«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno

VOTAZIONI FEDERALI

Anche nel nostro Paese le coppie omosessuali potranno contrarre matrimonio – I cittadini rossocrociati hanno detto «sì» con il 64.10% dei voti – Il Ticino ha uno dei «record» svizzeri di «no»: 75% a Bedretto

«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno
© KEYSTONE/Peter Schneider

«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno

© KEYSTONE/Peter Schneider

«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno

«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno

«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Sì, lo voglio», anche la Svizzera è arcobaleno

© CdT/ Chiara Zocchetti

La Svizzera ha detto «sì» al matrimonio per tutti. Dal 1. luglio 2022 anche le coppie omosessuali potranno contrarre un matrimonio civile. Un voto storico, che segue quelli di molti altri Paesi. Il popolo ha votato con il 64,10% dei «sì» e il 35,9% di «no». La partecipazione si è attestata al 51,92%, con un coinvolgimento elevato in particolare nelle città, secondo gli esperti di gfs.bern.

In Ticino il «sì» non è stato così netto: i favorevoli sono risultati il 52,92%, con una partecipazione del 47,95%. Hanno votato «no» Cadenazzo (50.35%), Isone (64.03%), Acquarossa (54.43%), Blenio (66.14%), Serravalle (54.24%), Airolo (60.54%), Bedretto (75.00%, 36 voti contro 12), Dalpe (58.70%), Faido (51.02%), Giornico (61.40%), Prato Leventina (51.47%), Quinto (50.92%), Brione Sopra Minusio (52.82%), Brissago (51.20%), Muralto (52.69%), Brusino Arsizio (50.86%), Canobbio (52.72%), Cureglia (56.65%), Grancia (53.79%), Mezzovico-Vira (51.46%), Morcote (52.48%), Porza (50.92%), Collina d’Oro (52.49%), Monteceneri (50.62%), Tresa (53.73%), Morbio Inferiore (50.07%), Riviera (50.79%), Bosco Gurin (68.18%), Linescio (57.89), Lavizzara (66.67%).

Il testo è stato approvato in tutti i cantoni, anche quelli storicamente conservatori. A Glarona è stato ad esempio accolto con il 61,12% dei voti, e a Nidvaldo il «sì» ha raggiunto il 61,57%. Il Matrimonio per tutti ha avuto particolarmente successo a Basilea Città con un’approvazione del 73,96%. Il cantone più «timido» è risultato invece Appenzello Interno, con «solo» il 50,82% di «sì».

Il tema dei bambini
Gli oppositori al testo non sono quindi riusciti a convincere i cittadini. A loro dire, il problema non è l’apertura del matrimonio a tutti, ma piuttosto la tematica dei bambini. In effetti, secondo loro, il rischio è quello di vedere il padre relegato al ruolo di fornitore di sperma. Nel corso della campagna queste argomentazioni sono state seccamente respinte dai favorevoli. La felicità di un bambino non dipende dall’orientamento sessuale dei genitori, ma dall’amore che gli viene donato. Il tema era quindi piuttosto se dare o no gli stessi diritti a tutti, incluse le coppie omosessuali. I cittadini sembrano essere risultati più sensibili a quest’ultimo argomento. Con l’approvazione del testo, le coppie omosessuali che hanno optato per l’unione domestica registrata potranno convertirla in matrimonio. Sarà possibile l’adozione di figli e le lesbiche potranno accedere alla banca dello sperma. Donazioni anonime di sperma e ovuli, cosi come le cosiddette madri surrogate, rimarranno vietate. La nuova norma permetterà anche la naturalizzazione facilitata.

Una «pietra miliare»
Il comitato dei favorevoli al Matrimonio per tutti ha definito il risultato odierno alle urne «un’importante pietra miliare della storia dei diritti in Svizzera». Si tratta di un chiaro segnale per la parità, ha detto la co-presidente Maria von Känel. Von Känel, ai microfoni dell’agenzia Keystone-ATS, si è dichiarata contenta del fatto che i cittadini non si siano lasciati fuorviare dalle «false informazioni» degli oppositori. Importante in questo senso è stato il sostegno delle associazioni Pro Juventute e Pro Familia. A suo dire, contrariamente a quanto sostenuto dai contrari, i diritti dei bambini diventeranno ora addirittura maggiori, grazie ad una certezza giuridica fin dalla loro nascita. «Siamo emozionati vedendo i dati dei voti. Personalmente ho fatto coming out negli anni ‘80 e non è stato sempre divertente», ha dal canto suo dichiarato ai microfoni della SRF il consigliere nazionale Michael Töngi (Verdi/LU). «Spesso si ha l’impressione che in politica non si avanzi mai, ma le cose sono cambiate. Sono felice, ma le lotte per l’eguaglianza continuano», ha aggiunto. «La proposta è vecchia in realtà, in Svizzera ci vuole sempre un po’ di tempo per ottenere le cose, ma quello di oggi è comunque un grande risultato», ha detto ancora. «Ora speriamo che per tutti i giovani fare coming out diventi ancora più semplice», ha concluso il deputato.

«Un giorno nero»
Totalmente diverso il tono delle reazioni nel campo dei contrari. Per il benessere dei bambini è un «giorno nero», ha sostenuto la consigliera nazionale Monika Rüegger (UDC/OW), del comitato di oppositori. A suo dire, i bimbi ora non hanno più diritto a crescere con un padre e una madre. I favorevoli hanno unito il matrimonio per tutti, assolutamente non contestato, alla donazione di sperma, ha detto Rüegger all’agenzia Keystone-ATS. Ma la votazione non riguardava l’amore e i sentimenti, ma il benessere dei bambini. Il comitato non è riuscito a smascherare «la falsa immagine della proposta», ha sottolineato la deputata. La scelta odierna nasce dall’egoismo degli adulti e va a scapito dei diritti dei bambini, ha rincarato la dose. Altri oppositori hanno preso il risultato con più filosofia. Anian Liebrand, democentrista fra i fautori della campagna, non si pente di aver proposto il referendum. «È stato fondamentale portare un argomento così importante davanti al popolo», ha detto ai microfoni della SSR. Il tutto, anche solo per poter fare davvero chiarezza: «In molti, fino all’ultimo giorno, non hanno capito che si parlava anche del futuro di alcuni bambini. I favorevoli parlavano solo di quanto è bello l’amore, ma il tema era decisamente più complesso», ha sottolineato.

© CdT/ Chiara Zocchetti
© CdT/ Chiara Zocchetti
Loading the player...
©CdT.ch - Riproduzione riservata
Ultime notizie: Svizzera
  • 1

    CCL Shop, pressing a Berna

    politica

    Per il Parlamento, il Consiglio di Stato deve far pressioni affinché Berna revochi la decisione di escludere il Ticino dall’obbligatorietà generale del salario minimo previsto dal contratto collettivo di lavoro nazionale

  • 2
  • 3

    San Gallo, attacco hacker a città e cantone

    Pirateria informatica

    Gli esperti della società di hosting sono riusciti a intervenire e a mettere a punto un sistema per riconoscere allo stadio precoce qualsiasi nuovo tentativo di intrusione

  • 4

    Agenti ticinesi al WEF, non si cambia

    politica

    Il Gran Consiglio ha respinto una mozione dell’MPS che chiedeva di non inviare più le forze dell’ordine al Forum economico e ad altri eventi simili

  • 5
  • 1
  • 1