«Sì» all’offensiva vaccinale, ma salta il buono di 50 franchi

Lotta alla pandemia

Il consigliere federale Alain Berset illustra le nuove decisioni del Governo in materia di coronavirus - Settimana di vaccinazione dall’8 al 14 novembre, con unità mobili di consulenza e vaccinazione supplementari che dovrebbero facilitare lʼaccesso alla somministrazione

«Sì» all’offensiva vaccinale, ma salta il buono di 50 franchi
© KEYSTONE/Anthony Anex

«Sì» all’offensiva vaccinale, ma salta il buono di 50 franchi

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Il consigliere federale Alain Berset, capo del Dipartimento federale dell’Interno, illustra le nuove decisioni del Governo in materia di coronavirus, concretizzando i contenuti dell’offensiva vaccinale.

Proposta una settimana di vaccinazione dall’8 al 14 novembre, con unità mobili di consulenza e vaccinazione supplementari che dovrebbero facilitare lʼaccesso alla somministrazione. La Confederazione finanzierà il reclutamento, da parte dei Cantoni, di consulenti che risponderanno alle esigenze d’informazione delle persone non ancora vaccinate. Abbandonata l’idea di premiare con un buono chi avesse convinto un’altra persona a farsi vaccinare.

LA CONFERENZA STAMPA

«La situazione epidemiologica è incoraggiante al momento», comincia Berset, «ci sono significativamente meno casi rispetto alle scorse 4-6 settimane. Il Consiglio federale vuole portare avanti i propri piani per un’offensiva vaccinazione di vaccinazione, perché è solo tramite i vaccini che usciremo dalla crisi. Rispetto agli altri Paesi siamo in ritardo nella copertura vaccinale. Non si tratta di una gara, ma abbiamo notato che altrove, nelle nazioni dove il tasso di vaccinati è alto, sono state fatte offerte originali per promuovere la vaccinazione. Anche da noi l’accesso alla vaccinazione deve essere il più semplice possibile».

Nel mese di giugno, evidenzia poi il consigliere federale, «sono state vaccinate 60 mila persone al giorno in Svizzera. Oggi la cifra di 10 mila somministrazioni al giorno, una cifra troppo basse. Circa un milione di persone devono ancora essere vaccinate per raggiungere il tasso dei Paesi vicini».

«I buoni di vaccinazione non saranno introdotti», spiega poi Berset. «La proposta è stata respinta dalla maggior parte dei Cantoni. Tuttavia, il Governo vuole attenersi agli altri elementi dell’offensiva di vaccinazione pianificata». Uno è la settimana nazionale di vaccinazione nella prima metà di novembre. «Vogliamo convincere con i fatti. Vogliamo convincere tutti coloro che hanno esitato finora tramite la settimana nazionale di vaccinazione e i centri mobili, con i quali garantiremo un accesso alla vaccinazione il più semplice possibile». I consulenti, in grado di fornire informazioni sulla vaccinazione, saranno presenti nelle stazioni mobili e giocheranno un ruolo importante: quella voluta da Berna è «un’offensiva informativa». «Abbiamo la possibilità di completare finalmente la maratona. Abbiamo però bisogno di un alto tasso di vaccinazione come quello registrato in Portogallo (serve un altro 15-20% di persone vaccinate), dove al momento si applicano pochissime restrizioni».

«Ci siamo liberati del vaiolo perché abbiamo ottenuto l’immunità attraverso la vaccinazione. Lo stesso è possibile ora con il coronavirus. Il Consiglio federale però non può da solo porre fine a questa crisi: dobbiamo agire insieme, come società», conclude Berset.

Ai giornalisti è stata poi data la possibilità di porre domande

- Perché gli svizzeri sono così scettici nei confronti della vaccinazioni?

Berset non ha saputo rispondere: «Già nelle discussioni sulla Legge per le epidemia, c’erano opinioni diverse, un certo scetticismo. Ma si è sempre detto che in Svizzera non vi sarebbe stato un obbligo di vaccinazione. Per riprendere l’esempio del Portogallo (che ha vissuto esperienze molto diverse ad esempio con la polio), questo scetticismo non è quasi presente».

- Una volta vaccinati quanti lo volevano, il Consiglio federale avrebbe dovuto evitare altre misure anti-COVID. Perché non è stato così?

«La situazione prima di giugno, prima dell’arrivo della variante Delta, era più semplice», spiega Berset. «La situazione è cambiata con l’arrivo di questa mutazione del coronavirus».

- Per quanto tempo andremo avanti in questa maniera? A che punto le misure anti-COVID verranno ridimensionate?

«Il Consiglio federale ha sempre legato le misure all’evoluzione della situazione epidemiologica. Al momento c’è ancora incertezza. Durante i mesi più freddi dell’anno e la stagione delle vacanze, è difficile valutare come si svilupperà la situazione».

- L’obbligo di certificato COVID è ancora proporzionato? Potrebbe essere presto rimosso?

«Discuteremo questo punto», dice Berset. «In effetti, la situazione è molto migliorata, ma ci sono ancora molte incertezze. Il fatto che il numero di casi stia diminuendo mi rende però ottimista».

