Superata la «prova del nove» per la Pasqua

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Le autorità hanno osservato che le misure introdotte sono state comprese dalla popolazione - Nuovo incontro informativo con la stampa per aggiornare la popolazione sulla situazione legata al coronavirus nel paese - LA DIRETTA DA BERNA

Superata la «prova del nove» per la Pasqua
©KEYSTONE/Peter Klaunzer

Superata la «prova del nove» per la Pasqua

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Nuovi aggiornamenti da Berna sulla situazione legata al coronavisura in Svizzera. Oggi, alle 14, si riuniscono per un Point de Presse con la stampa, Daniel Koch, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’UFSP, Hans-Peter Lenz, responsabile del Centro di gestione della crisi (DFAE), Stefan Blättler, presidente della Conferenza cantonale dei comandanti di polizia e il brigadiere Raynald Droz, Capo di Stato Maggiore, Comando operativo (DDPS).

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«Numeri stabili, ma il problema non è risolto»

«La situazione sembra stabilizzarsi. La cifra dei decessi è però ancora notevole. È troppo presto per dire che il problema è stato risolto. Quindi il nostro appello alla popolazione prosegue: seguite le norme igieniche», ha detto Daniel Koch ricordando le cifre odierne relative ai contagi. Parlando dei test anticorpali, Koch ha spiegato che questi per ora sono utilizzati soprattutto nell’ambito della ricerca e non sono attualmente sul mercato. Molte università stanno studiando l’immunità della popolazione in Svizzera e «siamo molto interessati a queste cifre, ma ci mancano per ora i dati che potrebbero fare luce sulla situazione effettiva», ha detto Koch. Sulle modalità di contagio, il capo della Divisione malattie trasmissibili ha spiegato che «è utile disinfettare le superfici, come maniglie, bottoni negli ascensori, e così via, ma ancora di più lo è disinfettare e lavare bene le mani prima e dopo aver toccato una superficie».

«Quando si allenteranno le misure, bisognerà fare in modo che non si ritorni a un aumento dei casi, a una cosiddetta seconda ondata», ha detto Koch, secondo cui «il ritorno alla normalità dovrà essere il più tranquillo possibile e si penserà a come farlo in modo progressivo». «È il comportamento della popolazione che fa la differenza e ha contribuito al fatto che non abbiamo più un incremento così forte dei nuovi casi di contagio», ha spiegato Koch. «Ora il problema è di perseverare perché siamo a metà strada».

Riguardo ai dispositivi sanitari di protezione, come le mascherina, il capo Divisione malattie trasmissibili ha annotato che molto del materiale viene importato dall’estero.

Ultimi viaggi di rimpatrio organizzati dal DFAE

Hans-Peter Lenz, dal canto suo ha spiegato che le operazioni di rimpatrio verranno concluse a breve. Sono infatti previsti ancora alcuni volo di ritorno e «chi si trova all’estero dovrebbe approfittare di questi viaggi organizzati per rientrare, perché dopo questi non ne proporremo più», ha detto. «Il DFAE organizza questi viaggi quando non ci sono voli commerciali disponibili», ha spiegato, aggiungendo che «al momento ci saranno ancora circa 1000 cittadini svizzeri all’estero per cui è previsto un rimpatrio. Sulle nostre App tuttavia sono registrate ancora circa 10 mila persone. Significa che, o sono già tornati da soli e non hanno cancellato la loro iscrizione, oppure hanno deciso di restare dove si trovano».

«Week end di sole? Una prova che abbiamo superato»

Per Stefan Blättler, i giorni di sole appena trascorsi sono stati una «prova che siamo riusciti a superare», una sorta di «prova del nove» per la Pasqua e la «società ha dimostrato di aver capito le misure». Poche, infatti, le persone che hanno trasgredito alle norme vigenti. Le polizie, ha detto Blättler, sono comunque state molto sollecitate nel fine settimana di bel tempo che si è appena concluso. «L’ordinanza che vieta assembramenti di più di 5 persone non si prefissa di multare, ma di ostacolare la diffusione del virus», ha ricordato il presidente della Conferenza cantonale dei comandanti di polizia. «Dovremo fare in modo che quello abbiamo raggiunto finora non venga sprecato. Dobbiamo resistere», ha affermato. «Lo dobbiamo per le aziende e l’economia che è sotto pressione, e anche per le persone più fragili, per cui la posta in gioco è davvero alta. Si tratta di perseverare come società e di non mettere a repentaglio quanto abbiamo ottenuto».

«Ci appelliamo al buon senso: non recatevi in montagna né in vacanza»

«Non possiamo chiudere tutte le strade, perché l’economia deve continuare a girare, ma ci appelliamo al buon senso dei cittadini: non recatevi in montagna, né in località turistiche. Né con i mezzi pubblici, né con le vostre auto private», ha dichiarato Blättler che ha ricordato, riguardo al prossimo fine settimana, che al portale nord del San Gottardo ci saranno controlli congiunti della polizia ticinese e di quella urana per consigliare a eventuali turisti di tornare indietro.

Violenza domestica: «Non abbiamo notato una tendenza all’aumento»

Blättler ha concluso il suo intervento con una notizia positiva: «Si temeva che i casi di violenza domestica sarebbero aumentati tantissimo: fortunatamente non abbiamo constatato questa tendenza al rialzo. Continueremo a tenere d’occhio la situazione perché la protezione delle vittime resta la nostra proprietà».

«Vacanze di Pasqua, ma non per i militi: restano in caserma»

«Oggi sono 3800 i militi impiegati nei servizi sanitari», ha detto il brigadiere Raynald Droz aggiungendo che i casi positivi in seno all’esercito sono 172. 728 persone sono in quarantena, mentre 49 si trovano in isolamento. «Non sono in concorrenza con le strutture ospedaliere, bensì a supporto delle stesse».

Le scuole reclute, ha spiegato il brigadiere, sono sviluppate secondo il programma «Helping hands», che formano le reclute per lavorare nelle case anziani, e nei servizi di assistenza. «Il weekend di Pasqua - ha poi affermato - i nostri militi continueranno a lavorare e 7 giorni su 7 come esercito, continuiamo a prestare servizio. Rimarremo nelle caserme perché dobbiamo dare l’esempio, nel segno della responsabilità civile. Abbiamo previsto anche attività per i giovani che resteranno in caserma durante il periodo pasquale. È un sacrificio per loro non vedere le rispettive famiglie, ma sono i militi i primi a rendersi conto che è meglio non tornare a casa per scongiurare il rischio di contagio». Dopo Pasqua sono previsti anche dei giorni di congedo.

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