rispondendo ai liberali, ma «aderire a questa iniziativa non sarebbe appropriato in questo momento perché le varie opzioni dovrebbero essere prima esaminate attentamente». Se la situazione fotografata da Süssli dovesse effettivamente concretizzarsi, i «sette saggi» non escludono però che in futuro ogni cittadino sarà chiamato a prestare servizio alla società.

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