IL COMUNICATO STAMPA

Nella sua seduta del 13 ottobre 2021, il Consiglio federale ha concretizzato i contenuti dell’offensiva di vaccinazione prevista. La vaccinazione resta il modo migliore per uscire dalla crisi attuale. Per incoraggiare un maggior numero di persone a farsi vaccinare, il Consiglio federale prevede di indire, in collaborazione con i Cantoni, una settimana di vaccinazione dall’8 al 14 novembre. Unità mobili di consulenza e vaccinazione supplementari dovrebbero facilitare lʼaccesso alla vaccinazione. La Confederazione finanzierà infine il reclutamento, da parte dei Cantoni, di consulenti che risponderanno alle esigenze d’informazione delle persone non ancora vaccinate. I costi a carico della Confederazione per l’offensiva di vaccinazione non supereranno i 96,2 milioni di franchi.

Un ritmo insufficiente

Rispetto ad altri Paesi europei, con il 71,2 per cento di persone a partire dai 18 anni completamente vaccinate la Svizzera continua a presentare una copertura vaccinale bassa. La vaccinazione rimane tuttavia il modo migliore per uscire dalla pandemia di COVID-19. Solo una copertura vaccinale nettamente più alta permetterà alla popolazione di essere sufficientemente immunizzata e protetta da forme gravi della malattia, oltre che di evitare di sovraccaricare le capacità del settore sanitario. Secondo le attuali conoscenze scientifiche, per poter revocare i provvedimenti in vigore sarebbe necessaria una copertura vaccinale del 93 per cento circa tra le persone con più di 65 anni e dellʼ80 per cento tra quelle di età compresa tra i 18 e i 65 anni, senza calcolare le persone già guarite.

Lʼattuale ritmo di vaccinazione è insufficiente, mentre le temperature si stanno abbassando e la pandemia potrebbe nuovamente accelerare. Pertanto, dopo aver consultato i Cantoni e i partner sociali, il Consiglio federale ha deciso di lanciare, in collaborazione con i Cantoni, un’offensiva di vaccinazione mirata. Questa iniziativa, finanziata dalla Confederazione e attuata dai Cantoni, è composta da tre elementi: una settimana nazionale di vaccinazione, unità mobili di consulenza e vaccinazione supplementari e offerte informative personalizzate. Sulla base dei risultati della consultazione si è rinunciato all’eventualità di premiare con un buono chi avesse convinto unʼaltra persona a farsi vaccinare.

Settimana nazionale di vaccinazione dallʼ8 al 14 novembre

L’obiettivo di questa settimana, indetta dall’8 al 14 novembre, è di informare il maggior numero possibile di persone sui vantaggi della vaccinazione mediante una comunicazione chiara, plurilingue e basata su dati affidabili. Saranno tematizzati l’efficacia, la sicurezza e gli effetti collaterali dei vaccini, i rischi per la salute di un’infezione o le possibilità di vaccinazione. Parallelamente a una campagna mediatica nazionale, i Cantoni, i Comuni e altri partner sono invitati a informare la popolazione organizzando sedute informative o eventi a livello locale. Da parte sua, il Consiglio federale invierà una lettera alla popolazione per sottolineare lʼimportanza della vaccinazione. I costi di queste misure informative saranno assunti dalla Confederazione e non supereranno i 15,2 milioni di franchi.

Unità mobili di consulenza e vaccinazione

Durante la consultazione è stata accolta favorevolmente anche la proposta di allestire unità mobili di consulenza e vaccinazione, come ad esempio bus in cui è possibile farsi vaccinare. Avvicinandosi alle persone non ancora vaccinate e quindi evitando loro di spostarsi, queste unità mobili dovranno agevolare l’accesso a una consulenza e a una vaccinazione spontanea. Attualmente le unità mobili di consulenza e vaccinazione sono 50 e il loro numero potrà aumentare sensibilmente grazie al sostegno della Confederazione, che assumerà i costi per un importo massimo di 220 000 franchi per unità supplementare, per un totale che non supererà i 38 milioni di franchi.

Informazioni individuali

Inoltre, la Confederazione intende offrire una consulenza individuale alle persone indecise se farsi vaccinare o meno. Le attività di consulenza si svolgeranno sotto forma di discussioni di gruppo, contatti individuali o telefonici oppure attraverso la funzione di chat individuale dei social media. I consulenti non sapranno né chiederanno se la persona a cui si rivolgono è vaccinata o no. La Confederazione e i Cantoni non posseggono dati simili. I consulenti risponderanno alle esigenze dʼinformazione della popolazione aiutandola, per esempio, a trovare un centro di vaccinazione o a contattare un medico oppure un traduttore.

I Cantoni stessi possono reclutare i consulenti, ma possono incaricare dellʼattività di consulenza anche organizzazioni o istituzioni come Spitex o altri centri di consulenza. La Confederazione coprirà i costi legati allʼimpiego di questi consulenti. A tale scopo prevede di stanziare 43 milioni di franchi.

Investimento sostenibile

I costi a carico della Confederazione per l’offensiva di vaccinazione non supereranno i 96,2 milioni di franchi. Paragonato ai costi dei test effettuati per convenienza, pari a circa 50 milioni di franchi alla settimana, questo investimento è sostenibile. Unʼalta copertura vaccinale offre inoltre benefici indiscussi per il sistema sanitario e l’economia: in media possono essere evitati un’ospedalizzazione ogni 100 vaccinazioni e un ricovero in terapia intensiva ogni 250. Evitando chiusure, a questi risparmi possono aggiungersene altri, a beneficio dei settori particolarmente toccati, quali la ristorazione, l’industria alberghiera, i centri fitness e l’industria dell’intrattenimento.

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