Sostegno agli scambi studenteschi, non solo con l’Ue

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Il Consiglio federale l’attuale legge sulla cooperazione internazionale e la mobilità nella formazione non soddisfa più i requisiti attuali

Sostegno agli scambi studenteschi, non solo con l’Ue
©CdT/Archivio

Sostegno agli scambi studenteschi, non solo con l’Ue

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Il sostegno agli scambi di studenti non dovrebbe più essere destinato esclusivamente alla partecipazione al programma europeo Erasmus. È quanto pensa il Consiglio federale che oggi ha adottato un messaggio in tal senso.

Secondo una nota odierna del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR), la legge sulla cooperazione internazionale e la mobilità nella formazione non soddisfa più i requisiti attuali.

Questa base giuridica, che consente di incoraggiare programmi pluriennali di mobilità, è strettamente legata alla partecipazione della Svizzera ai programmi di formazione europei. Dopo il «sì» popolare del febbraio 2014 all’iniziativa dell’UDC contro l’immigrazione di massa, Bruxelles ha sospeso i negoziati sulla partecipazione svizzera a Erasmus+. La Confederazione ha reagito attuando i propri programmi di incentivazione compatibili con quelli dell’UE. Tuttavia, questa soluzione alternativa non è ancorata nella legge.

La revisione mira a correggere i punti deboli dell’attuale legge, a chiarire alcuni concetti e ad ampliare le possibilità strategiche per il futuro orientamento della politica di sostegno della Confederazione. Non crea nuove misure di incoraggiamento, ma rende più flessibili gli strumenti che si sono dimostrati validi.

Inoltre, il progetto non pregiudica l’orientamento strategico futuro, il finanziamento della politica di incoraggiamento della Confederazione o un’eventuale associazione della Svizzera alla prossima generazione di programmi europei di formazione a partire dal 2021.

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