Studio sugli abusi nella Chiesa: «Un dovere verso le vittime»

Religione

La Conferenza dei vescovi svizzeri e altre organizzazioni hanno siglato un contratto con l’Università di Zurigo per un’indagine a tutto campo sullo sfruttamento sessuale dagli anni Cinquanta

 Studio sugli abusi nella Chiesa: «Un dovere verso le vittime»
©CdT/Archivio

Studio sugli abusi nella Chiesa: «Un dovere verso le vittime»

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Moltissime persone hanno patito grandi sofferenze a causa degli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica romana in Svizzera. Un riesame scientifico è un dovere innanzitutto nei confronti delle vittime – anche per trarne un insegnamento per il futuro». La Chiesa cattolica romana punta sulla trasparenza e vuole fare piena luce sul passato. La Conferenza dei vescovi svizzeri, la Conferenza delle unioni degli ordini religiosi e delle altre comunità di vita consacrata in Svizzera (KOVOS) e la Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) hanno affidato all’Università di Zurigo il compito di realizzare uno studio sulla storia dello sfruttamento sessuale nella Chiesa dalla seconda metà del XX secolo. Il contratto è stato firmato in novembre. Come prossimo passo le responsabili del progetto, le professoresse Monika Dommann e Marietta Meier, costituiranno il gruppo di ricerca e definiranno il modo di procedere, si legge in un comunicato. L’avvio effettivo del progetto è previsto per marzo 2022.

Questo incarico è considerato «un’importante tappa verso il riesame della tematica degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera». Un gruppo di ricerca del Seminario storico dell’Università di Zurigo (UZH) è incaricato di realizzare «uno studio indipendente e di natura storica». Si tratta di un progetto pilota. Un consiglio scientifico nominato dalla Società svizzera di storia (SSS) garantirà la qualità scientifica e l’indipendenza del progetto. Il mandato affidato all’UZH e alla SSS «esclude qualunque intromissione» nel progetto da parte delle committenti e di terzi. Le committenti si dicono convinte che questa indipendenza serva a rendere giustizia alle vittime.

Non appena costituito il gruppo di ricerca il lavoro potrà iniziare. In marzo, continua la Chiesa svizzera, saranno fornite «ampie informazioni». I risultati saranno riportati in un rapporto conclusivo che sarà pubblicato in tedesco, francese e italiano.

«Per decenni sono stati tenuti nascosti casi di violenza sessuale da parte del personale ecclesiastico, sono state ignorate le vittime e i fatti sono rimasti impuniti. È giusto portare alla luce i crimini del passato; prenderli sul serio è un dovere nei confronti delle vittime», afferma mons. Joseph Bonnemain, responsabile della commissione di esperti «Abusi sessuali in ambito ecclesiale» della Conferenza dei vescovi in un’intervista rilasciata al portale catt.ch. «Lo studio scientifico indipendente deve promuovere la trasparenza e aiutare la Chiesa in Svizzera ad affrontare le proprie mancanze e trarne le necessarie conclusioni. Confrontarsi con un’analisi del passato non edulcorata e indipendente è un’urgente necessità»

Negli ultimi anni la Chiesa svizzera ha istituito un fondo di risarcimento per le vittime e ha emanato direttive che disciplinano i rapporti con le autorità giudiziarie dello Stato. Lo studio scientifico è considerato «un ulteriore importante passo , dovuto innanzitutto alle vittime». Un passo, assicura Bonnemain, per mezzo del quale «alla nostra ammissione di colpevolezza faremo seguire misure concrete». L’auspicio, afferma, è che il confronto con il passato incoraggi altre vittime a reagire ed eventualmente a denunciare gli abusi. E che dia alla Chiesa le basi per assumersi con maggiore decisione le sue responsabilità.

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