Svizzera mosca bianca dello sci

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Presto verranno annunciate dal Consiglio federale nuove misure di protezione per gli sport invernali - L’Italia vorrebbe chiudere gli alberghi e pensa alla quarantena, ma il Ticino non dispera: «Non è il nostro mercato principale»

Svizzera mosca bianca dello sci
© EPA/GIAN EHRENZELLER

Svizzera mosca bianca dello sci

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La Svizzera potrebbe essere una mosca bianca. Se da Berna è già stato chiarito che nel nostro Paese anche quest’anno le piste da sci resteranno aperte, nel resto d’Europa il tema sta creando qualche grattacapo: troppo pericoloso aprire, dicono dai Paesi vicini, soprattutto pensando a quanto accaduto un anno fa a Ischgl, in Austria, diventato uno dei primi grandi focolai di coronavirus in Europa. Così, oltre confine, l’Italia ha intenzione di blindarsi, chiudendo gli alberghi di montagna per tutto il periodo delle vacanze natalizie e introducendo la quarantena obbligatoria per chi si reca all’estero. Le misure, contenute nel decreto governativo in discussione in queste ore a Roma, dovrebbero scattare il 20 dicembre fino al 10 gennaio. Niente da fare, quindi, per la proposta arrivata dalle regioni dell’arco alpino che puntava ad evitare il tracollo del settore con la possibilità di aprire gli impianti per gli ospiti degli alberghi e delle case secondarie. Il Governo italiano ha respinto l’idea, pur garantendo un risarcimento finanziario agli albergatori che rimarranno chiusi.

Pochi italiani da noi

La mancanza dei turisti italiani, tuttavia, non dovrebbe tradursi in grosse perdite per le stazioni sciistiche ticinesi. «Ad Airolo la clientela italiana ha rappresentato un segmento molto importante negli anni Novanta, prima dell’avvento dell’euro e del rafforzamento del franco. Oggi, tuttavia, rappresenta una percentuale irrisoria», spiega Mauro Pini, direttore del comprensorio di Airolo-Pesciüm e delegato degli impianti sciistici per la Svizzera italiana. «Nelle nostre stazioni si lavora soprattutto con la clientela locale. Certo, ci sono ancora comaschi e varesotti che vengono a sciare in Ticino, ma sono pochi. E non fanno certo la differenza. Detto questo, per noi ogni cliente è importante, ma purtroppo in questo momento non dipende dalla nostra volontà». Diverso è il discorso per le altre località, come l’Engadina, dove l’assenza dei turisti stranieri peserà molto. «Bisognerà capire se il divieto riguarderà anche chi possiede delle case di vacanza, o se ci saranno delle eccezioni», aggiunge Pini, che osserva comunque come sia ancora il turista elvetico a fare la differenza: «Ci sono ovviamente grosse differenze locali, tuttavia i dati indicano che il 65% dei turisti nelle località di montagna è svizzero».

Una stretta da Berna

La linea dettata da Berna è chiara, ed è volta a garantire il mantenimento degli sport invernali, ma resta ancora da capire quali misure verranno adottate dal Consiglio federale per evitare i contagi. Nei comprensori sciistici, ha ricordato qualche giorno fa il consigliere federale Alain Berset, «dovrebbero vigere regole severe da seguire alla lettera». Stando ad una bozza di messaggio anticipata dal «Tages-Anzeiger», il Consiglio federale è intenzionato a introdurre una serie di misure di protezione puntuali per il settore, che si andrebbero ad aggiungere all’obbligo di indossare la mascherina. In primo luogo, i comprensori sciistici dovrebbero ottenere l’autorizzazione dal rispettivo Cantone. E il via libera dovrebbe arrivare solo se la situazione epidemiologica lo consente, se sono disponibili letti ospedalieri sufficienti per curare gli incidenti sciistici oltre ai malati di coronavirus, e se il tracciamento dei contatti si dimostra efficace. Non solo. Il documento prevede anche due varianti. Nella prima, i comprensori potranno ammettere al massimo due terzi del numero totale di ospiti registrato nel giorno di maggior affluenza della passata stagione. La seconda variante, invece, fissa la soglia basandosi sulla media degli ospiti registrati durante le festività natalizie degli ultimi cinque anni. Il pacchetto di misure, sempre stando alle indiscrezioni di stampa, intende contingentare anche gli accessi alle funivie: quelle con soli posti in piedi potranno essere riempite al massimo per due terzi. Il Consiglio federale intende però regolamentare non solo quanto accade sulle piste, ma anche nelle località di montagna, demandando ai Comuni il compito di vigilare sul rispetto delle norme antiCOVID.

Coira disposta a collaborare

Una decisione da parte del Consiglio federale è attesa entro venerdì, dopo aver ricevuto anche il parere dei diversi Cantoni. Il Governo grigionese, pur di mantenere aperti gli impianti, si è già detto disponibile ad accettare regolamenti più severi e a vigilare sul rispetto delle norme. «Se chiudiamo gli impianti sciistici, le persone si concentreranno nei villaggi», ha detto il direttore del Dipartimento dell’economia retico Marcus Caduff. A invocare misure di protezione «fattibili e ragionevoli» nei comprensori sciistici è stato anche il capo del Dipartimento della sanità, Peter Peyer: «Le norme federali non dovrebbero rendere impossibile l'attività degli impianti di risalita».

Gestori preoccupati

Una certa preoccupazione serpeggia anche tra i gestori degli impianti. «Aspettiamo di capire in che direzione si muoverà Berna, ma se le misure dovessero essere inasprite molti comprensori potrebbero decidere di non aprire», commenta ancora Pini. «A metterci in crisi, più che l’assenza dei turisti stranieri, potrebbero proprio essere le limitazioni imposte dal Consiglio federale. Anche perché ci siamo già mossi per gestire meglio gli assembramenti, uno dei punti critici notati nel corso dei primi weekend di apertura».

Da noi si apre, e negli altri Paesi?

In Austria, una decisione dovrebbe arrivare oggi dal Governo, ma sembra che l’intenzione sia quella di rinunciare al turismo invernale durante il periodo natalizio. Gli impianti di risalita saranno in funzione per i residenti, ma i ristoranti e gli alberghi resteranno chiusi. Francia e Germania sono orientate ad aprire gli impianti sciistici solo dal 10 gennaio, una volta terminate le vacanze natalizie. Il presidente francese Macron ha annunciato alcune misure per dissuadere la popolazione ad andare a sciare all’estero. Da Parigi e Berlino, ricordiamo, nei giorni scorsi era arrivato l’invito ad arrivare a una soluzione europea comune . La Commissione UE ha però preferito non entrare in materia, limitandosi a sollecitare il «coordinamento» e «l’informazione reciproca» tra Paesi.

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