Suicidio assistito solo per chi vive in Svizzera

Il caso

In futuro Exit offrirà i suoi servizi solo a persone residenti nella Confederazione a causa delle difficoltà burocratiche nei vari Paesi: gli svizzeri all’estero non verranno dunque accettati

 Suicidio assistito solo per chi vive in Svizzera
©CdT/archivio

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In futuro Exit offrirà i suoi servizi solo a persone residenti in Svizzera: lo afferma la stessa organizzazione di assistenza al suicidio in una lettera ai suoi membri resa pubblica oggi dalla «NZZ am Sonntag».

Il cambiamento è giunto dopo ampia riflessione ed è dovuto alle difficoltà burocratiche esistenti in vari Paesi, ha spiegato al domenica il portavoce Jürg Wiler. L’associazione ha spesso a che fare con nazioni in cui la legge vieta l’aiuto al suicidio da parte di un’organizzazione.

«In questi Paesi è spesso molto difficile ottenere i documenti diagnostici e i rapporti ospedalieri necessari», spiega Wiler. «In linea di principio, possiamo svolgere le serie indagini necessarie solo con grande difficoltà». Questo vale anche per Paesi europei come l’Italia o la Spagna. In Germania fino a poco tempo era punibile anche solo la consulenza telefonica per l’eutanasia.

Per questo Exit vuole accettare come membri solo persone con domicilio nella Confederazione. Se la residenza viene spostata all’estero, l’iscrizione annuale e quella a vita decadranno. Eventuali disposizioni transitorie per gli attuali soci residenti in altri Stati non sono ancora state stabilite. Al momento circa 2.600 dei 130.000 membri di Exit vivono fuori dai confini nazionali.

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