Stop alla consultazione: d’accordo con Berna, ma non completamente

SVIZZERA

Il dettaglio che piace meno è l’introduzione del certificato COVID nelle riunioni private con più di 10 persone, ma anche il telelavoro generalizzato non attira – I test a scuola non sono ben visti (il Ticino propone la mascherina in terza e quarta elementare) – GastroSuisse contraria all’obbligo di consumare restando seduti

Stop alla consultazione: d’accordo con Berna, ma non completamente
© CdT/ Chiara Zocchetti

Stop alla consultazione: d’accordo con Berna, ma non completamente

© CdT/ Chiara Zocchetti

L’inasprimento delle misure per contrastare l’aumento dei casi di coronavirus proposto ieri dal Consiglio federale è stato parzialmente criticato nella consultazione che si conclude stasera. Ticino, Berna, Friburgo, Soletta e Zurigo, come pure la Commissione della sanità del Nazionale, si sono detti per esempio contrari all’obbligo del certificato COVID in ambito famigliare, mentre i datori di lavoro si oppongono a un obbligo generalizzato del telelavoro.

Nella consultazione durata solo 24 ore uno dei punti più controversi è stato l’uso del certificato COVID nelle riunioni private - in famiglia o tra amici - in spazi chiusi alle quali partecipano più di 10 persone. I governi ticinese, solettese, friburghese, bernese e zurighese sono contrari all’idea di applicare l’obbligo del certificato negli incontri in ambito famigliare a partire da 11 persone. «Sarebbe difficile da controllare», ha sottolineato il presidente del governo ticinese Manuele Bertoli. Per la Commissione della sanità del Nazionale il certificato dovrebbe essere raccomandato ma non imposto. Secondo il governo bernese, anziché imporre restrizioni di vasta portata nelle riunioni famigliari o tra amici, bisognerebbe gestire in modo più coerente la protezione delle frontiere, con controlli sistematici in particolare negli aeroporti.

L’esecutivo bernese - così quelli di Friburgo, Ginevra, Ticino, Vallese e Vaud - si è detto contrario anche all’obbligo di test ripetuti nelle scuole. A questa misura il governo ticinese preferisce per esempio l’obbligo delle mascherine in classe a partire già dalla quarta e quinta elementare.

All’opposto del canton Zurigo, quello di Basilea Città invece accoglie in linea di massima tutte le misure proposte dal governo federale, poiché attualmente le considera urgenti e necessarie per delle normative uniformi a livello federale. In particolare, oltre all’estensione dell’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, Basilea è favorevole all’obbligo nella ristorazione interna di sedersi per il consumo. In questo ambito il governo basilese vede però la necessita di un programma di aiuti per bar e locali notturni, che sarebbero colpiti in modo molto drastico da tale misura.

No a obbligo generalizzato telelavoro

Dal canto loro i datori di lavoro si sono detti contrari alla reintroduzione di un obbligo generalizzato del telelavoro. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) si oppone sia all’obbligo della mascherina per tutti coloro che lavorano negli spazi chiusi, sia l’obbligo generale dell’homeoffice. Per l’Unione svizzera degli imprenditori (USI), le misure di protezione attualmente in vigore sono sufficienti. L’USI si dice favorevole peraltro a un’estensione dell’obbligo del certificato COVID.

Infine GastroSuisse, pur dicendosi soddisfatta per il fatto che il Governo voglia evitare un nuovo confinamento e mantenere la vita pubblica, si oppone alle misure che limitano la capacità di accoglienza dei ristoranti, quali l’obbligo di consumare restando seduti. Il settore è ancora e sempre sottoposto «a restrizioni più severe rispetto alla maggior parte degli altri rami», indica l’associazione in una nota odierna. GastroSuisse ribadisce (ancora) che i contagi non sono necessariamente più frequenti nel settore alberghiero e della ristorazione.

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