«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

L’intervista

Abbiamo incontrato Alain Berset a Berna in vista delle delicate decisioni che il Consiglio federale dovrà prendere e annunciare oggi

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»
© CdT/Gabriele Putzu

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

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«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

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«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

«Siamo stanchi, c’è pressione, ma le prospettive sono buone»

Il clima è primaverile, a Berna. E Piazza federale è quindi baciata da un sole già caldo, al punto da rimanerne spiazzati. I primi turisti occupano pigramente le panchine attorno a Palazzo, il ritmo appare placido. Una volta entrati tra i corridoi, negli uffici, si inizia ad avvertire una maggiore tensione. Avviciniamo Alain Berset, che ha il piglio deciso di sempre, deciso anche a mostrarsi ottimista, a mostrare che l’uscita è all’orizzonte, nonostante tutto. Nonostante il momento, e quelle tensioni. Gliele leggiamo in volto, nel tono di voce.

Alain Berset, lei sta vivendo un momento molto delicato. In molti l’hanno recentemente criticata. Alcuni l’hanno pure definita un dittatore e ha ricevuto delle minacce di morte. Come vive personalmente questo momento?

«È sicuramente qualcosa che non facilita...

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