Svizzeri in vacanza: Paese che vai regole che trovi

il punto

Il certificato COVID non è l’unico ostacolo per raggiungere il mare quest’estate: ogni Paese membro dell’UE continua a essere responsabile delle proprie norme d’ingresso – Facciamo il punto sulle varie condizioni a cui devono sottostare i turisti elvetici prima di poter varcare il confine di alcuni Stati europei

Svizzeri in vacanza: Paese che vai regole che trovi
© CdT/ Chiara Zocchetti

Svizzeri in vacanza: Paese che vai regole che trovi

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Test molecolari, antigenici, certificato COVID, quarantene, documenti di guarigione, Passenger Locator Form. Andare in vacanza quest’estate non è mai stato così complicato e chi pensava al certificato COVID come unico «ostacolo» per raggiungere il mare si sbagliava, perché, banalmente, Paese che vai regole che trovi. Quindi, a prescindere dalla sua introduzione dal 1. luglio, ogni Paese membro dell’Unione europea «continua a essere responsabile della definizione dei propri requisiti e norme di ingresso che non sono standardizzati a livello dell’UE». Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulle varie condizioni a cui devono sottostare i turisti svizzeri prima di poter varcare il confine di alcuni Stati europei, senza dimenticare che l’Ufficio federale della sanità pubblica aggiorna costantemente la lista delle zone al cui rientro in Svizzera bisognerà obbligatoriamente sottostare alla quarantena. Pertanto, prima di programmare le vacanze, è bene controllare le disposizioni adottate dal Paese di destinazione prima di arrivare all’imbarco e dover fare dietrofront.

Spagna
A farla da padrone è il tampone molecolare (PCR) eseguito nelle 72 ore precedenti alla partenza e che attesti l’esito negativo. I bambini sotto i 6 anni sono esentati e al momento non sono ammessi i test rapidi. Il documento da consegnare all’imbarco o all’arrivo deve essere in formato originale e può essere compilato in spagnolo, in inglese, in tedesco o in francese. Per entrare nel Paese bisognerà compilare un form online (spesso questi formulari vengono messi a disposizione dallo stesso aeroporto di destinazione in forma cartacea e si possono trovare prima di superare i controlli di sicurezza) che consentirà al viaggiatore di ricevere un codice QR valido per l’ingresso nel Paese.

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Grecia
Per entrare nel Paese delle mille isole ci sono diverse regole. Prima di tutto non è necessaria la quarantena di 7 giorni. Per le persone vaccinate la Grecia approva i seguenti preparati, oltre a quelli già approvati dall’Agenzia europea del farmaco (EMA): Novavax, Sinovac Biotech, Sputnik, CanSino Biologics e Sinopharm. Inoltre, il Paese accetta anche il tampone PCR effettuato nelle 72 ore precedenti all’arrivo (ne sono esentati i bambini con età inferiore ai 5 anni) oltre al certificato di avvenuta guarigione dalla malattia negli ultimi 9 mesi. Tutti questi certificati possono essere presentati in lingua inglese, tedesca, francese, italiana, spagnola e russa.

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Francia
Il tampone PCR funge da passepartout anche in territorio francese. Per varcare i confini è necessario presentare l’esito negativo del test effettuato 72 ore precedenti all’arrivo, mentre quello rapido non è ammesso. Inoltre, il tampone è obbligatorio anche per chi si è sottoposto alla somministrazione della prima o la seconda dose di vaccino. In ogni caso, tutti i viaggiatori che vogliono visitare il Paese con qualsiasi mezzo devono compilare l’autocertificazione.

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Croazia
Le disposizioni del Governo si basano sulla mappa a colori (verde, giallo e rosso) pubblicata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). I viaggiatori che arrivano da una zona verde devono solo provare l’esito negativo del tampone effettuato 72 ore prima dell’arrivo. Se non si possiede il test, appena varcato il confine croato bisognerà eseguire un test a proprie spese e con l’obbligo di rimanere in quarantena fino a quando il tampone non darà esito negativo, in caso contrario scatta automaticamente l’isolamento fiduciario di 10 giorni. Invece, se si arriva da una zona gialla o rossa, bisognerà aver completato la vaccinazione oltre 14 giorni prima dell’arrivo in Croazia oppure certificare che si è guariti dalla COVID-19 negli ultimi 6 mesi.

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Italia
Dal 24 maggio tutti gli svizzeri che vogliono recarsi nella Penisola per le ferie o per riabbracciare i propri cari devono compilare il tanto discusso «Passenger Locator Form (PLF)», o più semplicemente il modulo di localizzazione digitale, che di fatto sostituisce l’autocertificazione. Questo documento deve essere compilato da tutte le persone in arrivo a bordo di qualsiasi mezzo di trasporto e per qualsiasi durata e andrà ad aggiungersi al tampone con esito negativo. L’ultima novità, però, è arrivata dal senatore del PD Alessandro Alfieri: gli svizzeri potranno recarsi in Italia fino a 60 km dal proprio domicilio senza tampone, ma solo per 24 ore dall’attraversamento del confine. È comunque sempre richiesta la compilazione del PLF.

Inoltre, dal 15 giugno entrerà in vigore il «green pass» nella Penisola che attesterà l’avvenuta vaccinazione o la guarigione dalla malattia da un massimo di sei mesi. Nello specifico, sarà possibile usare il «green pass» già 14 giorni dopo la prima dose. Per chi non fosse immunizzato o non avesse contratto la COVID-19, rimane l’obbligo di presentare il risultato negativo di un tampone rapido o PCR eseguito 48 ore prima. Stando a informazioni riportate dal Corriere della Sera, il PLF «è obbligatorio fino all’entrata in vigore delle linee guida del Green Pass».

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Portogallo
I passeggeri, tra cui quelli svizzeri, sono soggetti all’obbligo del tampone PCR per entrare nel Paese che deve risultare negativo 72 ore prima della partenza. Ne sono esentati i bambini sotto i 2 anni. Inoltre, il Portogallo adotta la propria classificazione nazionale delle aree a rischio, pertanto le restrizioni di viaggio per il Paese non si basano sulla mappa comune dei semafori dell’UE. I viaggiatori provenienti da Paesi ad alto rischio (con un tasso di incidenza pari o superiore a 500 casi per 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni) devono osservare un periodo di isolamento di 14 giorni dopo l’ingresso in Portogallo (a casa o in un luogo indicato dalle autorità sanitarie). La quarantena non si applica però ai passeggeri che effettuano viaggi essenziali e la cui durata del soggiorno nel territorio nazionale, certificata da un biglietto di andata e ritorno, non supera le 48 ore.

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